audi gialla contromano autostrada
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Società

L'Audi gialla e il caos che ci rende vivi

L'Audi gialla che sfugge alla polizia e alla logica rappresenta uno di quegli agenti del caos che rendono la vita imprevedibile e degna d'essere vissuta

L’Audi gialla, di immatricolazione svizzera, che ha terrorizzato il Nordest italiano è stata trovata bruciata in un campo in provincia di Treviso.

Dei banditi, nessuna traccia.

Rapine, incidenti, corse mozzafiato, hanno reso le scorribande dell’Audi gialla un caso mediatico agghindato di dettagli cinematografici, con tanto di piagnistei da parte delle forze dell’ordine riguardo l’impossibilità di star dietro al bolide con le autovetture in dotazione.

La grande fuga

La rocambolesca fuga, con posti di blocco forzati, agenti beffati a un palmo del loro naso, Friuli e Veneto nel panico, pagine Facebook in cui si registravano i terribili avvistamenti, ci hanno spinto a seguire con trepidazione le modeste imprese criminali della banda come se si trattasse di pericoli pubblici numero uno.

C’è da dire che l’hanno tirata parecchio per le lunghe. Ormai, si pensava, fomentati dal successo mediatico che stavano ottenendo, inebriati dalla fama, potevano farsene soggiogare e sentirsi invincibili, fino a farsi beccare e rientrare nella proverbiale statistica che pretende che il crimine non paghi.

Invece, rivelandosi meno avventati del previsto, hanno saggiamente abbandonato l’auto e ora punteranno a sparire nel nulla.

Lode all’imprevisto

Che vengano presi e assicurati a una robusta cella dove espiare le proprie malefatte, è certamente auspicabile.

Però non dovremmo disconoscere il valore di simili scorribande, del tutto impensabili sulla carta, per ognuno di noi.

Da bravi occidentali, stretti tra frustrazioni e aspettative, assuefatti a una routine fatta di controlli e intercettazioni, telecamere e iperconnettività, siamo portati a pensare che tutto abbia una sua tracciabilità, causalità, verificabilità. In una parola, che tutto abbia un “senso”.

Succede ogni giorno che questo senso, sfugga. E che, al suo posto, l’imponderabile s’imponga.

Tra farsa e tragedia

Talvolta avviene in maniera farsesca: che dire dell’uomo armato di fucile (finto) che ha seminato il panico (vero) alla stazione Termini di Roma?

La capitale è presidiata da un numero di militari impressionante, a ogni stazione, in ogni piazza di qualche rilevanza, le telecamere riprendono senza sosta ogni nostro gesto. Eppure, ci sono volute 15 ore per identificare l’uomo, non un terrorista, ma un pizzaiolo, a quanto pare inconsapevole di tutto il caos generato dalla sua passeggiata con l’arma giocattolo da regalare al figlio.

Talvolta avviene in maniera tragica: Ricordate il Boeing 777 con 239 persone a bordo scomparso nel nulla dell’oceano?

Attentato? Suicidio?

Una coalizione di stati spende milioni, applica tecnologie all’avanguardia, i media di tutto il mondo attendono di dare la notizia del ritrovamento,

le ultime parole del copilota erano state “tutto bene, buonanotte”.

Poi, puf, scomparso nel nulla.

Caos è vita

È spaventoso, ma anche rassicurante, sapere che non tutto quel che accade non sia riconducibile a complotti orchestrari dall”uomo che fuma” di X-Files.

Perché il caos non è solo il preludio della vita, è soprattutto quel che dà senso alla vita.

Grazie all’imponderabile che incombe su di noi, ci riscopriamo vivi e felici di esserlo.

Quindi è anche grazie alle macchine veloci di teppisti che impazzano per le nostre città, agli ingenui che passeggiano ignari seminando il panico, agli aerei che scompaiono nel nulla, se ogni tanto ci risvegliamo dal torpore e andiamo a dormire sonni a volte popolati da incubi, e a volte da sogni, provando un brivido nel rassicurarsi ripetendosi “tutto bene, buonanotte”.

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