La rissa di Bollate 2.0, tra bufale e minacce
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La rissa di Bollate 2.0, tra bufale e minacce
Società

La rissa di Bollate 2.0, tra bufale e minacce

L'incredibile vicenda di bullismo virale ha un nuovo capitolo: la "bionda picchiatrice" sarebbe stata oggetto di minacce (aggressioni?) e la vittima del pestaggio ritirata da scuola

Da qualche ora circola in rete la notizia che la bionda quattordicenne soprannominata “la bulla di Bollate”, sia stata aggredita la scorsa notte e sia finita in ospedale. Notizia poi smentita dal fratello, anche se la viralità della notizia, speculare alla viralità del video che la riprendeva picchiare un’altra quattordicenne bruna in un sottofondo di incitazioni alla violenza e bestemmie, incuranti delle richieste d’aiuto, si è rapidamente diffusa.

Quello che nei primi giorni sembrava un agguato, secondo compagne e amiche della stessa “vittima” era in realtà una rissa programmata da giorni, finita in un pestaggio unilaterale solo per un malore contingente della bruna. Entrambe godevano di una discreta fama di picchiatrici e l’appuntamento, stabilito sui social network, era diventato un evento “sportivo” cui diversi amici e amiche, di entrambi gli schieramenti, avevano deciso di asssistere.

Le ragioni della rissa sono ininfluenti, beghe tra ragazzine, come dicono i ragazzi di Bollate. Risse ce ne sono tante, ovunque, sempre più frequentemente riprese dai telefonini.

Dei molti video girati quel giorno, uno diventa virale. E diventa il simbolo dell’indifferenza e della spettacolarizzazione della violenza, di un cinismo difficile da digerire.

Ma la violenza non si è placata. E gli schieramenti rivali si sono scambiati innumerevoli insulti che hanno portato al ritiro da scuola della bruna e ad eventi su Facebook che organizzavano raid punitivi sotto casa della bionda. Su Facebook, specialmente, oltre a pagine di sostegno alla bruna, sono sorte soprattutto pagine, con decine di migliaia di iscritti, che inneggiano al linciaggio, cariche di un odio e di una ferocia inauditi.

Eppure, davanti alla sua scuola, le decine di ragazzini e ragazzine interpellati da Panorama, non mostravano nessuna enfasi e nessun odio. Era una rissa, dicono. La bionda ha sbagliato perché non si è fermata. Ma la parte peggiore, oltre a quelli che le riprendevano e le incitavano, è la ferocia che la gente mostra nei social network. Processi mediatici con minacce di morte. Un clima da stadio che urla giudizi non di rado incentrati sulla bruttezza e sul look della picchiatrice e sulla sua condizione sociale.

La realtà di Facebook, che ha da poco festeggiato i suoi primi 10 anni di vita, oltre ai suoi molti vantaggi, genera questi sentimenti assoluti che concentrano l’odio di una minoranza che sovrasta la civiltà della maggioranza. A prescindere dai fatti, che spetterà alla magistratura appurare, e non ai commentatori, l’attenzione mediatica diretta contro una persona è una forma di bullismo inumano e becero, ad opera di pazzi fanatici che trovano nell’immediatezza di commenti e condivisioni il terreno fertile per la loro frustrazione. Un’arena virtuale, francamente molto più disgustosa di un’arena fisica, dove molto più spesso, la partigianeria a parole, diventa indifferenza nei fatti.

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