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La generazione Under 30 che non vive dalla mamma. E smentisce Padoa-Schioppa

Sono leader d'azienda, creativi, numeri uno. "Panorama" racconta la meglio gioventù

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Lucia Scajola

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"Do it yourself" va ripetendo con la faccia soddisfatta di chi le cose da solo le ha fatte davvero. "Se non c'è nessuno che lo fa per te, fallo tu".

Carlo Pastore, 22 anni, nato in un paesino di 1.500 anime, da bambino si annoiava e ha fatto di musica e scrittura le sue migliori amiche. Oggi è uno dei volti emergenti di Mtv dove è alla conduzione di due programmi (Your Noise e Hit List Italia).

Il ragazzo vive solo a Milano e da solo si mantiene da quando di anni ne aveva 20.

"Sono contro ogni posizione pessimistica su questa generazione: chi ha davvero voglia di riuscire ce la fa" teorizza Luca Ascani, 28 anni, romano. Lui è tra quelli.

Nel 1999, insieme con un ragazzo francese conosciuto in vacanza, decise di investire 500 euro per la costituzione di una società; oggi è il presidente di un'altra azienda, la Goadv (quotata in borsa a Parigi e specializzata nella generazione di traffico su internet), è a capo di 80 dipendenti e il 17 gennaio era tra gli invitati all'Eliseo per il discorso d'inizio anno di Nicolas Sarkozy.

Diversi i caratteri, diverse le storie, comune il messaggio implicito: non è corretto catalogare questa generazione come quella dei "bamboccioni", come fece il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa.

Su 7,6 milioni di giovani tra i 20 e i 30 anni (dati Istat), secondo la Banca d'Italia 5,5 (il 73 per cento) vivono ancora con i genitori (sebbene questo numero sia diminuito del 2,6 per cento dal 2004).

Se ciò accade, non è sempre per libera scelta: gli stipendi medi, secondo Bankitalia, per chi ha meno di 30 anni sono di 12.541 euro l'anno (meno di 800 netti al mese). Quelli dei neolaureati, poi, sono scesi del 7,8 per cento dal 2001 al 2006, anche se nell'ultimo anno c'è stata una ripresa del 2,2 per cento (dati Od & M Consulting). "Non è una colpa non riuscire a pagare l'affitto e, in ogni caso, non è sufficiente vivere con i genitori per essere bollati come improduttivi" fa notare Alessandro Lanteri, 26 anni, ricercatore di economia politica presso l'Università del Piemonte orientale.

Per lui, ancora fiducioso di poter fare qualcosa di buono in Italia, "i bamboccioni sono quelli che non si assumono le loro responsabilità2. Di questa gioventù, per molti versi problematica, fanno parte anche tanti ragazzi, come Carlo e Luca, il più delle volte ignorati dalle cronache, che da casa sono già usciti e che di cose da soli ne hanno fatte tante. Facce normali, sane e non blasonate che contribuiscono a smentire chi parla della loro come della più "passiva" delle generazioni, non ultimo il settimanale francesce L'Express, che ha appena pubblicato un'indagine secondo cui tra i giovani dei paesi industrializzati (da 16 a 29 anni) gli italiani sarebbero i più sfiduciati nei confronti del futuro (il 23 per cento). "Ma che sfiduciati!" commenta Giorgio Arcelli Fontana, 26 anni, regista, pronto a portare nelle sale nazionali Aria! - Principessa part-time, il suo primo film. "La nostra sembrava un'impresa da Indiana Jones: una squadra di under 30 con grandi ambizioni e pochi soldi. Abbiamo trovato sponsor bussando a tutte le porte di Piacenza, la città in cui è girato" racconta Arcelli.

L'ultimo da conquistare, nei suoi sogni, è il più famoso dei piacentini viventi, Giorgio Armani, da cui spera di avere un aiuto verso il Tribeca Film festival di New York. "Se ce l'abbiamo fatta, comunque, è stato perché abbiamo saputo fare gruppo". Gruppo è una delle parole chiave di questi "ragazzi fortunati" che sembrano avere smesso di confidare nelle istituzioni, preferendo invece il gioco di squadra tra coetanei. "Nel nostro caso è il gruppo la forza" racconta Francesca Pazzagli, 28 anni, una delle cinque architette della società Arabeschi di latte, specializzata in allestimenti di design e catering di avanguardia. "Lo dico anche quando ci chiamano a raccontare di noi nelle università: cercate qualcuno con cui condividere i vostri progetti". Lei lo ha condiviso con Francesca Sarti (l'ideatrice), Alessandra Foschi, Silvia Allori e Francesca Sorgato con le quali all'università si divertiva a creare per le feste degli amici di Firenze. Cinque donne in società, tre delle quali residenti nello stesso appartamento. "Le crisi ci sono, è ovvio, ma è un ottimo allenamento per imparare la divisione dei ruoli". E sta funzionando visto che da allora i loro clienti sono stati, tra gli altri, Diesel, John Galliano e Pitti Immagine.

Un esempio positivo per le giovani italiane, ancora molto meno attive rispetto ai maschi: secondo l'Istat avrebbe un impiego il 56 per cento delle ragazze tra i 20 e i 29 anni, contro il 70 dei ragazzi, e non solo per la maggior propensione allo studio delle prime.

Tra le ragazze più in movimento, nella categoria "sognatrici realizzate" si segnala anche Chiara Valerio, 29 anni, docente di matematica in un liceo di Parma e a contratto con l'Università di Napoli. "Io ho bisogno di prendere il treno per leggere e guardare i particolari delle persone che mi stanno intorno. E' nei viaggi che trovo gli spunti" dice seria. La prof di storia delle idee matematiche nella vita è anche una scrittrice, battezzata quest'anno al festival di Mantova nella sezione giovani con Ognuno sta solo (Perrone) dove dichiara l'interesse verso una scrittura "scomposta, vorticosa e traballante".

Del fronte più pragmatico fanno parte 12.500 imprenditori under 40 (iscritti alla Confindustria), di cui 2.500 (il 20 per cento) di prima generazione. L'Italia detiene il record europeo per natalità di imprese e la tendenza è in crescita.

Degli under 30 che si sono dati da fare fanno parte Michele Braconi, 28 anni, e Manuele Vindusca, 29, marchigiani, fondatori della WtMotors, specializzata in moto quod e pronta a entrare nel mercato degli scooter. "Manuele ha cominciato da ragazzino vendendo monopattini elettrici per i porti della Sardegna" racconta il socio, suo amico fin dall'asilo. "D'estate andava a montare i suoi gazebo gonfiabili per i porti turistici e si metteva all'inseguimento di armatori cui vendere i suoi prodotti". Una buona palestra: da quell'esperimento è nata un'azienda che ha fatturato quest'anno 4 milioni di euro.

"La forza dei giovani, delusi dall'attuale classe dirigente, sta nel vantaggio relazionale, nella possibilità di crearsi network propri. Meglio se internazionali" spiega Federico Gordini, 26 anni, imprenditore della comunicazione (Gordini & Partners) e ideatore, tra l'altro, del Mec, il movimento giovanile promotore dell'Expo di Milano. "Internet, il web 2.0 e la conoscenza delle lingue straniere ci consentono di mettere idee in comune molto più facilmente di quanto accadesse prima. Il potenziale di questa generazione, votata a essere internazionale, è altissimo" conclude Gordini, che delle relazioni ha fatto il suo business.

Internazionalismo è un altro dei concetti connotativi di questa bella faccia dell'Italia. Lo sa bene Alessandro Cavalleri. Ventisei anni, milanese (si mantiene da solo da 6), laureato in giurisprudenza alla Bocconi, 2 anni fa ha lasciato una carriera avviata presso lo studio Clifford Chance per andare a scoprire la Cina. E bene ha fatto. A Shanghai, dove non conosceva nessuno, ha imparato la lingua, avviato, con un amico cinese e uno di New York, la Hld event services (società di consulenza e supporto per investitori stranieri in Cina), messo in piedi una seconda società di trading, aperto un locale, il Mao (uno dei più in voga), una catena di negozietti di "delizie italiane". E da poco si occupa di un progetto per il governo cinese, finalizzato al riciclaggio di carta su tutto il territorio. Quanto alla sua generazione, Cavalleri commenta: "Non sono sfiduciato verso i miei coetanei, a scoraggiarmi è la gerarchia obbligata dell'Italia che non lascia spazio ai più giovani".

A detta di Arturo Artom, imprenditore quarantenne che ha conosciuto la consacrazione nella Silicon Valley con Your Truman Show (sfida italiana a YouTube), negli Stati Uniti le cose vanno al contrario: "Là per essere credibile in progetti imprenditoriali, specie nel settore dell'hi-tech e dell'innovazione, devi avere meno di 27 anni. Il massimo lo si dà da giovani". Ne sono la prova vivente due ventottenni, Pietro Grossi, romanziere affermato, che di scrittura vive (Pugni e L'acchito, Sellerio, sono stati due successi) e lo chef Enrico Bartolini, proprietario di Le Robinie di Montescano (Pv), ritenuto dal Gambero rosso uno dei migliori cuochi emergenti. "La volontà è l'unica chiave per arrivare" ribadisce Grossi. "E' da quando ho 9 anni che sogno di poter campare facendo quello che più mi piace e ci sono riuscito". Anche se ammette che dare retta alla passione vuol dire anche soffrire: "E' come vivere una storia d'amore con una donna crudele. Ho provato a lasciarla, perché può anche essere distruttiva. Quando smettevo di scrivere, però, stavo peggio. Lo dico volentieri agli studenti: date retta alla passione, quella benzina un po' tossica, ma straordinaria, che consente di raggiungere l'obiettivo".

Passione è l'altro vocabolo ricorrente tra questi giovani di successo che credono nelle ambizioni. "Tutte le persone che ho incontrato qui" commenta Grossi, "danno l'impressione di vivere questo stesso tipo di storia d'amore". Tra loro c'è anche Bartolini: "Per farmi cambiare idea papà, produttore di scarpe, da bambino mi mandava a lavorare al ristorantone casareccio di zio Attilio, vicino a Pistoia" racconta lo chef. "Ho seguito, comunque, la mia strada, facendo tanti sacrifici economici che lui non sempre capiva. Oggi però è contento. E lo è pure lo zio Attilio".

Testa dura anche quella del tenente Emanuela Rocca, 27 anni, comandante del nucleo operativo di Firenze: "Fin da bambina sognavo di fare l'investigatore e non ho mai mollato" dice la carabiniera.

Più scanzonato ma altrettanto determinato, Diego Fontana, 28 anni, ringrazia di aver fallito come telecronista di wrestling. Oggi, come ha sempre voluto, è un pubblicitario. Per la Saatchi & Saatchi ha da poco lavorato alla campagna della 7. E' suo lo slogan "Solo il mio ego è più ampio del mio corpo. La7 mi lascia spazio per entrambi" scelto per Giuliano Ferrara.

A legare queste storie, dunque, è l'ottimismo diffuso. "Sono contro le teorie del declinismo assoluto" polemizza Alessandro Aresu, 24 anni, filosofo dalle velleità politiche, tra i pupilli di Massimo Cacciari: "L'importante è non starcene zitti, avere il coraggio di riprenderci la parola. Come ho fatto io andando a rompere le scatole per essere ascoltato da Cacciari e Guido Rossi".

Gli dà ragione Maurizio Martina, 29 anni, segretario lombardo del Partito democratico: "Anche l'atteggiamento nei confronti della politica, più libero, disincantato e slegato dalle logiche dei partiti, dimostra che questa generazione è molto più autonoma di quanto si pensi. Niente affatto apolitica". "A tenere lontani i giovani dalla politica è stato il colonialismo generazionale dei vecchi che hanno occupato tutto2 lamenta Serena Sorrentino, 29 anni, che lo spazio è riuscita a prenderselo comunque diventando a 23 anni capo della Cgil napoletana.

"Impariamo dagli errori dei nostri padri e vediamo di fare meglio. Credo nell'evoluzione delle specie" chiosa Francesco Rigatelli, 24 anni, che scrive sul quotidiano La Stampa. Guai a dire che sono tutti pessimisti.

"Basta ridurre il campo visivo»"consiglia Paolo Di Paolo, 24 anni, scrittore, conduttore delle lezioni di storia all'Auditorium di Roma, pronto per un programma su Raitre. "In Sabato, il romanzo di Ian McEwan, lo dice il figlio al padre: 'Se ti sembra che tutto vada male, è perché non hai guardato bene'" racconta il giovane, che già a 15 anni tempestava di lettere Indro Montanelli (che gli rispondeva).

Se qualcuno giudica male questa generazione, forse, è perché non ha guardato bene.

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