L'Avana invasa da sosia di Ernest Hemingway

A Cuba si è svolta la quattordicesima edizione dei "Colloqui internazionali Ernest Hemingway"

Barbara Pepi

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Avrà pensato di aver bevuto troppi daiquiri il turista entrato nel fine settimana nel mitico bar La Floridita nel centro storico dell'Avana. Lì, dietro al banco, accanto alla statua di bronzo dedicata al premio Nobel Ernest Hemingway sedevano almeno altri 5 o 6 "Hemingway".

Stesso fisico robusto, stessi capelli bianchi e barba ben curata, medesima giacca da pescatore e camicia a maniche corte che hanno reso indelebile il ricordo della figura dell'autore del Vecchio e il Mare che proprio alla Floridita amava sorseggiare daiquiri (alla Bodeguita invece era d'obbligo il mojito).

In realtà si trattava di sosia giunti dai quattro angoli del mondo in occasione delle celebrazioni per la quattordicesima edizione dei "Colloqui internazionali Ernest Hemingway", una manifestazione celebrativa del pensiero e della poesia dello scrittore e giornalista che aveva scelto Cuba come sua patria elettiva. 

La presenza dei sosia ha aggiunto colore alla manifestazione letteraria. "È una cosa pazzesca - ha dichiarato uno di loro,  Stephen Terry - mi fermano per la strada e mi gridano Papa!", il nomignolo con il quale era conosciuto Hemingway.

L'amore e la passione per il giornalista e scrittore non temono il passare del tempo e, nonostante siano passati più di 50 anni dalla morte dei Hamingway ,il suo pensiero è ancora vivo e, in qualche modo, grazie ai sosia, anche il suo aspetto.

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