L'assassino perfetto? E' donna
L'assassino perfetto? E' donna
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L'assassino perfetto? E' donna

Uccidono meglio, in modo più creativo e astuto. Per liberarsi dall'oppressione maschile. E' la tesi di un libro che sta sbancando in Germani

“Nella vendetta e nell’amore la donna è più barbara dell’uomo”. La frase del Grande Federico, apposta tra i geniali aforismi di Al di là del bene e del male sembra il sottotitolo perfetto per il libro sessista Le donne sono le migliori assassine? recentemente uscito in Germania. L’autore non è un malvagio maschilista pronto scaricare sulle donne il barile della violenza. Ma una donna, la psichiatra Sigrun Roßmanith che si dichiara “una fan del femminismo”.

Al di là del successo editoriale che spesso accompagna questo genere di sciocche catalogazioni, è interessante notare come stia aumentando a livello esponenziale il bisogno di rivendicare prerogative di genere tentando, spesso grossolanamente, di dare una base genetica e una spiegazione antropologica a quelle che sono essenzialmente differenze sociali.

Le donne oggi stanno ottenendo più potere (la signora Merkel è, sostanzialmente, il capo dell’Europa) e stanno attraversando una rapidissima ascesa considerando che la loro comparsa nel mondo del lavoro capitalistico ha avuto luogo in maniera massiccia solo a partire dalla seconda guerra mondiale.

In poco più di una sessantina d’anni, la sproporzione di diritti e poteri fra i generi si sta rapidamente (e fortunatamente) ribaltando, e questo grazie a istanze economiche che non hanno sostanzialmente nulla a che fare con i roghi dei reggiseni e con le prese di posizione ideologiche veterofemministe di certe bacchettone che scambiano i concorsi di bellezza per i più grandi mali del mondo.

In questo filone di rivendicazioni incancrenite dall’ottusità femminista, anche il primato della violenza maschile deve essere assaltato. Con le dovute precisazioni però. Secondo la psichiatra forense autrice del libro le donne uccidono prevalentemente per liberarsi dall’oppressione maschile. E, quando lo fanno, lo fanno con creatività, con eleganza e una certa astuzia (ecco in arrivo la spiegazione pseudoscientifica) per sopperire alla minore forza fisica.

In altre parole sarebbero delle eroine cariche di charme, le poche, pochissime, ma abilissime killer del gentil sesso.

Liberarsi di simili scemenze non è semplice. La presa di idee banali, confezionate in modo tale di risultare appetibili per un vasto pubblico di beoni sono come le macchie di vino: facili da imprimere, difficili da rimuovere.

La gravità di queste tesi non è tanto da ricercarsi nella sciatteria delle argomentazioni, quanto nel suo presupposto ideologico, ovvero il bisogno di una linea di demarcazione che, volendo combattere le discriminazioni, finisce con l’alimentarle.

Per una seria riflessione sulla faccenda si può consultare l’imprescindibile raccolta di saggi Il sogno del genoma umano e altre illusioni della scienza, dove tra le altre illuminanti riflessioni, il celebre biologo Richard Lewontin ricorda che “la cosa attraente nelle spiegazioni biologiche è che sembrano odorare di realtà materiale anche quando sono semplicemente delle speculazioni intellettuali”.

Nel capitolo dedicato alle differenze di genere riassume la posizione della biologa di Harvard, Ruth Hubbard, che identifica come “la divisione del lavoro della riproduzione, che è conseguenza diretta della differenza anatomica fra i sessi sia all’origine delle differenze sociali nel lavoro  e nel suo ruolo sociale”.

Per combattere il populismo scientifico con le sue stesse armi però non serve una dettagliata disamina genetico sociale. Mi sono più prosaicamente permesso di elencare alcuni luminosi esempi di astuzia, eleganza e raffinatezza omicida femminile prendendo a prestito tre casi nostrani di cronaca nera:

1) Delitto di Cogne, Anna Maria Franzoni:  almeno diciassette ferite prodotte con un corpo contundente alla testa di un bambino di tre anni.
2) Delitto di Perugia, Amanda Knox: una gola tagliata, un decesso avvenuto dopo una lunga agonia, il tutto per un movente definito "erotico sessuale violento".
3) Delitto di Novi Ligure, Erika De Nardo: 97 coltellate più una dose non quantificata di topicida per fare fuori madre e fratello undicenne.

Ad maiora.

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