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Società

Jennifer Lawrence: "Basta col sessismo ad Hollywood"

L'attrice attacca il sistema che garantisce ovunque agli uomini salari più alti rispetto alle donne

Si sarebbero potute permettere di dirlo mostri sacri come Emma Watson, Kate Winslet o al massimo Maryl Streep, ma se a denunciare lo strapotere economico degli uomini ad Hollywood è una giovane e in gamba come Jennifer Lawrence c'è da togliersi il cappello davanti al suo coraggio.

La protagonista di Hunger Games infatti ha detto, senza troppi giri di parole, che non è possibile che ad Hollywood gli attori guadagnino minimo il 30% in più delle colleghe donne.

Lo sfogo è frutto dell'ormai celebre pubblicazione degli archivi della Sony da parte degli hacker. Lì, tra le altre cose, c'erano, nero su bianco i compensi ricevuti dai divi nel più recente passato.

Jen ha così scoperto che, nonostante la sua bravura e popolarità, quando è stata scritturata per American Hustle, ha ricevuto un compenso inferiore a quello, per esempio, di Jeremy Renner, Christian Bale e Bradley Cooper.

E così il venticinquenne premio Oscar ha preso la biro in mano e ha scritto una "Lenny Letter" alla newsletter di Lena Dunham.

"Quando ho visto la differenza delle cifre - ha rivelato la Lawrence - non mi sono arrabbiata con gli studios, ma con me stessa, perché ero stata così debole nel negoziare. Non mi sono messa a lottare per qualche milione in più, di cui onestamente non ho bisogno, grazie alla serie Hunger Games, a causa di un pregiudizio di genere. Non volevo apparire difficile o viziata, e quindi ho accettato quello che proponevano. Poi ho scoperto che invece i miei colleghi maschi non si facevano alcun problema a fare i difficili e i viziati".

In America, e non solo, le donne, a parità di mansione e bravura, sono meno pagate e più sfruttate ed è tempo che, da Hollywood in giù, le cose cambino, e anche in fretta.

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