Io aspirante 'fashion blogger' in cerca di celebrità

Nata come passatempo per maniache del web la professione di blogger sta diventando un vero (e remunerativo) lavoro, specie nella moda

Martina Panagia

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E’ ormai un fenomeno di costume ed una realtà nella comunità di internet. Sono centinaia, e si sfidano a colpi di tacchi, borse e gomitate. Le fashion bloggers hanno invaso il world wild web e, se prima era una passione, molte di loro oggi sono riuscite a trasformarla in un lavoro super redditizio, alla faccia della crisi.

Ma andiamo con ordine. Cos’è un fashion blog? E’ uno spazio on-line in cui il gestore (solitamente donna, dai 20 ai 35 anni) posta più o meno giornalmente notizie sulle ultime tendenze, sfilate e collezioni moda. Spessissimo integra le fredde notizie da comunicato stampa con foto di lei stessa che indossa outfit per interpretare questi nuovi must-have e renderli più portabili nella vita di tutti i giorni.

Il bello è che hanno un seguito spaventoso. Le più note sono ormai diventate vere e proprie trend-setter, capaci di rilanciare la vita alta e le snickers con la zeppa che nessuno si sarebbe mai sognato di comprare prima di averle viste indosso a loro. Sono ricercatissime da stilisti e da marchi sia di alta moda che non, i quali (arriva le bello) le pagano a suon di contratti e soldoni. Si vocifera che una delle più costose fashion bloggers italiane (Chiara Ferragni: www.theblondsalad.com ) venderebbe i banner pubblicitari sul suo sito per la modica cifra di 10.000 € al mese, a cui andrebbero aggiunti svariati migliaia di euro derivati dalla messa on line sul blog di look con determinate scarpe, link di una tale maglietta, tag di una certa iniziativa o presenza ad una tale sfilata. Certo, per arrivare a guadagnare come lei vi tocca raggiungere una cosa come 700.000 visite al mese (cifra da lei dichiarata in una recente intervista…ci crediamo?) ma se vi mettete di impegno magari in un annetto o due potete racimolare 600 followers e vendere un post in cambio di una borsa.

Ma considerando le cifre da capogiro e i look pilotati, siamo sicuri che quello che ci propinano queste fashion blogger siano veramente lo specchio delle tendenze più cool e non solo una marchettata pazzesca? Pantaloni con stampe floreali, giubottini con fenicotteri, maglie con teschi dal sapore decisamente troppo dark, scarpe borchiate da far impallidire un punk oppure con gattini sorridenti da far alzare la glicemia sono solo alcune delle mode lanciate da queste ragazze che, c’è da dirlo, sanno davvero il fatto loro se c’è da abbinare tutto ciò nel modo meno nauseante possibile.

Alla fine, ho aperto un fashion blog anche io. Sarò mica scema che mi faccio sfuggire cotanta occasione per fare soldi facili? Sfortunatamente però, al momento l’unica cosa che sono riuscita ad ottenere sono scatole di calze e qualche prodotto make up. Di denaro non ne ho ancora visto (strano, le mie visualizzazioni sono TOT centinaia di migliaia al giorno…) ma essendo tenutaria di partita IVA sono pronta a staccare fatture come fossero etichette dai vestiti. A tal proposito…ma le fashion bloggers hanno una categoria professionale? Per intenderci: le pagano le tasse o rientrano in quella serie di lavori-non lavori per cui evviva il nero? Ho scoperto da poco che hanno anche delle agenzie che curano il loro rapporto con i clienti e le mettono in contatto con chi è interessato a fare affari con loro. Quasi quasi mi iscrivo ad una di queste, ho giusto bisogno di un nuovo paio di pantaloni a zampa a quadretti da farmi mandare gratis.

Devo solo riuscire a convincere qualche cristiano a comprarselo e poi sarò anche io una nuova, splendente e aspirazionale icona di stile.

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