Il Pecora Day celebra Dolly: vent'anni, e non sentirli
Peter Macdiarmid/Getty Images
Il Pecora Day celebra Dolly: vent'anni, e non sentirli
Società

Il Pecora Day celebra Dolly: vent'anni, e non sentirli

Vent'anni fa "nasceva" la pecora Dolly. Il Pecora Day promosso dalla Coldiretti ci ricorda il sogno (o l'incubo) della clonazione.

Vent’anni.
E non sentirli.
Li avrebbe la pecora Dolly.

Per la quale la Coldiretti ha organizzato il primo “Pecora day”, con l'intento di celebrare le pecore tradizionali e i vecchi e nuovi mestieri legati all’allevamento degli ovini (che a quanto pare in Italia sono 7,2 milioni, duecentomila in più rispetto a cinque anni fa).

Pecora Day

La Coldiretti avrà i suoi scopi, ma, nobili o necessari che siano, la verità è che anche se le pecore tradizionali aumentano e danno più lavoro di quanto ci si potesse aspettare, la cosa resta un dato statistico economico difficilmente capace di infiammare i nostri cuori di cittadini non direttamente interessati alle pecore tradizionali (che sembrano tutte uguali anche senza essere state clonate) e molto più a quelle straordinarie, tanto che potremmo domandarci, con Philip K. Dick che scrisse il libro (poi diventato il film Blade Runner): ma gli androidi sognano pecore elettriche?

Quanto sia, o quanto non sia etico clonare esseri viventi, giocare a sentirci Dio e ipotizzare di farlo (e poi farlo davvero, chissà) con gli esseri umani, magari anche a scopo riproduttivo (Antinori, lancia in resta, faceva già scandalo da un po’), non è facile dirlo. La questione, talmente intricata da essere attualmente inscioglibile (ci penseranno gli uomini del futuro, noi siamo ancora dei cavernicoli), è comunque innegabilmente affascinante.

Genetica o informatica?

Vent’anni fa pensavamo fosse solo questione di tempo prima che ci potessimo clonare tutti, essere identici e diversi, infinite volte, come nei giochi di specchi delle case degli specchi, fino a smarrire nel riflesso del riflesso (del riflesso, del riflesso…), la nostra identità.
Vent’anni, e invece non è cambiato molto.

O meglio, è cambiato tutto. Ma pensavamo l’avrebbe fatto la genetica, e invece l’ha fatto l’informatica.

I social network hanno cambiato la nostra vita molto più della clonazione, messo in discussione molti più valori, principi di realtà (o di irrealtà) e problematizzato la vita e la morte (i profili di deceduti non saranno più una novità, ma sono qualcosa su cui dovremo riflettere per anni, prima di capirci qualcosa) di quanto non abbiano fatto i laboratori affollati da biologi rampanti.

Eppure, Dolly ci è rimasta impressa per sempre, tanto quanto la cagnetta Laika sparata nello spazio nel 1957.

Creatori di noi stessi

Nello spazio, e nel tempo, alla ricerca di un significato che ci faccia sentire meno smarriti, abbiamo proiettato altri esseri viventi, nella speranza di poter proiettare (con esiti rassicuranti) anche noi stessi oltre i limiti della nostra finitudine.

Dolly è il simbolo – anche terrificante – della nostra più grande sfida: padroneggiare la vita, sconfiggere la morte, cioè il paradosso di diventare i creatori di noi stessi
.
Allora il Pecora Day (come ogni altro “day”), non è che l’ennesimo “Essere Umano day”.

Non un momento per celebrare gli ovini comuni, ma solo gli ovini straordinari, a nostra immagine e somiglianza, un giorno dedicato a noi stessi, alle nostre infinite ambizioni, alle nostre infinite preghiere (esaudite, perché sempre più terrene e sempre meno celesti), e ai nostri infiniti dubbi: ma le pecore clonate sogneranno biologi clonati?

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