Il mito della professoressa carina e dello studente "fortunato"
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Il mito della professoressa carina e dello studente "fortunato"
Società

Il mito della professoressa carina e dello studente "fortunato"

Non sempre ciò che è "contro la morale" è a favore del buon senso

Una professoressa e un alunno. Una scuola cattolica di New York. Una palestra deserta. Rullo di tamburi: scoperta una relazione fra i due. A denunciarla i genitori del ragazzo. Lui non nega: Non siamo mai stati fidanzati, per noi era solo divertimento". Lei sì: "Mai avuto alcun tipo di legame con il sedicenne".

Finisce inquisito anche il direttore sportivo della scuola. Secondo i genitori “Sapeva, ma ha tenuto coperta questa storia”.

Di casi come questo, professoresse con alunni maschi, ce ne sono tanti, a perdita d’occhio. Uno apre un link di un articolo e si trova proiettato in un labirinto di articoli che denunciano questi fatti "contrari alla morale".

Probabilmente è inevitabile che genitori, direttori scolastici, giornalisti, opinionisti, continuino a recitare la parte degli indignati. Raramente si pongono il problema se le accuse siano vere o pure fantasie adolescenziali e, in nome di una parità dei sessi che non può funzionare all’incontrario, almeno per legge, finiscono a credere davvero che questi alunni siano povere vittime.

“Tutto questo è contrario alla morale”, sentenziano in coro.

Peccato che, un uomo normale, di fronte a notizie del genere, si pone domande molto più pratiche: la prof era carina? Quanti anni aveva? Perché diavolo non è successo a me?

Beh, nel caso specifico, ad andare a letto col sedicenne è stata una venticinquenne insegnante di educazione fisica, molto ma molto carina.

Quindi direi che gli è andata bene.

Il ragazzo diventerà il mito dei suoi coetanei. La prof un’icona di erotismo planetaria.

Tutto perfetto.

E invece no, Megan Mahoney dovrà rispondere dell’accusa di molestie su minore.

La verità è che la legge, dovendo essere uguale per tutti, abolisce il buon senso, e, dovendo avere una valenza generale, perde di vista il particolare.

Se, per esempio, la vecchia befana che tutti ricordiamo sui banchi di scuola ci avesse ricattato e costretto, stordendoci con un taser ad avere rapporti con lei, beh, si capisce: qualcosa si sarebbe dovuto imputarle.

Ma, chi di noi a 16 anni non avrebbe pagato qualunque cifra per avere una relazione clandestina incentrata sul “divertimento” con una bella professoressa di educazione fisica di 25?

Di nuovo, se parliamo di sedicenni problematici, che so, quei ragazzi un po’ “indietro” si può anche capire che i genitori vogliano tutelarli. Ma se si tratta di sedicenni normali, si stappino bottiglie e la si pianti di blaterare.

Siccome la legge non può farsi carico, dovendo tutelare i più deboli, di concedere ai normali (la normalità non è una brutta parola, ma un fortunato dato di fatto per chi lo è) il sacrosanto spasso, sono gli individui a doversi assumere questa responsabilità.

Se è tutto vero, in questa storia, abbasso ai genitori impiccioni, e lode al direttore sportivo che “Sapeva, ma ha tenuto coperta questa storia”.

Non di rado l’omertà si rivela un valore di gran lunga superiore all’invadenza.

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