Il fascino indiscreto degli slip
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Il fascino indiscreto degli slip
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Il fascino indiscreto degli slip

Sul web impazza il mercato della vendita di lingerie usata

In Giappone si vendono perfino in distributori h24 simili a quelli di sigarette. Sulla passione nipponica per le mutandine usate esiste una nutrita letteratura e il feticismo è entrato nell’immaginario di intere generazioni attraverso cartoni animati e fumetti come City Hunter e Ranma.

Sulla scia delle moltissime ragazze asiatiche che arrotondano vendendo la propria biancheria intima, da qualche anno, complice la crisi, sono sempre di più anche in Italia le studentesse decise a far fruttare la loro lingerie attraverso siti di annunci che promuovono l’incontro fra produttrici e consumatori di feticci. La maggior parte sono spartani e asettici, costruiti come eBayAmazon: poche informazioni di base, tra cui prezzi e contatti, qualche dettaglio piccante per incuriosire il visitatore e via con la carta di credito.

Si sta, però, imponendo nel settore Usedpanties.sexy , che tenta di offrire insieme alle mutandine una storia e un immaginario più raffinati. Il concept è quello di offrire una "fragranza 100% italiana”, una "materia prima tutta made in Italy". Protagonista del sito è Camilla Buonumore, che si descrive come una "ragazza della porta accanto" che "la domenica a pranzo guarda i film di Fellini e Monicelli".

Dietro Camilla, due studentesse pugliesi, la cui prima necessità, oltre il guadagno, è la discrezione. Perché se i fidanzati, decisamente di larghe vedute, sanno e incoraggiano, i genitori, imprenditori agricoli, sono all’oscuro dell’impresa, di cui peraltro sono gli inconsapevoli ispiratori.

L’idea, mutuata da Eataly, è che l’eccellenza italiana possa estendersi anche a questo campo. Il sito vanta già ordini da tutto il mondo, con picchi da Svizzera e Australia, grazie a nostalgici emigrati in astinenza dall’aria di casa ("I taste better than spaghetti", sono più saporita degli spaghetti, si legge tra gli strilli pubblicitari).

Le richieste di pacchetti personalizzati, con biglietti a mano firmati dalle ragazze e foto osé in cui l’unica cosa che non si vede è la faccia delle "modelle" (prezzo base 40 euro, a salire in base al capo prescelto e al numero di giorni che si desidera venga indossato, da uno a tre), stanno imponendo a Camilla di ampliare la produzione e cercare nuove indossatrici senza vergogna di soddisfare i desideri di feticisti, aspiranti tali e crossdresser (amanti del travestitismo), oltre a un crescente numero di transessuali che tentano invano di appropriarsi, indossandolo, del profumo di donna.

Salvo qualche visitatore occasionale che avanza proposte indecenti e invia foto oscene, la maggior parte dei clienti sono uomini gentili e discreti che riservano le loro peggiori intenzioni a momenti di adorazione privata (sperando di non essere beccati come il protagonista dell’omonimo best seller di Alessandro Piperno, sorpreso a una festa ad annusare le mutandine sporche della sua musa liceale).

Il prossimo passo potrebbe essere quello di valorizzare gli umori regionali, esaltando le differenze di sapidità dei territori, come si trattasse del bouquet di un buon di vino, offrendo prodotti tipici da Trieste in giù. Chissà che Eataly non voglia includere le mutandine nei suoi store, alla voce "le nostre passioni sono diventate il nostro lavoro".

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