Il Carnevale, che ci dice chi siamo
Il Carnevale, che ci dice chi siamo
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Il Carnevale, che ci dice chi siamo

Il potere del contatto con una dimensione inedita: quel che c'è dietro la festa più trasgressiva del calendario

Oggi è martedì grasso. Alla parola “carnevale”, la prima cosa che viene in mente è “Rio”: piume di struzzo e perizomi a perdita d’occhio, samba, cachaca, allegria.

Eppure, anche in Italia, non mancano gli eccessi festaioli. Dalle parate sul Canal Grande e le feste private nei palazzi della nobiltà di Venezia, alla brutale battaglia della arance di Ivrea, ogni città tenta il suo baccanale in maschera.

Si è fatto notare perfino il carnevale di Blufi, nel palermitano. Alla sfilata organizzata per il quinto Carnevale delle Madonie, in collaborazione con i Comuni di Gangi, Bompietro e Geraci Siculo, un carro allegorico raffigurante Betty Boop, versione submission, in intimo spregiudicato e atteggiamento ammiccante, non ha mancato di suscitare reazioni indignate da parte delle femministe e apprezzamenti dal resto dei partecipanti.

Più di qualsiasi Halloween e qualsiasi Toga Party il carnevale ha il potere di dare al travestimento un valore sociale, educativo, terapeutico, qualcosa che fin dall’infanzia spalanca le porte alla magia della finzione, il contatto con una dimensione diversa dalla realtà quotidiana.

Che ci si mascheri da Zorro o da Superman, da qualche nuovo o vecchio cartone animato, da attore famoso o da astronauta, eccoci fin da piccolissimi segnare, e allo stesso tempo infrangere, il confine tra quello che siamo e quello che ci piacerebbe essere. Vivere per una manciata di giorni, o di minuti, guardando il mondo dal prisma del what if, del come se.

Provare, nella vertigine della fantasia, non solo a vestire i panni di qualcuno o qualcosa d’altro, ma sovvertire la realtà quotidiana e trasformarla nella terra di mezzo fra l’ordinario e lo straordinario, fra le incombenze della veglia e la sfrenata libertà del sogno.

Carri e femministe a parte, il Carnevale, questa festa dal sapore pagano che precede la Quaresima, un'abbuffata di eccessi prima delle grandi privazioni che dovrebbero seguire al mercoledì delle ceneri, è lo strumento con cui abbiamo interiorizzato la doppia natura della nostra costruzione sociale: da una parte le tentazioni, dall’altra il rimorso.

Lo spartiacque tra carnevale e quaresima fotografa la nostra condizione umana nella sua dicotomia, il martedì grasso ci dice chi siamo. Per dirla con il celebre cartone animato Aladdin, una maschera molto in voga fino qualche anno fa, “fenomenali poteri cosmici in un minuscolo spazio vitale”.

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