Top model. Non ci sono più le supermodelle di una volta

Dopo gli anni d’oro solo la Bündchen e Kate Moss hanno svettato. Le eredi? Non è più tempo

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Costanza Rizzacasa d'Orsogna

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È il 1990, sulla copertina del numero di gennaio di British Vogue cinque modelle scelte dal celebre fotografo Peter Lindbergh si apprestano a cambiare la storia del costume. Sono Naomi Campbell, Cindy CrawfordChristy Turlington, Linda EvangelistaTatjana Patitz, e quello stesso anno appariranno nel video Freedom! 90 di George Michael, diretto da David Fincher. A Naomi, Cindy, Christy e Linda, le più famose, che nel 1991 sfileranno a braccetto per Gianni Versace, si aggiungerà poco dopo Claudia Schiffer, e nel 1992 Kate Moss. Sono le originali "supermodel", protagoniste di quegli anni molto più delle star di Hollywood, come scrisse anche Time, star che peraltro le supertop sposavano, come Cindy Crawford con Richard Gere.

Mitizzate dalle riviste di moda, pagate oro dai colossi della cosmetica, le supermodel erano icone: nel 1995, John Fitzgerald Kennedy Jr volle Cindy Crawford per la cover del primo numero di George, mensile patinato di politica e lifestyle, e tutte vennero immortalate in un film che suggellò il loro prestigio e insieme il materialismo di quegli anni: Prêt-à-Porter di Robert Altman. Il loro manifesto era una frase di Linda Evangelista: "Non ci alziamo dal letto per meno di 10 mila dollari". Tra loro c’era anche Carla Bruni.

Dopo, il buio. Alla fine degli anni Novanta, attrici e cantanti pop avevano di nuovo rimpiazzato le supermodel sulle copertine. E se le cronache dell’epoca raccontano di editor stanchi di certi atteggiamenti da diva ingestibile, fu soprattutto la recessione economica, e le sue ripercussioni sulla moda, a decretare la fine delle supertop. L’esuberanza degli anni precedenti venne soppiantata da uno stile minimal e i designer iniziarono a preferire modelle meno vistose, che non oscurassero abiti così poco appariscenti. Solo una modella si distinse: Gisele Bündchen, prima di una piccola folla di top brasiliane che però al contrario di lei non riuscirono a farsi multinazionale (per quattro anni, secondo Forbes, Bündchen fu la top più pagata al mondo, con 45 milioni di dollari nel solo 2011). Più tardi, le pallidissime adolescenti dell’Europa dell’Est erano troppo scheletriche per diventare "Angels" di Victoria’s Secret come Gisele e prima di lei Naomi, Laetitia Casta e Stephanie Seymour, troppo inesperte per sfondare sul grande schermo o alla tv come Tyra Banks e Heidi Klum, perfino troppo giovani per fidanzarsi con i Leonardo DiCaprio. Nel 2007, un po’ improvvidamente, Vogue America definì 10 modelle, tra cui Agyness Deyn e Coco Rocha, "le nuove superstar della moda". Purtroppo alcune ebbero vita breve, mentre altre vennero soppiantate da Evangelista & C., tornate prontamente a reclamar lo scettro.

E oggi? "Altro che supermodel. Neanche le modelle esistono più" accusa Piero Piazzi, titolare della Women management, una delle agenzie italiane più famose, che ha sotto contratto Isabeli Fontana e Mariacarla Boscono. "Ci sono solo i casting director delle sfilate, che per fregiarsi del titolo di scopritori di talenti a ogni stagione cercano facce nuove. Quelle dell’anno scorso già non vanno più, sta diventando una follia. Conta la quantità, la qualità vale poco o niente". La più famosa è Cara Delevingne, paragonata a Kate Moss (con cui ha diviso la copertina di Love) soprattutto per le sortite da bad girl. E poi Rosie Huntington-Whiteley, Anja RubikCharlotte Free Lily McMenamy (figlia di Kristy) e Georgia May Jagger. "Anna Ewers e Malaika Firth oggi sono richiestissime" osserva Piazzi "ma quanto dureranno? I cachet, poi, sono meno di un decimo di allora, quando erano in dollari e il dollaro valeva il doppio della lira. Oggi, l’usa e getta finisce per destabilizzare le ragazze. Che una volta potevano comprarsi un appartamento, invece a 17 anni si sentono dire che già non vanno più. E hai voglia, tu stilista, a dire che cerchi personalità. Perché è vero che la personalità conta quanto la bellezza, ma oggi non si dà il tempo alle ragazze di svilupparne una".

In quest’opaca anonimità, le supermodel di vent’anni fa sono una garanzia: riescono ancora a strappare contratti milionari, loro che hanno il potere di dire "lo faccio" o "non lo faccio". Come Christy Turlington, tornata a 44 anni come "nuovo" volto dell’intimo Calvin Klein, 25 anni dopo la sua prima volta. O Helena Christensen, classe 1968 e star del più recente Calendario Pirelli. "Perché noi valiamo".

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