Michael Jackson, la famiglia perde la causa contro il medico

I figli e la madre del "Re del pop" avevano chiesto un risarcimento complessivo di quasi 1 miliardo 800 mila dollari. Ma i giudici hanno ritenuto il dottor Murray in grado di esercitare la professione

Nella foto Micheal Jackson, scomparso il 25 giugno del 2009. Credits: Getty Images

Eleonora Lorusso

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Duro colpo per la famiglia di Michael Jackson, i cui figli hanno perso la causa (miliardaria) contro la Aeg, l'agenzia promoter della serie di concerti "This is It", mai peraltro andati in scena per la morte della pop star. I giudici del processo civile, dopo 3 giorni di camera di consiglio e 5 mesi di dibattiti in aula, hanno stabilito che il dottor Conrad Murray, assunto proprio dalla Aeg come medico personale del "Re del pop", non era incompetente ad esercitare la professione.

Era stato proprio Murray a somministrare a Michael Jackson la dose fatale di anestetico , durante le prove del primo dei 50 concerti in programma, a Londra. Secondo Prince Michael, il primogenito del cantante, era stato lo stesso padre a capire che qualcosa non andava per il verso giusto e, in una telefonata raccontata in aula dal giovane, Michael Jackson gli avrebbe detto: "Mi uccideranno". In tribunale la battaglia per il risarcimento da capogiro (la famiglia Jackson aveva chiesto qualcosa come 85 milioni di dollari per ciascun figlio e 35 per la madre di Jackson, oltre a 1,5 miliardi di dollari in perdite economiche) si è consumata nei mesi scorsi senza esclusione di colpi.

Secondo i figli della pop star, la Aeg sarebbe si sarebbe comportata in modo cinico e calcolatore, avrebbe ingaggiato Murray in un momento nel quale il medico era in gravi condizioni finanziarie e lo stesso dottore avrebbe somministrato a Michael Jackson potenti farmaci per far sì che il Re del pop riuscisse a sostenere i ritmi durissimi di prove e concerti, nonostante le precarie condizioni di salute. La Aeg, invece, aveva scaricato ogni responsabilità su Michael Jackson, accusandolo di essere un tossicodipendente, incapace di gestire le proprie emozioni, ma pronto a chiedere a Murray di fornirgli anestetici per tranquillizzarlo e farlo dormire. 

Ora la battaglia in tribunale, durante la quale la figlia 15enne di Michael Jackson, Paris, aveva anche tentato il suicidio , è conclusa. A meno di nuovi colpi di scena.

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