La mia Africa Billionaire (e il fattore Carletto)

Flavio Briatore tra pochi giorni inaugura il suo nuovo resort a Malindi. In Africa che ha deciso di investire. E ci spiega perché

Flavio Briatore nel suo nuovo resort di Malindi con Francesco Menegazzo, vincitore della prima edizione di "The Apprentice"

Annalia Venezia

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"La mia Africa? Di giorno va benissimo. Ma di sera voglio l’aria condizionata, la doccia che funzioni, il frigorifero, le spugne da bagno morbide e la pulizia come se fossi a Miami". Parla così Flavio Briatore dal suo nuovo resort sulla spiaggia di Malindi, in Kenya, un complesso di 24 appartamenti che vanno dai 300 ai mille metri quadrati con casinò, ristorante e campo da tennis appena terminato dopo due anni di lavori. Briatore "la sua Africa" la vive dal 1994, quando, dopo un safari, decise di acquistare una villa con giardino che poi trasformò nel resort Lion in the sun, divenuto poi buen retiro del jet-set con ospiti come Bernie Ecclestone e John Galliano.

Fiero della sua nuova "creatura", Briatore non lascia niente al caso o alle decisioni di altri. Controlla tutto, ogni dettaglio, anche se vive in Europa, tra Londra e Monte Carlo. Lo sanno bene i suoi collaboratori in Kenya, che rispondono alle sue telefonate fin all’alba. E lo sa bene anche il direttore del suo ristorante Cipriani Monte Carlo con cui alle sette del mattino (e fuso orario a sfavore di un’ora) parla al telefono del menù: "Dobbiamo togliere le tagliatelle e aggiungere l’arrosto di agnello senza burro". L’ha imparato subito anche Francesco Menegazzo, vincitore della prima edizione del talent The Apprentice, grazie alla quale si è guadagnato un anno di contratto, e che risponde a comando a tutti i quesiti del boss (da "quanto valgono le Generali oggi?" a "come sta andando la Bpm?").

"Briatore ha una memoria di ferro, ricorda tutto, io devo essere preparato su mille fronti" spiega Menegazzo, che scherzando, ma neanche troppo, racconta che da quando lavora in Kenya ha perso 8 chili. Di certo "FB", come lo chiamano i suoi collaboratori, un gran fiuto per gli affari ce l’ha, visto che dieci anni fa ha acquistato a un’asta pubblica un terreno per un milione e mezzo di euro e in due anni, mettendo al lavoro 500 persone, ha venduto l’80 per cento degli appartamenti costruiti.

Quando è a Malindi Flavio Briatore indossa maglietta e pantaloncini, per comunicare usa un vecchio cellulare Nokia con numero inglese, mentre con un iPad mini twitta, carica foto su Instagram, ma, soprattutto, mostra agli amici le immagini del figlio di tre anni Nathan Falco. Che, a sentir lui, in quanto a sagacia, è la sua fotocopia.

Perché ha investito qui?

L’Africa è il futuro. A Nairobi c’è l’hub più importante del continente e sta partendo un mio progetto, la torre più grande della città che ospiterà uffici, residenze, un albergo e un mega-shopping center. Senza contare che il vicino Mozambico ha riserve di gas appena inferiori a quelle del Qatar, mentre la Tanzania è terra di safari, come il Kenya. Le coste sono la parte meno sviluppata e non esistono strutture di qualità.

Lei lavora proprio sulla costa.

Appunto. La mia sfida è stata creare un prodotto di altissimo livello, il Billionaire Resort. Non sono capace di dare qualità a prezzi bassi, io i campeggi non li so fare. Il Billionaire si rivolge a una certa clientela mondiale.

Il jet-set.

Anche. Ma noi non facciamo solo turismo e divertimento. Lo sa che i negozi Billionaire Couture fatturano 35 milioni di euro l’anno? Non sarà solo per il jet set. Offro il meglio che si può trovare. Il Lion in the sun ha la spa Chenot premiata da Tatler come la migliore al mondo. Io non faccio l’accordo con Carletto ("il primo che capita" in briatorese, ndr), nelle mie ventures mi associo solo ai migliori!

Appunto, per il jet set.

Neanche tanto. La spa costa tremila euro alla settimana. Non parliamo di cifre impossibili.

Chi sono i suoi clienti?

Amici. Venti per cento italiani, poi spagnoli, francesi, turchi, e, a sorpresa, due kenioti. Sono orgoglioso di avere Geoffrey Kent, titolare della più grande agenzia di safari di lusso al mondo.

In tempi di crisi, ci vuole coraggio.

Il 50 per cento degli appartamenti li ho venduti sulla carta perché ci ho messo la faccia io. Per me le cose devono essere perfette, non all’africana, ma all’italiana. Bisogna godere di ciò che Dio ha dato a questo posto: il sole, il Kilimangiaro, spiagge, caffè, fiori, tutto a due ore di fuso orario dall’Italia. Il lusso vero è far funzionare le cose e io mi assicuro che accada.

Chi ci porterà dei suoi amici?

Viene chi vuol venire. Chi per dieci giorni avrà voglia di non indossare le scarpe. Per ogni appartamento ho fatto fare dei sentieri in sabbia.

A proposito, chi è un suo vero amico?

Dopo 15 anni negli Usa, 17 in Inghilterra e con la famiglia a Monte Carlo è difficile tenere gli amici incontrati per strada. Bernie Ecclestone, Luciano e Alessandro Benetton sono amici a cui sono legato anche da rapporti di lavoro, ma non li vedo tutti i giorni. Io poi non amo avere la corte.

Lucio Presta ha preso casa da lei.

Presta è un amico, Paola (Perego, ndr) è amica di mia moglie. Di sicuro ci ha uniti l’amore per l’Africa.

Tra Letta, Alfano, Renzi e Berlusconi chi inviterebbe nel suo resort a Natale?

Berlusconi sicuro, c’è già stato. Alfano, Letta... no. Renzi sì che almeno è simpatico ed è uno con cui si può parlare di problemi reali.

E tra i suoi detrattori, Travaglio, Cavalli e Santoro?

Santoro. Si può non essere d’accordo con lui, ma è tra i più bravi nel suo mestiere.

Manca ancora qualche dettaglio per finire il resort: tra Camusso, Cicchitto e D’Alema chi sceglierebbe come collaboratore?

Ha un candidato di riserva?

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