Il terzo grado - Teresa Ciabatti

"Mi piace essere celebrata. Da ragazzina mi organizzavo da sola delle finte feste a sorpresa", racconta l'autrice de Il mio paradiso è deserto

Teresa Ciabatti

La scrittrice Teresa Ciabatti – Credits: (Ufficio Stampa)

Francesco Canino

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NOME: Teresa Ciabatti

CHI E’: scrittrice e sceneggiatrice

COSA FA: è autrice di diverse sceneggiature per il cinema e cura il suo blog Persona Cattiva. Ha esordito nel 2003 con Adelmo, torna a me (Einaudi). Nel 2013 ha pubblicato i suoi ultimi due libri, il romanzo Il mio paradiso è deserto (Rizzoli) e Tuttisanti (Il Saggiatore).

DICE DI SE’: “Ho settant’anni. Ho settant’anni da sempre. Esco poco. Vado a letto presto, leggo, guardo la tv. Non viaggio. Il viaggio più lungo è andare in campagna dove mi chiudo a casa, vado a letto presto, leggo e guardo la tv. Poi torno a Roma e mi chiudo a casa, e vado a letto presto, e guardo la tv…dunque, non è scrivere il lavoro perfetto per questo tipo di esistenza?”.

In quali attività diresti di avere talento, e in quali diresti di non averne affatto?

È più facile capire il talento che non si ha, per esempio: io non ho gusto, non so vestirmi, non so arredare casa, accoppiare i colori, sono burina nell’anima. Il mio sogno: una piscina col David di Donatello che piscia dentro.

Se potessi scegliere un’attività per la quale non hai talento e venirne magicamente e generosamente dotata, quale attività sceglieresti?

La musica. Non ho orecchio, né voce. Se canto con mia figlia (4 anni), lei mi dice di star zitta che le rovino la canzone.

Ti piace quando ti cantano “Tanti auguri”?

Mi piace essere celebrata. Da ragazzina mi organizzavo da sola delle finte feste a sorpresa obbligando la mia migliore amica a fare gli inviti. “Mi raccomando, Teresa non deve sapere” diceva. Chiamava da casa mia, di fronte a me.

Al cinema piangi quando dovresti piangere, al momento sbagliato o non piangi affatto?

Al momento giusto.

Hai ancora qualcuna delle tue vecchie pagelle o dei tuoi trofei sportivi d’infanzia?

No. Mai fatto sport, solo danza classica, volevo diventare ballerina, ma non avevo il fisico. Me lo dissero a undici anni, all’esame per entrare all’Accademia di danza. Io risposi: “Farò il filosofo, tanto sono un genio. Arrivederci.”

C’è da fidarsi di più o di meno di chi mangia cibo insapore rispetto a un buongustaio raffinato?

Non c’è da fidarsi di nessuno.

Puoi dire con certezza di aver amato?

Lo capirò alla fine della vita, nella vecchiaia, se ci arrivo.

Ti chiedi più spesso che ne è stato della gente normale che hai conosciuto o degli strambi che hai conosciuto?

Mi chiedo che fine hanno fatto tutti.

Sai mentire?

È il mio talento.

Gli sport per te sono qualcosa da fare, guardare o ignorare del tutto?

Rifuggire.

Quando il gioco si fa duro, sei una dei duri che cominciano a giocare?

Assolutamente no. Mi tiro sempre indietro.

Qual è la tua torta preferita?

Tutte tranne la Sacher.

Ti definiresti una buona archivista, rispetto alla tua memoria, o una cattiva archivista?

Memoria ossessiva. Ricordo le parole precise, i gesti. Un modo anche per tenere in vita i fantasmi. Un congedo lento, attraverso la memoria.

Quest’anno farai viaggi significativi?

Non viaggio.

Sarai più felice in futuro?

Fino a dieci giorni fa mi pareva impossibile. Poi ho iniziato a prendere il Prozac: un’altra vita. Speriamo duri.

*domande estratte da Interrogative Mood (Guanda editore) 

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