Il terzo grado - Platinette

"Nel mettere a frutto le mie incompetenze e farle diventare un talento sono il numero uno". Mauro Coruzzi si racconta tra ironia (amara) e sarcasmo da manuale

Platinette

– Credits: (Ufficio Stampa)

Francesco Canino

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NOME: Maurizio “Mauro” Coruzzi in arte Platinette

CHI E’: conduttore radiofonico e televisivo, autore televisivo e attore

COSA FA: dal 2012 conduce PlatiNetwork su Radio Monte Carlo; dal 2000 fino allo scorso anno ha condotto Platinissima, su Radio DeeJay. Giurato nel serale di Amici

DICE DI SE: “Platinette? Non durerà per sempre. Ormai sento di poterne fare a meno. Non ho più bisogno di travestirmi per essere sicuro di me. E poi la moda non è generosa con le signore over cinquanta”

In quali attività diresti di avere talento, e in quali diresti di non averne affatto?

Nel mettere a frutto le mie incompetenze e farle diventare un “talento” sono il numero uno. Paradossalmente non avere un talento equivale a far sì che gli altri ne ravvisino alcuni, troppa grazia…

Se potessi scegliere un’attività per la quale non hai talento e venirne magicamente e generosamente dotato, quale attività sceglieresti?

Già mi beo del fantastico nulla nel quale sguazzo, ma volendo darmi un tono vorrei riuscire a fare due vasche di piscina senza avere la bombola d’ossigeno a bordo vasca.

Ti piace quando di cantano “Tanti auguri”?

In genere la canto, ma quella della Carrà, come da protocollo per quelli della gay generation, la mia, che non conoscono l’uso e la pratica della parola moderno.

Al cinema piangi quando dovresti piangere, al momento sbagliato o non piangi affatto?

Al cinema non vado perché non entro nelle poltrone da tempo. Piango semmai di fronte a una che canta bene, che so Alessandra Amoroso, ma è solo per via di un esaurimento nervoso che non s’esaurisce.

Hai ancora qualcuna delle tue vecchie pagelle o dei tuoi trofei sportivi d’infanzia?

Non ho pagelle. Erano piene di voti alti: appenderle o esporle non aiuta a migliorare il punteggio del “presente”, troppo basso rispetto ai fasti della pubertà.

C’è da fidarsi di più o di meno di chi mangia cibo insapore rispetto a un buongustaio raffinato?

Non è questione di fidarsi o meno: il sapore o il buongusto appartengono a chi fa scelte. Io ingurgito, degli altri non mi preoccupo, come faccio di e con me.

Puoi dire con certezza di aver amato?

Con certezza conosco il rantolo dell’abbandono, per averlo provato ma non credo che nessuno l’abbia mai sperimentato per mie colpe. E poi Love story era proprio un film orrendo.

Ti chiedi più spesso che ne è stato della gente normale che hai conosciuto o degli strambi che hai conosciuto?

Mi ricordo la tenerezza intravista negli uni e negli altri, ma tracce ben più cariche di significato mi restano da chi ho incrociato, non da chi ho conosciuto per bene.

Sai mentire?

So dire le mie verità. La menzogna ha valore per chi la considera tale.

Gli sport per te sono qualcosa da fare, guardare o ignorare del tutto?

Ignoro l’estasi del risultato sportivo sia di chi lo pratica sia di chi lo guarda. “Sportivamente” detesto le gare, sia contro l’avversario sia contro se stessi.

Quando il gioco si fa duro, sei uno dei duri che cominciano a giocare?

Io gioco duro: ho pratica e mi piace. La cortesia e la delicatezza le riservo a chi lealmente si comporta nel mio stesso modo: il minuetto della correttezza è per le persone per bene.

Qual è la tua torta preferita?

La torta fritta, quella che si declina o si conosce anche come gnocco fritto. Acqua e farina, sale, rombi annegati nello strutto e accompagnati da salame di Felino o culatello di Zibello.

Ti definiresti un buon archivista, rispetto alla tua memoria, o un cattivo archivista?

Archivio come un dannato ma in totale assenza di memoria. Mi affido ai clip, ai documenti e li pubblico. Ricostruisco me stesso attraverso i supporti, prima che sia troppo tardi perché tali reperti non divengano definiti postumi.

Quest’anno farai viaggi significativi?

Non viaggio e non viaggiano nemmeno quando c’era l’Lsd. Lo stanziale aiuta a non perdersi. Faccio Milano-Roma andata e ritorno ma solo per visitare la “cattedrale” Maria De Filippi, l’unica che mi riservi sempre una visione nuova rispetto alla precedente.

Sarai più felice in futuro?

Felice… L’unico che mi ricordi tale è Gimondi. Ma per la beatitudine terrena faccio poco lavoro di supporto, per quella forma di conservazione della nevrosi, che da sempre (almeno quella) è una compagnia sicura.

*domande estratte da Interrogative Mood (Guanda editore)

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