Il terzo grado - Mattia Poggi

"Ho conservato una sola pagella, quella in cui presi 1 di Fisica: diciamo che la tengo con affetto" racconta lo chef

Mattia Poggi

Lo chef conduce Indovina chi viene a cena, tutti i giorni alle 19 e 30 su Arturo Tv, in coppia con Andrea Cocco – Credits: (Ufficio Stampa)

Francesco Canino

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NOME: Mattia Poggi

CHI E’: chef e conduttore televisivo

COSA FA: è uno dei volti del canale satellitare Alice Tv, interamente dedicato alla cucina (canale 416 di Sky) e di Arturo (221 del digitale terrestre) dove conduce Indovina chi viene a cena, in onda dalle 19 e 30 alle 21

DICE DI SE’: " Mi contestano di fare una cucina troppo semplice? Il target della mia trasmissione sono i giovani e chi ha poco tempo da passare ai fornelli ma ama mangiar bene. Se mi dicono che la mia cucina è semplice, mi fanno un complimento".

In quali attività diresti di avere talento, e in quali diresti di non averne affatto?

Non dirò di avere talento in cucina, perché spero che siano gli altri a riconoscermelo. Però so di avere talento nello sport: sono molto dinamico ed è una cosa che mi piace molto. Non ne ho affatto nello studio o nelle attività che richiedono grande concentrazione: non potrei mai lavorare in un ufficio, per intenderci.

Se potessi scegliere un’attività per la quale non hai talento e venirne magicamente e generosamente dotato, quale attività sceglieresti?

L’organizzazione di eventi. Lavorando con diverse agenzie di comunicazione, vedo l’impegno e la fatica che ci mettono nel lavoro e la gratificazione che scaturisce da un evento ben riuscito, ed è un ambito che mi attrae.

Ti piace quando ti cantano “Tanti auguri”?

Abbastanza. Mi piace anche quando mi tirano le orecchie e, in generale, quando mi festeggiano. Sono eclettico e mi piace stare al centro dell’attenzione perciò non m’imbarazzo.

Al cinema piangi quando dovresti piangere, al momento sbagliato o non piangi affatto?

Qualche lacrimuccia mi scende, mai nelle situazioni giuste ma piuttosto quando ci sono scene che evocano vecchi ricordi o momenti emozionanti.

Hai ancora qualcuna delle tue vecchie pagelle o dei tuoi trofei sportivi d’infanzia?

(ride) Ho conservato una sola pagella del liceo, quella in cui presi 1 di Fisica: diciamo che la tengo con affetto. Quanto ai trofei, né io né i miei genitori abbiamo conservato nulla: non mi piacciono i "muri dei ricordi" zeppi di coppe e gagliardetti.

C’è da fidarsi di più o di meno di chi mangia cibo insapore rispetto a un buongustaio raffinato?

Franco Ricci di Bibenda una volta mi ha detto: “Ci sono otto milioni di italiani che sanno cos’è il vino e 51 milioni che lo ignorano”. Io dico che anche per il cibo è così: nonostante l’Italia sia famosa nel mondo anche per il buon cibo, non ci sono molti buongustai in giro. Detto questo, anche se sembra un paradosso detto da uno chef, è più facile fidarsi di chi mangia insapore: posso sempre fargli cambiare idea con uno dei miei piatti.

Puoi dire con certezza di aver amato?

Sì, sì, sì. E amo tuttora.

Ti chiedi più spesso che ne è stato della gente normale che hai conosciuto o degli strambi che hai conosciuto?

Degli strambi. Sono persone che ci ricordiamo meglio perché ci hanno colpito per qualche colpo di testa. Chi non ha pensato almeno una volta: “Chissà che fine ha fatto quel matto che veniva al liceo con me?”.

Sai mentire?

Quando ero più giovane sì, ho sparato un sacco di cazzate (dice ridendo). Ora molto di meno - soprattutto per rispetto delle persone che amo e stimo - anche se nel mio lavoro  saper mentire qualche volta è fondamentale.

Gli sport per te sono qualcosa da fare, guardare o ignorare del tutto?

Da fare, perché mi piace molto l’attività fisica: da quindici anni faccio surf, uno sport che adoro, e qualche volta corro in pista con le auto. Però mi piace anche molto guardarli in tivù e poi magari provare a farli.

Quando il gioco si fa duro, sei uno dei duri che cominciano a giocare?

Sì, perché mi piace stare sotto pressione: non sono particolarmente competitivo, ma spesso dò il meglio di me quando sono un po’ in difficoltà.

Qual è la tua torta preferita?

La torta di mele, possibilmente servita con una pallina di gelato.

Ti definiresti un buon archivista, rispetto alla tua memoria, o un cattivo archivista?

Buono. Ricordo tutto e ho un’ottima memoria: difficilmente tendo a dimenticare qualcosa, anche gli aspetti negativi. E poi sono molto fisionomista perciò mi ricordo i visi delle persone anche a distanza di molti anni.

Quest’anno farai viaggi significativi?

Non ne ho ancora programmati, ma questa estate sono tornato ad Atene e Mykonos: per me i viaggi fatti in Grecia sono sempre significativi e confesso che è il posto dove vorrei passare la vecchiaia.

Sarai più felice in futuro?

Diciamo che il mio obiettivo è quello. Mi piace ripartire, mettermi in discussione, provare a crescere per stare meglio. Dunque probabilmente lo sarò.

*domande estratte da Interrogative Mood (Guanda editore)

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