Il terzo grado - Claudia Morandini

Intervista all'ex sciatrice e campionessa italiana di slalom speciale, volto di Cielo per le Olimpiadi Invernali di Sochi

Claudia Morandini

L'ex sciatrice Claudia Morandini sarà il volto di Cielo per le Olimpiadi Invernali di Sochi: con lei il cronista sportivo Luca Sgarbi. – Credits: (Ufficio Stampa Cielo)

Francesco Canino

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NOME: Claudia Morandini

CHI E’: ex sciatrice alpina, specialista di slalom e slalom gigante.

COSA FA: sarà il volto femminile di Cielo per le Olimpiadi Invernali di Sochi 2014, al via dal 7 febbraio, trasmesse in chiaro dal canale free di Sky. In palinsesto 100 ore di diretta a copertura di tutte e quindici le discipline olimpiche, con le gare più belle, le finali più attese e le medaglie conquistate.

DICE DI SE’: “Da piccola ho provato quasi tutti gli sport. Ma è nello sci che ho cominciato a vincere, ed è stata una crescita naturale, fino a diventare atleta professionista. Rimane sempre nel mio cuore, continuo a farlo appena posso. Mi fa sentire davvero me stessa, libera”. 

In quali attività diresti di avere talento, e in quali diresti di non averne affatto?

Ho talento nell’improvvisare. Per questo preferisco sempre le dirette rispetto alle registrate. Sarà legato al mio passato, quando ero atleta avevo solo una possibilità: buona la prima. Quindi anche la concentrazione è sempre al massimo livello sul “live”. Sono un disastro come donna di casa, l’unica cosa che mi riesce bene è cucinare: per il resto proprio non sono portata.

Se potessi scegliere un’attività per la quale non hai talento e venirne magicamente e generosamente dotata, quale attività sceglieresti?

Mi piacerebbe avere orecchio per la musica, saper cantare, suonare il piano e soprattutto essere intonata!

Ti piace quando ti cantano “Tanti auguri”?

In realtà no, m’imbarazza. Preferirei un brindisi veloce.

Al cinema piangi quando dovresti piangere, al momento sbagliato o non piangi affatto?

C’è un solo film che mi fa piangere ogni volta che lo vedo: Armageddon, in particolare la scena finale. Non ho mai capito il perché, ma non mi ci abituo. In genere non piango davanti ad un film, anche se mi piacerebbe farlo.

Hai ancora qualcuna delle tue vecchie pagelle o dei tuoi trofei sportivi d’infanzia?

Sì, è tutto in una taverna a casa dei miei genitori. Ho qualche medaglia a casa, qualche trofeo ma tutto il resto è archiviato, quello è solo il passato.

C’è da fidarsi di più o di meno di chi mangia cibo insapore rispetto a un buongustaio raffinato?

Non so se si può parlare di fiducia. Credo nell’alimentazione sana perché fa stare meglio, ti carica di energia. Ma sano non significa insapore: io adoro mangiare cibo raffinato e particolare. E’ tutta questione di equilibrio.

Puoi dire con certezza di aver amato?

Assolutamente sì, ho amato e continuo ad amare moltissimo.

Ti chiedi più spesso che ne è stato della gente normale che hai conosciuto o degli strambi che hai conosciuto?

Mi capita di pensare alle persone che hanno segnato in qualche modo la mia strada, la mia vita. Le persone che mi hanno lasciato tanto. A quelle penso, con la speranza che stiano tutti bene, ma anche chi mi ha ferita: in fondo mi è servito anche questo per diventare una persona migliore.

Sai mentire?

No, anche se ci provassi non ci riuscirei.

Gli sport per te sono qualcosa da fare, guardare o ignorare del tutto?

Gli sport sono qualcosa da fare, da guardare, da capire, da studiare, da raccontare. Se non li pratichi, non puoi sentire, se non li studi non li puoi capire, se non li ami non puoi pensare di raccontarli. Io sono multidisciplinare, non sono fissata con uno sport in particolare: in base a come mi sveglio la mattina sento cosa voglio fare. Non mi piace gareggiare, l’ho fatto talmente tanto in passato che non mi serve più mettermi in competizione. Lo sport è prima di tutto piacere. Dallo sci, al fondo, al tennis, al ciclismo, al surf, al nuoto, alla pallavolo, alla corsa, all’arrampicata, non ho limiti, e soprattutto voglio provare sempre discipline nuove.

Quando il gioco si fa duro, sei una dei duri che cominciano a giocare?

Certo, me l’ha imposto la vita. Con le sue continue difficoltà. Di certo quando il gioco si fa duro, io sono in prima fila a combattere.

Qual è la tua torta preferita?

Non sono una grande amante dei dolci. Anzi, non ricordo l’ultima volta che ho mangiato un dolce.

Ti definiresti una buona archivista, rispetto alla tua memoria, o una cattiva archivista?

Sono una buona archivista. Una capacità che ho allenato con il mio lavoro. In più sono molto curiosa di natura, questo mi aiuta a memorizzare prima le cose e a ricordarle.

Quest’anno farai viaggi significativi?

Come ogni anno starò un po’ di tempo in California: dal 2008 passo diversi mesi all’anno lì, per tenere allenato l’inglese, per ritrovare l’energia e tornare più carica. Anche quest’anno ho pianificato due mesi a Los Angeles e dintorni. La partenza? Dipende cosa succederà dopo l’esperienza Olimpica, potrebbero nascere nuove opportunità anche in Italia.

Sarai più felice in futuro?

La felicità dura sempre pochissimo. La felicità non è uno stato dell’essere, la serenità lo è ed io sono serena. Più serena di così non potrei esserlo. Il lavoro, l’amore, la vita mi danno serenità, alternando momenti di felicità illuminante e altri di tranquillità. Vorrei che il mio futuro fosse esattamente come il mio presente.

*domande estratte da Interrogative Mood (Guanda editore) 

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