Il terzo grado - Antonella Clerici

Intervista alla conduttrice alla vigilia della settima edizione di Ti lascio una canzone, al via da sabato in prima serata

Antonella Clerici

Nella giuria di Ti lascio una canzone ci saranno Cecilia Gasdia, Massimiliano Pani, Pupo e Fabrizio Frizzi – Credits: (Ufficio Stampa)

Francesco Canino

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NOME: Antonella Clerici

CHI E’: giornalista e conduttrice televisiva

COSA FA: da sabato 1° febbraio condurrà la settima edizione di Ti lascio una canzone, in prima serata su Rai Uno. Dal 2000 è al timone de La prova del cuoco (salvo un’interruzione nel 2008). Ha scritto il libro autobiografico Aspettando te (Rizzoli) e pubblicato undici libri di cucina: l’ultimo è Tutti a tavola (Mondadori), con Sergio Barzetti e Ambra Romani.

DICE DI SE’: “Non sono glamour, non sono molto interessante. Faccio una vita normale. E’ forse anche il segreto del mio successo. Lavoro da tanti anni perché piaccio alle persone per quella che sono. Il giorno in cui non piacerò più non avrò difficoltà a smettere di lavorare, di lasciare questo mondo”.

In quali attività diresti di avere talento, e in quali diresti di non averne affatto?

Il talento nella parola e nella comunicazione non mi è mai mancato. Così come nella scrittura: confesso che mi piacerebbe scrivere un romanzo e forse quando sarò più in là con gli anni, lo farò. Anche perché ho una discreta fantasia: a Maelle, mia figlia, invento sempre favole diverse e ogni tanto ride perplessa, come quando le racconto la storia della principessa che giocava a bocce. “Mamma, ma le principesse non giocano a bocce!”, mi dice. Non ho per niente talento nella matematica e nella logica: anche per fare conti banali uso le dita (dice ridendo).

Se potessi scegliere un’attività per la quale non hai talento e venirne magicamente e generosamente dotata, quale attività sceglieresti?

Sono indecisa tra l’essere una discreta sportiva e avere spirito pratico. Ma forse più di tutto mi piacerebbe sapere le lingue, parlare bene l’inglese: così eviterei certe pessime figure quando sono all’estero.

Ti piace quando ti cantano “Tanti auguri”?

Lo odio. Detesto festeggiare i compleanni, a maggior ragione ora che ho raggiunto un’età…importante (ride).

Al cinema piangi quando dovresti piangere, al momento sbagliato o non piangi affatto?

Piango sempre! Non ho timore di mostrare ciò che provo e non mi trattengo. Capita al cinema, piuttosto che con i cartoni o i film tivù: ad esempio guardando Braccialetti rossi, la nuova fiction di Rai Uno, ho pianto parecchio. Mia figlia ora vorrebbe andare al cinema a vedere Belle e Sebastien ma con la scusa che è ancora piccola eviterò: sulla carta è un film strappalacrime.

Hai ancora qualcuna delle tue vecchie pagelle o dei tuoi trofei sportivi d’infanzia?

Trofei no, anche perché a parte qualche gara di sci non ho mai vinto nulla. Conservo con grande affetto le pagelle che mi ricordano i tempi del liceo, in cui mi sono divertita parecchio: tra l’altro erano pagelle discrete, non perché fossi una secchiona, ma perché non mi piaceva l’idea di essere impreparata. Anche all’università è stato così: piuttosto che fare una brutta figura, non mi presentavo a un esame.

C’è da fidarsi di più o di meno di chi mangia cibo insapore rispetto a un buongustaio raffinato?

Le persone che mangiano poco o non apprezzano vino e cibo, mi lasciano perplessa: ho la sensazione che non siano passionali, che si perdano un lato importante della convivialità. Sarà che io adoro la cucina - specie quella tradizionale, tra cui lasagne e pizza - e tendo a mangiare porzioni molto abbondanti, soprattutto di pasta: mi salva la corsa, per fortuna (ride).

Puoi dire con certezza di aver amato?

Assolutamente sì, molto. Se dovessi mette sulla bilancia i sentimenti, direi che ho amato molto più di quanto sono stata amata.

Ti chiedi più spesso che ne è stato della gente normale che hai conosciuto o degli strambi che hai conosciuto?

Come tutti subisco la fascinazione dei tipi estrosi e un po’ matti, che poi di solito però non mi capita di frequentare. Per questo m’informo più spesso su che fine hanno fatto gli strambi.

Sai mentire?

La mia Mamma mi diceva sempre una cosa: “Antonella, tu sei un libro aperto”. Mi beccano subito quando dico qualche bugia perciò di solito evito, anche se capita che me ne scappi qualcuna più veniale. Quello che ho nel cuore ho nella bocca, sono leale e non mi tengo nulla, anche quando sono in diretta.

Gli sport per te sono qualcosa da fare, guardare o ignorare del tutto?

Avendo un passato da giornalista sportiva, tra Olimpiadi e Mondiali ho guardato e commentato molto sport. Mi piace osservare e anche praticare, soprattutto visto che l’età avanza (dice ridendo): mi tengo in forma grazie alla corsa e alla camminata veloce, che mi fanno stare bene di testa e mi aiutano ad accelerare il metabolismo.

Quando il gioco si fa duro, sei una dei duri che cominciano a giocare?

Mi piace il gioco duro e se gli avversari sono tosti, dò il meglio di me stessa. Capitò anche per il Festival di Sanremo che condussi nel 2010: in pochi credevano che avrei raggiunto grandi ascolti e fu una grande soddisfazione portare a casa un risultato così inaspettato e grandi numeri.

Qual è la tua torta preferita?

Il profiteroles, ripieno di panna però: al mio compleanno non deve mai mancare.

Ti definiresti una buona archivista, rispetto alla tua memoria, o una cattiva archivista?

Pessima. Non mi ricordo le strade, perdo le cose e ho ricordi sfocati di molte cose. Per questo vorrei recuperare un po’ di materiale del mio lavoro: non ho ritagli di giornali né cassette, se non i dvd del mio Sanremo che mi ha regalato il regista Duccio Forzano. Forse c’entra anche il fatto che non sono affatto narcisista e non mi sento mai all’altezza delle cose, chissà. In generale tendo a non accumulare foto e oggetti: ora lo farei per mia figlia, vorrei che Maelle avesse un ricordo di quello che ha fatto la sua mamma.

Quest’anno farai viaggi significativi?

Il mio sogno sarebbe andare in Brasile, approfittando dei Mondiali di calcio. Ma è difficile che si realizzi.

Sarai più felice in futuro?

La felicità è la storia di un attimo, quasi un soffio sfuggente. Mi basterebbe continuare ad essere serena come lo sono oggi: sarei già soddisfatta così.

*domande estratte da Interrogative Mood (Guanda editore)

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