Gli italiani lo fanno meglio (il party di nozze)

Molti ricchi stranieri amano dire sì in Italia, nello scenario delle città d’arte. Oppure portare il gusto italiano a casa propria, senza badare a spese. Si è così sviluppato un settore del made in Italy molto particolare. E assai redditizio

Credits: Ufficio Stampa

Annalia Venezia

-

Tre giorni di cerimonie, 600 ospiti, una piazza chiusa al traffico, 80 metri di tavolo per il buffet montato in due ore e poi smontato e una telecamera aerea che non perdeva mai di vista gli sposi. E, ancora, musica e scenografie a Palazzo Pitti, dove è entrato un cavallo alato, balli al Teatro la Pergola il giorno seguente, poi la cerimonia dell’hennè a Palazzo Corsini, dove è stato riprodotto un enorme elefante di cartapesta. Infine il pranzo di nozze a Villa Le Corti con fuochi d’artificio finali. È accaduto a Firenze lo scorso weekend. La coppia, Kevin Sharma di Kuala Lumpur e Aradhana Lohia, figlia del magnate indo-thailandese Aloke Lohia, ha scelto l’Italia per dire sì. La sposa era stata un anno qui a studiare e si era innamorata dell’atmosfera.

Non ha lasciato niente al caso Matteo Corvino, scenografo di grandi eventi internazionali, di casa a Parigi e uomo di fiducia di François Pinault. Già conosciuto dalla fami-glia visto che qualche anno fa, a Bangkok, si era occupato della festa per i trent’anni di matrimonio proprio dei Lohia. La spesa per il banchetto? Intorno ai 12 milioni di euro. Contrattati in ogni dettaglio dai segretari particolari del fondatore e ceo della Indorama.

Quello della famiglia Lohia è solo un esempio della passione di molti stranieri per l’Italia, sentimento che non pare conoscere crisi. Fra le mete preferite per le nozze ci sono Capri, Firenze e Roma. Ma lo scettro della più desiderata dagli sposi è senza dubbio Venezia, per la scenografia naturale. "L’anno scorso proprio lì ho organizzato il matrimonio per la figlia del magnate indiano del ferro, Pramod Agarwal. La trattativa è durata sei mesi, quasi quanto l’organizzazione del matrimonio, però i risultati sono stati notevoli" spiega Christina Montori Mandelli, ceo dell’Endogroup, una società specializzata nell’organizzazione di eventi e wedding planning. Nessun capriccio dell’ultim’ora come ci si aspetterebbe, solo molte richieste precise che vanno dalle coreografie alle iniziali sulla torta. Sui soldi la manager tace ma non smentisce i 20 milioni di euro di cui alcuni giornali hanno scritto. "Dopo l’arrivo di arabi, russi e indiani, ora è la volta delle nozze sudamericane" continua. "A metà maggio curerò un matrimonio di tre giorni a Venezia. La sposa è messicana e il parterre sarà tra i più prestigiosi" aggiunge. Anche in questo caso stilare cifre è tabù ma la certezza è che suonerà Elton John, di cui la sposa è fan. E non lo farà gratis. A giugno poi la ceo dell’Endogroup sarà di nuovo a Firenze per il sì di un americano. Previsti 400 ospiti e di nuovo la città in fermento.

C’è pure chi alla trasferta in un paese straniero preferisce portare a casa propria lo stile italiano, senza badare a spese. Le richieste maggiori arrivano da Armenia, Kazakistan e Bielorussia. E i numeri sono imponenti. Per un matrimonio di tre giorni, con 500 ospiti, qualcuno arriva addirittura a spendere 50 milioni di euro fra servizi di sicurezza, trasporti con mezzi privati e capricci degli sposi. "Nei paesi dell’Est per esempio non concepiscono il servizio a buffet, neanche per un aperitivo prima della cena" spiega Montori Mandelli. "Sono abituati a essere serviti e così arriviamo a usare anche un cameriere a persona". All’inizio non sono mancati gli equivoci: "Uno tra tutti: nei paesi dell’Est non esiste il susseguirsi delle portate, pretendono di avere in tavola tutto il menù contemporaneamente. Operazione che richiede un grande sforzo da parte dello chef. Per non parlare delle bevande. I russi vogliono superalcolici fin da subito e di ottima qualità. Una bottiglia a testa di Dom Perignon reserve, e per i brindisi bottiglie jeroboam (da 3 litri, ndr) e mathusalem (6 litri, ndr): adorano l’effetto cascata nei bicchieri, che nei matrimoni italiani è bandito perché considerato di cattivo gusto. Infine tra le richieste c’è spesso la cigar room".

Lo chef più amato all’estero è Chicco Cerea, del ristorante Da Vittorio, che non accetta più di una trasferta al mese. "Alcuni sposi mi scelgono perché sono venuti in Italia e hanno provato la mia cucina. Oltre ai miei più stretti collaboratori nel viaggio includo capocameriere e camerieri: difficilmente ci affidiamo alla manodopera locale" spiega. Nonostante le sue 3 stelle Michelin si è dovuto piegare a qualche richiesta capricciosa dell’ultimo momento. "Come quando una sposa ha preteso cioccolatini con le iniziali in oro. O anche tovaglioli ricamati a mano, sempre con iniziali in oro. Saperlo in anticipo sarebbe stato meglio" aggiunge serafico.

Migrare qualche giorno fuori confine per organizzare un matrimonio porta a incassare il doppio del compenso, vitto, alloggio e trasporti inclusi nel conto ovviamente. "Ma, al di là degli introiti io preferisco lavorare in Italia" specifica Montori Mandelli. "Nonostante la ricchezza dei nostri committenti, talvolta nei loro paesi ci troviamo con qualche difficoltà organizzativa in più".

Non si stupisce delle cifre a sei zeri per l’organizzazione delle nozze Guendalina Litta, altro nome che conta in fatto di eventi esclusivi e matrimoni da favola, tra le preferite dell’aristocrazia italiana. Ma non si sbilancia: "Faccio questo mestiere da trent’anni e la discrezione è importante per i miei clienti. Esistono persone che hanno fortune considerevoli, per cui spendere 100 mila euro al giorno non è molto. E il matrimonio rispecchia semplicemente il loro stile di vita, né più né meno".

Concorda Riccardo Cioni, esperto di eventi di lusso: "In alcuni paesi il matrimonio è vissuto come la festa della vita, in cui si deve dimostrare agli altri quante risorse si hanno a disposizione. È una questione d’affari e di politica, più che di coppia. In Italia non è elegante ostentare e così capita che le famiglie più aristocratiche scelgano il basso profilo. All’estero è il contrario. E, mi faccia aggiungere, per fortuna. In alcuni casi sono stato addirittura richiamato per il secondo matrimonio".

Con gli stranieri ne ha viste delle belle, Corvino: "Lavoro solo con il passaparola, prediligo clienti indiani e arabi. Alle stranezze sono abituato. Ricordo un po’ di stupore quando ho dovuto organizzare il matrimonio di una principessa araba. Appuntamenti di notte e mistero su di lei fino a che non fosse sicura di scegliere me. Voleva costruire un’isola di 2 chilometri quadrati davanti a Gedda e aveva ordinato 250 palme dalle Hawaii. Gli inviti erano dei parallelepipedi trasparenti con dentro una ballerina di flamenco. Poi il matrimonio è saltato per la morte del padre e sta ancora rispettando l’anno di lutto. Mi sento come uno scenografo dei grandi film, non devo imporre il mio gusto ma assecondare al meglio quello della regia e del produttore" scherza. "E sa perché mi apprezzano? Non amo buttare via i soldi".

Frase un po’ forte visto che si parla comunque di milioni di euro. "Sono la passione dei mariti più che delle mogli, a cui spesso sono costretto a dire di no. Ho scoperto che di me dicono che ho un brutto carattere. Forse è vero ma faccio sempre i loro interessi" conclude.

Anche la security nei matrimoni di peso conta. Ne sa abbastanza Dario Valli, esperto di sicurezza delle star. Recentemente ha passato quattro anni negli Stati Uniti come uomo ombra di Serena Williams, minacciata di morte da uno stalker. In Italia segue i più grandi, da Leonardo DiCaprio a Tom Cruise, fino a Justin Timberlake, che gli ha affidato la sicurezza del suo matrimonio con Jessica Biel pochi mesi fa a Borgo Egnazia, vicino a Fasano (Br). "Le maggiori richieste ci arrivano per matrimoni arabi, libanesi, indiani e russi" spiega Valli. "Spesso è il padre della sposa ad avere bisogno della scorta. Per una media di 400 ospiti a cerimonia impieghiamo più o meno una cinquantina di uomini".

Fra le attività principali ci sono i sopralluoghi, la bonifica ambientale da cimici e telecamere e contratti di riservatezza con il personale locale. "Problemi nascono soprattutto se circolano paparazzi. Per noi è importante sapere in anticipo tutti gli spostamenti del nostro assistito. Di solito più un personaggio è noto, come nel caso dei politici stranieri, più ci viene richiesta una scorta specializzata, che non si noti ma che sia efficace. Al contrario, soprattutto per quanto riguarda i russi, la scorta viene considerata come una sorta di status symbol e dunque ostentata. I costi? Intorno ai 500 euro al giorno per guardaspalle". Il lavoro, insomma, non manca. "Sì ma qualche volta, nel bel mezzo di un’operazione delicata, sogno di essere povero e su un’isola deserta" conclude.

Leggi Panorama on line

© Riproduzione Riservata

Commenti