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Elettra Lamborghini: "Sogno di sposarmi vestita da sirena"

Le fughe in campagna senza cellulare, la collezione di santini, l'amore per i cavalli. Ecco "l'altra" Elettra...

Elettra lamborghini

Terry Marocco

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Un’attesa beckettiana in un loft sui Navigli milanesi. Come in Aspettando Godot: «Non accade nulla, nessuno arriva, nessuno se ne va, è terribile». Atmosfera rarefatta, tutti parlano sottovoce, un via vai di ragazze con le treccine, l’attesa è per  Elettra Lamborghini. L’ereditiera più celebre d’Italia, la regina del «twerking» non appare.
Forse come una diva capricciosa deciderà di non venire. Invece la porta si spalanca su una ragazza in un morigerato completo pantaloni di seta a disegni batik, di quelli che trovi nei negozietti a Bali (lei però lo ha preso a Miami), micro top a nascondere un bel seno e tacchi alti arancioni. Sembra la figlia segreta (e tatuata) di Elizabeth Taylor: gli occhi cangianti tra il blu e il verde, le ciglia lunghe, un fisico morbido da pin-up anni Cinquanta. Quando parla l’accento è bolognese, dolce e strascicato. Venticinque anni e una carriera in ascesa tra reality e successi musicali. Il suo primo album Twerking Queen, appena uscito, vanta collaborazioni importanti come Pitbull, Sfera Ebbasta e Gué Pequeno.
Il singolo scelto per l’estate è Tocame, tormentone erotico. Lei, ironica e autoritaria (sgrida i suoi collaboratori che fanno rumore camminando e le impediscono di sentire
le domande dell’intervista), consapevole
del suo ruolo e umile, aperta a ogni esperienza

e pudica, è la più interessante contraddizione della scena attuale. Come lei, nessuna.

A cominciare dai look assolutamente unici, stravaganti, hype. «Mi piace quello
che mi piace. Non seguo regole o tendenze.
Se mi va di uscire con il pigiama lo faccio.
Non amo i tacchi. Stasera volevo venire in ciabatte. A volte metto anche quelle che trovo negli hotel». 

Come tutte le celebrity anche lei diventerà una queen del «personal branding»?

Uscirà tra pochi mesi la mia prima collezione, si chiamerà Elettra Lamborghini. Solo streetwear, perché è quello che indosso io. E poi ogni volta che metto qualcosa tutti mi chiedono dove l’ho comprato. Allora ho pensato di produrlo.

Look colombiano?

Capi oversize, magliette, felpe e tute. Molto particolari, come quelle che uso per twerkare. In Italia non si trovano, le devo comprare a Miami. Qualunque corpo tu abbia, le indossi e sei da foto. E poi sono uscite le mie sneaker, bianche e leopardate, firmate in collaborazione con 2Star.

Colori?

C’è molto arancione. Come nella mia linea di costumi da bagno.

Quanto spende per vestirsi?

Possiamo non parlarne?

Da piccola cosa le faceva mettere sua madre?  

Odiavo quegli abiti a punto smock da bambina perbene. Detestavo le gonne e amavo i leggings.

Fucsia?

La passione per il rosa è venuta dopo. Allora erano solo neri. Mi vestivo da maschiaccio. Giocavo con i Transformers e i Beyblade. Niente bambole, né trucchi. Adoravo gli animali. Mi ricordo che andavo in bicicletta a cercare le lucertole senza coda. Volevo aiutarle, pensavo di salvarle in qualche modo. A Bologna avevamo due cocorite. Un giorno una era scappata. Il giardino era grande, ma sentivo che si chiamavano. Così portai fuori la gabbietta. Avrò avuto cinque, sei anni e stavo lì in piedi con un panno per riportare quell’uccellino a casa. Dopo due ore ci riuscii. Sono tenace, quando mi metto

in testa qualcosa alla fine la ottengo. 

È andata così anche con il suo fidanzato, il dj e produttore musicale olandese Afrojack?

È l’uomo della mia vita. È la prima volta che ho una storia così lunga, stiamo insieme ormai da quasi un anno. Non abbiamo mai litigato. Dovevamo incontrarci per fare musica e invece ci siamo innamorati.

L’amore al tempo del reggaeton, vi sposerete?

Vorrei, anche se quest’anno non credo ce la farò. Sono travolta dagli impegni e cerco di stare con i piedi per terra. Ma riuscirei a sopportare solo lui per tutta la vita. Mi assomiglia in ogni cosa, è come se fosse il mio gemello. Tranquillo, premuroso. Io ho bisogno di tantissime attenzioni. A un certo punto ci siamo detti: «Tu sei tu». Prima non mi era mai capitato.

Ma quando vi vedete, visto che siete sempre

in giro?

Lui sta ovunque, ci incontriamo in ogni parte del mondo. Anche in aeroporto. È una storia particolare. Vorrei un figlio.

Solo uno? Voi eravate in cinque, un fratello

e quattro sorelle.

Non ne vorrei così tanti. Mi piacerebbe anche adottare una bambina africana. È il mio sogno da sempre. So che non è semplice. Al limite
farò come Madonna, andrò lì a prendermela.
Mi sento pronta, ma ho anche bisogno
di sapere che starò ferma senza impegni e non è ancora arrivato quel momento. Avere una famiglia non è una cosa facile.

La sua com’è?

Bellissima. Amiamo scherzare tutti insieme. Non ci sono segreti. I miei genitori hanno saputo dirmi dei no importanti. Grazie anche a questo sono cresciuta con dei princìpi.

E molto buonsenso.

Quali sono i no che l’hanno aiutata a crescere?

Mio padre era contrario

a piercing e tatuaggi.

E aveva ragione. Ai miei figli dirò: «Se proprio volete farli pensateci bene, perché dopo qualche anno vi sarete stufati». Oggi vorrei cancellarli.

Tutti?

Mi piacerebbe vedermi senza. Lascerei solo quelli leopardati.

Dove nasce la passione felina?

Lo trovo molto sexy, anche la donna meno femminile del mondo con addosso un capo animalier diventa sensuale.

Sono tutti tatuati, corpi disegnati come abiti, è una moda che passerà?

Io mi sono scritta i nomi degli amori della mia vita. Penso che il tatuaggio abbia senso se ha un significato personale. Allora la pelle racconta la storia di chi ti sta davanti. Se invece è la scopiazzatura di un disegno qualsiasi è solo una moda.

Sul corpo ha i nomi dei suoi cani e cavalli, grandi amori?

Ho infinito rispetto per gli animali. Per me sono persone come noi. Ho imparato molto da loro. Anche il dolore. Quando morì Jacqueline, la mia chihuahua, fu un lutto vero. Non avevo mai vissuto un’angoscia così forte. E così è stato anche per il mio cavallo, che se ne è andato tre anni fa. Ho sofferto da matti. Ho smesso di fare agonistica, non ho più ripreso l’equitazione come una volta. Solo passeggiate.

Un animo bucolico?

Mi piace la natura. Vicino a Milano ho un luogo segreto dove vado a rifugiarmi. È su un lago. Sto ore e ore a guardare l’acqua così calma e immobile. Spesso chi è con me non capisce cosa ci trovo. Per me è la vita. Quando sono a Bologna invece mollo il telefono, prendo i cani e i miei rosari

e vado sui Colli. E resto lì in silenzio nel verde.

E poi prego.

Crede in Dio?

Sì, ho sempre con me i miei santini. È una cosa mia e molto profonda. Forse ho sbagliato a parlarne, è un sentimento privato.

Non c’è niente di più comico che l’infelicità, diceva il drammaturgo Samuel Beckett. A lei capita di essere triste?

Spesso. Mi rendo conto che vengo pagata per la mia energia, ma certi giorni mi sento a terra. Sono una persona solare, sempre attiva, trasmetto forza. Ma a volte sono triste, svuotata. È come se venissi assalita dai vampiri energetici, così chiamo la gente che succhia l’energia agli altri. Allora mi devo isolare. Mi serve un giorno con i cavalli per ritrovarmi.

Nel video hot di Pem Pem, 100 milioni di visualizzazioni, diceva che fumava marijuana,
è vero?

Trovo il fumo terribilmente out. Chi fuma è un loser, un perdente. Ho iniziato al liceo rubando qualche sigaretta a papà, ma ho smesso subito. Anche lui, per fortuna. Fumare è da sfigati. Inorridisco quando all’aeroporto li vedo tutti chiusi in quel gabbiotto puzzolente, con la sigaretta in mano. Non so cosa sia una canna. Non ho mai fatto uso di droga. C’è veramente altro nella vita.

E nell’ambiente musicale?

Anch’io all’inizio pensavo che chi fa musica dovesse essere un drogato. Non è affatto così. Ho incontrato grandi professionisti e molti puritani.

Ma nemmeno un piccolo vizio?

Non bevo. Solo latte di soia. L’alcool mi pare un’assurdità. È come bersi il profumo, nessuno lo farebbe. È qualcosa di innaturale. Ho un rifiuto totale. Non mangio neanche i cioccolatini al rum.

Almeno sul sesso ci faccia sognare.

Mi sono tranquillizzata.

A 25 anni?

Se hai qualcuno che ami non ha senso andare a cercare dell’altro. Sono una donna fedele. L’amore è per chi è coerente.

Piena di buonsenso, per questo la amano

dai cinque agli ottant’anni?

Mi sento normalissima. Non penso mai male delle persone. Sono una pura. Se ti esce una tetta in tv cosa c’è da vergognarsi? Forse per questo piaccio tanto. Non ho malizia.

Il giudizio degli altri la ferisce?

Faccio quello che voglio, se mi sento di dire una cosa la dico. Poi arrivano le figuracce come se piovesse. Ma alla ventesima volta che mi scrivono sui social che sono grassa, beh sì m’importa.

Grassa?

Non sono certo uno stecco, ma non sono grassa. E poi Donna di panza, donna di sostanza. Anche se la pancia non ce l’ho. Da donna a cui piacciono le donne penso che un po’ di carne
ci voglia. Se mi dicono che ho il culo più grande di una betoniera sono solo felice.

Sin tetas no hay paraiso, come recitava una famosa telenovela colombiana.

È così, ma oggi ti fanno sentire in colpa se hai i fianchi. Nel mondo latino-americano una donna che non li ha, non è nessuno. Invece la moda è popolata da modelline fragili, quasi trasparenti. Molte sono così di costituzione, ma spesso si tratta di gravi disturbi alimentari. L’ospedale di Bologna mi ha chiesto di andare a parlare con le ragazze ricoverate lì per anoressia. Mi piace essere utile agli altri, andrei ogni giorno se potessi. 

Un po’ suor Elettra, un po’ sex symbol.

Piaccio, ma non sono vanitosa. Oddio, mi tocca fare la figa quando mi esibisco nei miei show. Però, se fosse per me non lo farei. Sono soprattutto una perfezionista maniacale. Voglio che sul palco tutto sia perfetto, a cominciare dalle ragazze che ballano con me. Questo aspetto

del carattere l’ho preso da mio padre.

È stato l’uomo più importante della sua vita?

Sì, ho sempre pensato che se trovavo un compagno avrebbe dovuto essere simile a lui. E Afrojack gli assomiglia tanto, forse per questo mi sono innamorata.

Allora abito da sposa leopardato?

No, bianco con lo strascico, da sirena. n

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