E tu che "Mister Big" sei?

E' sempre più diffusa l'abitudine a chiamare, davanti agli amici, il proprio partner con appellativi e pseudonimi caustici

Chris Noth, l'indimenticabile Mr. Big di "Sex and the City"

Barbara Pepi

-

E' un'abitudine più diffusa di quanto si creda, lo si fa spesso ed esiste una spiegazione sociologica del fenomeno: si tratta di quello che gli inglesi chiamano nicknaming e che indica l'abitudine di dare un soprannome al proprio partner per parlarne con gli amici.

A chi infatti non è mai capitato di trovare un nomignolo alla persona che si frequenta in quel momento per parlare di lui o lei ad amici e conoscenti? Il palestrato, l'universitario, Luca del bar o Mario dell'ufficio (e i corrispettivi femminili): è un classico, ma quello che sembra solo un'abitudine alla moda ha una motivazione sociologica molto chiara. Succede infatti che spesso si è disposti a raccontare al prossimo anche i dettagli più hot dell'ultimo incontro amoroso, ma non il nome del partner del momento. E' una sorta di versione contemporanea dell'epiteto classico (tipo Achille dal piede veloce etc) e serve in qualche modo a mantenere le distanze dal neo-partner per non lasciarsi coinvolgere in storie che poi magari finiscono per naufragare nel giro di una paio di drink. Come dimenticare l'inossidabile Mr. Big di Sex and The City, padre putativo di tutti gli uomini schedati da nicknames spesso caustici e poco clementi (come solo le donne sanno essere).

Negli States è stata stilata persino una sorta di classifica degli pseudonimi più utilizzati con le loro rispettive valenze: c'è il Crusader (super-religioso con un lato selvaggio nel letto), l'HGB (abbreviazione per Hot Gym Boy, il palestrato testosteronico in sintesi), e il Meatball (rotondo, tozzo, e, spesso, italiano). L'inglese in questo caso aiuta ed possibile creare simpatici appellativi unendo carattere del malcapitato (o malcapitata) e performance sotto alle lenzuola e così nasce Hot Hat-Wearing Guy, ragazzo calvo ma prestante, e la TRW sigla che indica una ragazza dal passato disinvolto che sta cercando in qualche modo di atteggiarsi a santerellina.

Oltre poi ai partner indicati per il loro lavoro (lo scrittore, la barista, l'idraulico) ci sono quelli che diventano famosi per un atteggiamento o un'azione. Su tutti, in questo senso, ha fatto scuola colui o colei che è maestro nell'arte del ghosting. La tecnica è questa: ci si vede, ci si frequenta in un paio di occasioni e poi non ci si fa più trovare; all'inizio rimandando fino a data da destinarsi l'eventuale drink e poi semplicemente uscendo di scena senza più telefonate, sms o mail.

Succede in America come in Italia e dietro al fenomeno dei soprannomi ci sarebbe una grande paura da parte delle nuove generazioni ad impegnarsi in una relazione stabile preferendo tenere le distanze dall'altro tramite nomignoli e appellativi.

Meritarsi di essere chiamati (s'intende sempre davanti agli amici) col proprio nome di battesimo è cosa che va conquistata col tempo e che trasforma il flirt in aspirante storia seria, merce rara nella società contemporanea dove anche una love story dura il tempo di un clic.

© Riproduzione Riservata

Commenti