Io, le Dolomiti e il freddo

Tra renne e pupazzi di neve, freddo e bagni di ghiaccio, il racconto di un'esperienza inseguendo un buon proposito per l'anno nuovo

Martina Panagia

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Freddo. Io odio il freddo. Proprio mi entra nelle ossa. Sarà perché sono mingherlina di costituzione, ma non resisto all’aperto per più di dieci minuti se la temperatura è 10 gradi sottozero.

Immaginatevi quindi la mia faccia quando mi è stato proposto un Blogtour sulla neve della durata di un week-end targato Dolomiti SuperSki . Di solito rifiuto a prescindere le mete gelate, ma prima di farlo ho guardato la pagina della mia agenda in cui ho scritto i miei buoni propostiti per il 2013.

Il punto n. 11 recita: “sorridere e dire sì a nuove opportunità ed avventure”. Non posso infrangere subito una voce della mia lista… nemmeno è finito Gennaio, diamine! Devo dire sì. Dico sì.

Infilo in valigia gli abiti più pesanti che ho e non dimentico nemmeno tre o quattro paia di collant da montagna da mettere uno sull’altro se necessario, chiudo la borsa e mi avvio. Destinazione Sextner Dolomiten (Alta Pusteria), 6 ore di viaggio. Ne dormo 4 e quando apro gli occhi una catena montuosa imponente come le Dolomiti mi compare davanti.

La prima cosa che vedo è il Monte Elmo, la montagna più bella dell’intera valle a 2200 metri d’altitudine e non posso non restare affascinata da pupazzi di neve alti 8 metri o dalle renne che pascolano trainando slitte. Ho anche dato da mangiare a Rudolph, una di loro. Ma è solo l’inizio.

Sono stata felice come una bambina quando mi sono accorta che i muscoli del mio corpo si ricordavano esattamente cosa fare e come muoversi su un paio di sci. Non so nemmeno da quanto tempo non mi infilavo scarponi, guanti e racchette. Ma le mie braccia, gambe, addominali e spalle invece avevano in memoria tutto e mi hanno portata su piste rosse (medie) e nere (difficili) senza farmi provare nessuna paura. Sapevano esattamente cosa mi stavano facendo fare. Ed io, mi lasciavo guidare.

Indimenticabile la discesa in notturna sulla pista innevata a bordo di uno slittino. Schizzi di neve sul viso, mani gelate e una piccola luce sul caschetto mi hanno fatta sentire più adrenalinica che mai. Quasi come quando ho registrato il mio tempo record (applauso grazie: 48 secondi) segnato durante la grande gara sulle pale da neve. Mi ci vedete seduta su una specie di vanga per spalare? Ecco, ora lanciatemi giù per un dirupo. Ho rotolato, frenato, scivolato e slittato fino a tagliare il traguardo a testa in giù mentre gente proveniente da tutto il mondo si divideva a squadre bevendo vin brulè ed aspettando il proprio turno per partecipare.

Poi, la mia sfida al grande gelo. La sfida contro me stessa: mentre mi rilassavo nella Spa del Kurhotel Bad Moos mi è venuta una folle idea.

Sono in una piscina all’aperto con acqua calda che affaccia e confina con un giardino innevato. Penso al mio famoso buono proposito n.11 e prendo in mano il coraggio. Mentre sono in costume a sguazzare nel tiepido torpore dell’acqua, all’improvviso esco, mi butto e mi rotolo su un ammasso di neve fresca. Sento la pelle bruciare fino a rituffarmi nei 37 gradi di piscina che mi stanno aspettando lì sotto.

Le braccia, la schiena e le gambe pungono. E mi sento viva. Ma mi sento anche una stupida. 48 ore prima, solo perché temevo di patire troppo freddo, stavo per rinunciare ad un’esperienza così.

Chissà quante cose mi sono fatta sfuggire solo per uno stupido scrupolo o per un capriccio.

Chissà quante altre invece mi aspettano, ora che il mio buon proposito n. 11 è diventato il n.1 della lista.

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