Design Week: quando i designer internazionali parlano italiano

Il SaloneSatellite si presenta come il perfetto luogo di incontro tra  gli imprenditori e i più promettenti progettisti under 35 di tutto il  mondo - Dentro e fuori il Salone - A Milano il mondo che abiteremo

L'Ingresso del SaloneSatellite, luogo d'incontro tra giovani designer under 35 e aziende

Alessia Sironi

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Dedicato ai giovani e alla loro energia creativa il SaloneSatellite non smentisce la sua mission di talent scout e il suo servizio agli imprenditori del settore casa-arredo. Una falegnameria, una vetreria, una fonderia e una bottega digitale svelano in questi giorni i segreti del “saper fare” artigianale che serve all’industria: un luogo d’incontro tra due mondi che solo apparentemente sono agli antipodi ma che nella realtà di oggi sono più vicini che mai e diretti verso una stessa unica meta.

Design e artigianato: insieme per l’industria” è infatti il tema di questa 16a edizione che risponde al bisogno che i giovani disegnatori sentono e cioè di saper integrare la tradizione dell’artigianato con le moderne possibilità che offrono la progettazione e la produzione industriale. L’artigiano infatti, con la sua sapiente manualità e i procedimenti lavorativi tradizionali, si inserisce nel dialogo che intercorre tra progettista e imprenditore e su cui è basato tutto il successo del made in Italy.

Il programma del SaloneSatellite è entusiasmante perché prevede la creazione di tre botteghe - del legno, del vetro e del metallo - dove alcuni maestri artigiani fanno delle vere e proprie dimostrazioni di lavorazione dei vari materiali. A queste poi si aggiunge una bottega dell’artigianato digitale, con uno sguardo rivolto verso il futuro che, a quanto pare, è già dietro l’angolo, perché sono in molti a chiedersi come cambierà il mondo del design, quando fabbricazione digitale e stampa 3D saranno realtà ormai consolidate.

E se i giovani talenti immaginano il loro futuro in qualche azienda di fama internazionale, sono già molti i designer che nel panorama mondiale firmano pezzi per brand italiani. Sì, perché mentre le griffe di casa nostra mettono il loro know how, ricerca e produzione, i progettisti internazionali spingono idee creative e interpretazioni abitative che non troverebbero realizzazione nei loro Paesi d’origine.

Talvolta occorre ricordarlo a tutti coloro che parlano di “fughe di cervelli” dall’Italia perché non valorizzati abbastanza: il mondo del design e dell’arredamento ne è la prova contraria. L’Italia chiama e il mondo risponde. E lo fa con grande passione tanto che quando oggi si parla di made in italy ci si riferisce a una realtà in cui i marchi sono fortemente radicati nel nostro Paese ma i designer sono invece di fama internazionale.

Qualche nome? Mika Tolvanen, finlandese di nascita, uno studio a Helsinky e una collaborazione con Fontana per una lampada che fa a meno dei fili; Jean Marie Massaud, francese, presenta al Salone, Antohn, il nuovo divano di Poltrona Frau; direttamente dal Canada alla Brianza, Marcel Wanders porta con se la seduta Venus by Poliform; mentre Zanini De Zanine, brasiliano, è stato scoperto dal progetto di scouting dall’italianissima Cappellini.

Perché in fondo tutti i designer del mondo sognano di “costruire” un pezzo di made in Italy. E, almeno questo primato, dovrebbe renderci orgogliosi.

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