Design Week: Made in Italy, unico protagonista del ballo

Nello strabiliante party che sta volgendo al termine, le aziende si sono dimostrate volenterose di reagire ad un momento difficile con strumenti quali qualità, artigianalità e professionalità. Ecco il pensiero di uno dei rappresentanti più influenti, Carlo Molteni, presidente di Molteni&Co

L'ingresso del Salone Internazionale del Mobile

Alessia Sironi

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La crisi si sente ancora. Eccome. Ma forse questa volta la voglia di reagire è molto più forte. E’ così che la pensano molti dei numerosi espositori presenti al Salone internazionale del Mobile di Milano che sta volgendo al termine. Perché anche se è evidente e sotto gli occhi di tutti che ce n’è ancora parecchia di strada da fare per superare le difficoltà di un periodo che ha davvero messo in ginocchio tante persone e migliaia di aziende, l’impressione che si ha girando per gli stracolmi padiglioni sovrastati dalla magnificenza della “vela” di Fuksas, è proprio lo strabiliante desiderio, ma forse più che altro una forte necessità, di portare a compimento un progetto, quello del made in Italy, più grande e forte di qualsiasi altra difficoltà.

Cerchiamo quindi, sull’onda dell’entusiasmo dei giorni più frenetici dell’anno di capire se questo mood è reale, se davvero ci si sta risollevando, oppure se, più semplicemente, è dettato dai ritmi fieristici veloci ed entusiasmanti, ma da analizzare bene tra qualche tempo. “I veri bilanci si fanno solo a due mesi dalla fiera”, racconta uno degli esponenti più influenti del panorama internazionale del made in Italy, Carlo Molteni, presidente e amministratore delegato di Molteni&Co e Dada, “questi sono giorni di baci, abbracci e di tanti complimenti, ma la realtà è che solo i numeri poi diranno se tutto questo rinnovato entusiasmo ha radici fondate”. Quel che è certo è che, come ha avuto modo di ribadire più volte in questi giorni anche il neo presidente del Salone, Claudio Luti, le aziende rappresentanti dell’artigianato e della qualità italiana, in questo momento non possono restare ancorate al modello di una vecchia Europa, ma si devono concentrare su nuovi progetti di espansione. “Noi esportiamo il 60% dei nostri prodotti e contiamo, nel 2013, di arrivare a una percentuale che si aggira intorno al 70”, continua Molteni, “stiamo infatti assistendo a una grossa ripresa da parte del Giappone e del Far East più in generale. La dormiente Arabia Saudita si sta anch’essa risvegliando e molti Paesi del Medio Oriente con lei; senza contare il Brasile e il Sud America o ancora l’Australia che non sa neanche cos’è la crisi. Dal canto nostro possiamo solo sperare in un sostanziale rafforzamento del mercato interno perché è solo in questo modo che si possono ottenere risultati concreti”.

Questo party che ha coinvolto per un’intera settimana non solo la zona fiera, ma l’intero capoluogo lombardo in ogni angolo della città è stato quindi solo l’inizio di una festa che deve ancora incominciare. Un ballo dove il made in Italy è il protagonista assoluto di una rifioritura di un settore trainante per la nostra economia. Ma quali sono i fattori cui tutte le imprese dovrebbero puntare per ottenere il successo sperato? “Intanto il rapporto tra qualità e prezzo deve essere eccellente”, conclude il presidente di Molteni&Co, “poi servono nuove concetti  e noi italiani siamo maestri nello sviluppare meravigliosi prodotti anche da pessime idee. Per quanto riguarda invece la nostra azienda, posso solo dire che tre aggettivi la rappresentano a pieno: innanzitutto è accogliente, ed è questa l’immagine che vogliamo portare all’estero, poi variegata, un perfetto mix di stili, e infine affidabile perché i nostri prodotti durano negli anni”.

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