Dall'India il dramma della compravendita delle mogli

La forbice demografica sempre più ampia tra maschi e femmine ha favorito la nascita di questa barbara tratta di donne - schiave

Spose indiane (Credits: Gettyimages)

Barbara Pepi

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L'hanno già ribattezzata la "rivolta delle spose" e minaccia di scuotere dalle fondamenta la diffusa (ma illegale) tradizione della compravendita delle spose in India.

Nel subcontinente è abitudine antica combinare i matrimoni. Di solito la sposa, dotata di ricca dote, viene scelta dalla famiglia dello sposo nello stesso villaggio, o comunque nella stessa regione e le nozze sanciscono l'unione tra due clan del medesimo territorio.

Succede, però, che negli ultimi anni si sia ampliata la forbice demografica tra uomini e donne e che le bambine siano di gran lunga di meno dei bambini.  

Ad esempio in Haryana, regione a Nord dell'India, il rapporto è di 877 donne ogni mille uomini (prima era di 913 su 1000). Se poi si guarda sotto i 7 anni di età, le bambine sono a quota 830. Altrove il divario è simile, se non peggiore.

La causa andrebbe ricercata negli aborti selettivi che le donne compiono o perchè costrette dai mariti che vogliono perpetuare la progenie maschile o perchè consapevoli che una bambina indiana avrà comunque una vita difficile e un futuro fatto di privazioni e sofferenza.

Ogni giorno in India vengono abortiti (illegalmente) duemila feti femminili e si calcola che le bambine con meno di 10 anni scomparse nel nulla siano più di 8 milioni.

Proprio per colpa di una situazione sempre più grave che non permette agli uomini di trovare moglie, da qualche tempo a questa parte è in vigore l'abitudine, da parte delle famiglie con un ragazzo in età da matrimonio, di comprare la sposa da un'altra regione, spesso anche molto lontana.

E' iniziato in questo senso un triste pellegrinaggio di giovani donne che vengono vendute dai propri padri, spesso poverissimi, per meno di 2.000 euro e che da regioni quali Kerala, nel Sud del paese, Orissa o Bengala, nell’Est, partono per iniziare una nuova vita nel Nord, in Haryana, in Punjab, nella stessa Delhi, la capitale.

Nelle nuove famiglie queste giovani vengono accolte come 'oggetti' pagati e trattate come schiave, talvolta persino rivendute in cambio di pochi soldi.

Si tratta di un fenomeno illegale e nascosto e per questo difficile da arginare anche da parte delle autorità indiane. Da qui l'idea di Empower People, una ong indiana, di organizzare, all’inizio di marzo, una marcia che dalle regioni del Bihar, dell’Assam e del Bengala farà convergere i manifestanti su Delhi.

Il dramma del traffico delle moglie ha delle pesanti ripercussioni umane, culturali e sociali sul Paese. Oltre ad incentivare ulteriormente l'aborto selettivo di feti femmina riduce in schiavitù un'intera generazione di ragazze che, estirpate dal proprio territorio e trasferite dall'altra parte del continente, sono come prigioniere straniere della propria nuova famiglia.

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