Courchevel 1850. Sulla vetta del lusso

Ha 15 hotel a 5 stelle, due dei 13 Palace di Francia, sette magazine patinati... Viaggio a Courchevel 1850, paradiso degli eccessi. Dove, fra opere d’arte, suite da 35 mila euro a notte e jet privati, s’incontrano i nuovi ricchi globali.

Lucia Scajola

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Alle 9 di sera, nel bar dell’albergo, la scena è questa: ai tavoli due coppie di monegaschi, un gruppo di colombiani, uno di Hong Kong. Musica dal vivo, bottiglie, sotto gli sguardi di un personale vigile come una scorta sui divani centrali prendono posto cinque coppie di ucraini, tra secchielli di champagne, diamanti e molti baci. La festa deve solo cominciare: la più giovane ruba il microfono alla chanteuse e impone alla sala una sua interpretazione di Je t’aime. È stonata, ma non importa: "Il cliente al centro, che sorride, è uno di quelli senza limiti di spesa e qui fa come fosse a casa sua" spifferano alla cronista. In realtà, il vero padrone qui all’hotel Cheval Blanc è Bernard Arnault, multimilionario patron della Lvmh, che ha fatto della sua residenza privata a Courchevel uno dei 13 Palace di Francia, conservando per sé due piani (650 metri quadrati), dove viene il fine settimana.

Dodici ore dopo siamo all’altiporto. Sole, 11 gradi sotto zero, grande viavai nel salottino del piccolo Aeroclub. Annunciato solo dal rombo del motore, tra una seggiovia e l’altra, atterra un jet. Dal portellone anteriore vengono scaricati gli sci mentre i passeggeri allacciano gli scarponi: "È comodissimo" racconta l’imprenditore pilota di Montpellier. "Solo 45 minuti di volo, rientriamo stasera, ma domattina saremo di nuovo qui alla stessa ora".

Altro rombo, altro atterraggio: dall’elicottero sbarcano un set di otto valigie dal logo inconfondibile e una coppia. Lei italiana, il marito, industriale farmaceutico, iraniano: "Viviamo negli Emirati Arabi, ma arriviamo diretti dal Forum di Davos per raggiungere qui i bambini". I pargoli, con tate e maestri di sci, attendono disciplinati a bordo pista.

Courchevel 1850, stazione della Savoia francese costruita sulle piste nel 1947, si è consacrata nel giro di 5 anni come uno dei luoghi al mondo in cui si concentra la maggiore quantità di denaro e lusso: mai italiano, sempre meno occidentale, ma russo, arabo, sudamericano e lentamente anche cinese. Qui il soldo non è arrivato per caso. Certo, si può uscire sempre con gli sci ai piedi e il comprensorio de Les trois Vallées, con 600 chilometri di piste, è il più esteso del mondo, ma di posti belli, anche più noti, sulle nostre Alpi ne esistono altri. Eppure... "Qui è successo che a un certo punto gli albergatori sono partiti per il mondo a cercarsi i clienti danarosi". Véronique Paquet, direttore del magazine Pure Courchevel, racconta i segreti di una ricetta che ha funzionato: non accontentarsi delle risorse naturali, ma aggredire il mercato. Non a caso, lei che era di stanza a Saint-Tropez, dove dirige l’edizione gemella del suo giornale, è salita ai monti vedendo lievitare il potenziale delle pagine pubblicitarie del suo periodico, oltre al numero dei concorrenti: oggi le pubblicazioni sono addirittura sette.

"La domanda che abbiamo attirato ha modificato l’offerta" racconta Eric Tournier, alla testa di una famiglia che qui possiede alberghi, ristoranti, la discoteca Les Caves e il lussureggiante Cap Horn, gestito con Joy, la figlia ventunenne, già minidiva. "Nel giro di 2 o 3 anni, dal 2000, abbiamo elevato tutti i servizi verso il lusso estremo".

A differenza della "sorella" estiva Saint-Tropez, Courchevel non conosce la crisi: "È un mondo a sé, con margini di spesa inimmaginabili, tali da consentire a tutti di lavorare e guadagnare molto bene" spiega Walter Di Rocco, veneto, direttore del Cheval Blanc e del White a Saint-Tropez: "La differenza tra i due posti? Là puoi anche far finta di essere ricco. Qui devi esserlo davvero".

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