Con la crisi non si divorzia più

Con le difficoltà economiche crescono a dismisura le coppie di separati in casa. Ma non certo "per il bene dei figli" come si sente spesso dire. E' solo una questione economica. Parola di esperto

Una foto emblematica di come si possa passare in breve tempo da un bel matrimonio ai "ferri corti"

Alessia Sironi

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Con la crisi economica aumentano le coppie di separati in casa. Quei coniugi, per intenderci, che non ce la fanno più a stare insieme, che vanno dall'avvocato, che si informano, fanno quattro conti e poi? E poi mollano il colpo. Perché divorziare costa troppo. Anche i dati Istat lo confermano: nel 2012 le cause di separazione sono passate da 8.911  a 8.079.

“Ma il problema non è tanto il costo del legale”, spiega a Panorama.it Sabrina Corti, avvocato matrimonialista esperta in diritto di famiglia, “quanto i giochi che nascono e seguono la separazione stessa: doppia casa significa doppio affitto o mutuo, doppie utenze e bollette e, di conseguenza, reddito dimezzato. Per fare un esempio: se si parla di separazione consensuale, quella in cui i coniugi si trovano d’accordo, i costi vanno dai 1500 ai 7mila euro. Se invece si tratta di una causa giudiziale ed è il giudice a dover decidere di abitazione, mantenimento e spese, si può arrivare ai 25 mila euro (certo, se non ci si chiama Berlusconi, ndr). In ogni caso i tempi di un divorzio giudiziale vanno dai tre ai cinque anni”.

E’ proprio questo lungo tempo di attesa che porta gli Italiani a rivolgersi a tribunali di Paesi stranieri: per accorciare le tempistiche del divorzio. “In Inghilterra”, sottolinea l’avvocato, “si passa dai tre anni canonici a un anno. Ma bisogna specificare che è solo il tempo a diminuire non certo la parcella dei legali”. Inoltre va evidenziato come, in termini numerici, diminuiscono sì le separazioni, ma non tanto perché ci si separi di meno, ma perché ci si sposa di meno. E, con molte coppie di fatto, la maggior parte delle cause di separazione si trasformano in “lotte” per l’affidamento dei figli.

Una cosa però va detta: “il nostro sistema giudiziario permette l’accesso al patrocinio a spese dello stato”, specifica l’esperta, “il che significa che, coloro che dichiarano un reddito lordo inferiore a 10.600 euro annui, possono comunque affidarsi al legale di fiducia che poi verrà rimborsato interamente dallo Stato”. Peccato che la maggior  parte degli avvocati non proponga mai questa opzione!

Tutte scuse quindi quando si sente qualcuno dire “non ci separiamo per il bene dei bambini”. In tanti scelgono di separarsi pur restando a vivere entrambi sotto lo stesso tetto. “Ma i motivi sono quasi esclusivamente economici”, conclude l’avvocato Corti, “si decide di comune accordo di portare avanti la separazione ma di limitare le spese vivendo ancora nella medesima casa”. Aspettando il divorzio. E aspettando di innamorarsi di nuovo e incominciare tutto daccapo.  

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