Etica e chirurgia (anti)estetica
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Etica e chirurgia (anti)estetica
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Etica e chirurgia (anti)estetica

La modella con il seno XXL, il lato B in decomposizione della ex di Cristiano Ronaldo, la morte di liposuzione della miss ecuadoriana: cos'è oggi la bellezza?

C’è un filo rosso, in questi giorni, che unisce il seno rifatto più grande del mondo della modella Mayra Hills, il “lato B” in decomposizione dell'ex fiamma di Cristiano Ronaldo, Andressa Urach, e la tragedia della miss ecuadoriana Catherine Candomorta in seguito a un intervento di liposuzione vinto insieme al titolo di "Regina di Duran": la chirurgia estetica.

La manipolazione del corpo alla ricerca della bellezza.

Essere Contro o A favore (ultras sfegatati, ultras pentiti, puntualizzatori che si schierano a favore solo degli interventi contro difetti fisici invalidanti) lascia il tempo che trova. Il punto è in realtà uno solo: la chirurgia plastica ha davvero a che fare con la bellezza?

Ma la bellezza cos'è?

La bellezza è di per sé un concetto sfuggevole e di difficile definizione. Di certo c’è solo il suo essere storicamente e geograficamente determinata (i canoni estetici vigenti in una caverna della preistoria sono radicalmente diversi da quelli di una discoteca in Versilia nel 2015).

La bellezza è negli occhi di chi guarda. E gli occhi di chi guarda non sono mai vergini, ma guardano secondo criteri di giudizio variabili in base alle idee sociali dominanti. Da cui conseguono gli artifici con cui cerchiamo di rispettare i canoni estetici del nostro tempo; siano essi mainstream o di nicchia, per piacere a moltitudini o a un numero selezionato di persone, si tratta sempre di voler ottenere un riconoscimento sociale.

Per questo ci tagliamo i capelli, copriamo le nostre nudità (o le scopriamo oltre ogni ragionevolezza), agghindiamo le nostre appendici con pietre più o meno brillanti, decoriamo la nostra pelle, gonfiamo i muscoli e appiattiamo le pance, etc, etc.

La chirurgia estetica (e chissà, un domani la manipolazione genetica) sono solo la conseguenza logica della capacità umana di manipolare la materia in generale e il nostro corpo in particolare. Avendo la possibilità tecnica di effettuare modifiche più strutturali di un velo di rimmel, molte (e molti) scelgono di dare il via ai lavori senza pensarci troppo su.

La posizione dei moralisti che si battono contro la chirurgia estetica è tanto ridicola quanto inefficace. Se lo scopo è convincere le sedicenni di domani a non rifarsi da capo a piedi, non sarà certo attraverso le prediche che si otterrà un qualche risultato.

L’etica, con l’estetica, non c’entra niente.

Anche i moniti sulla pericolosità delle operazioni non sono più efficaci delle scritte allarmistiche sui pacchetti di sigarette.
Certo, c’è chi si infetta, e perfino chi muore. Ma questo succede anche per le appendiciti. Si tratta di punire i medici cialtroni, che sono parecchi, ma mica solo tra i chirurghi plastici, anche fra i dentisti.

Per diventare più belli diventiamo più brutti

La vera questione sulla chirurgia estetica è che in realtà è profondamente antiestetica.
Nel senso che, nella maggior parte dei casi, il suo principale effetto collaterale è quello di trasformare persone belle, carine, affascinanti, in mostri inguardabili.

Per le persone brutte, ma brutte davvero, gli strumenti oggi a nostra disposizione possono fare qualcosa di buono.

Per quelle già attraenti no.

Seni giganteschi, sedero spropositati, labbra sul punto di esplodere, zigomi da alieni: non c’è niente di attraente in tutto questo.

Le persone che ricorrono alla chirurgia estetica forzando la mano alla natura e non accontentandosi di qualche ritocchino, tendenzialmente finiscono con il diventare esteticamente ridicole e patetiche.

Dovremmo metterci in testa che oggi, cercare di trasformare noi stessi radicalmente non è ancora possibile in maniera efficace, sicura, duratura, e soprattutto “bella”.

Arriveremo un giorno a una capacità di manipolazione del nostro corpo che ci permetterà di modellarci come vogliamo.

A quel punto saremo tutti Brad e Angelina. Il che, automaticamente, farà diventare quello lo standard, dando vita a nuovi paradossi. Chissà, per fuggire alla monotonia di tanta stucchevole perfezione i nuovi belli saranno Alvaro Vitali e Rosi Bindi.

Il paradosso è proprio che, dal momento in cui otterremo una simile capacità di intervenire sul nostro aspetto, mettendo la "bellezza" a disposizione di tutti, tutta quella apparenza esteriore finirà con l’annullarsi, e noi finiremo inevitabilmente a essere sedotti da caratteristiche irriproducibili in laboratorio, come il carattere, l’atteggiamento, i valori morali.

La chirurgia estetica, un giorno, ci salverà dalla dittatura dell’apparenza e ci farà mettere al centro l'interiorità del prossimo.

Ma non oggi.

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