Società

Casting di X-Factor 10 al via

A Milano, 20 mila aspiranti star si sono dati battaglia per un posto sul palco del programma di Sky. Guarda nella gallery fotografica se ci sei anche tu

La fila per i provini di X-Factor 10

Annalia Venezia

-

«Buonasera, sono Sara, ho 18 anni. Sono stata vittima del bullismo, i miei genitori sono separati e mio padre ha avuto un figlio da un’altra donna. La musica per me è tutto, è l’unico modo che ho per riscattarmi». E a chi le chiede perché si addentri in dettagli tanto personali, lei risponde: «Perché mi avete chiesto di dirvi chi sono».

Benvenuti ai casting di X-Factor edizione numero 10, a Milano. In onda da settembre su Sky Uno Hd. Solo Panorama ha avuto accesso all’ambìto albergo: moquette rosa, carta da parati e buttafuori con auricolari davanti alle porte scorrevoli. Si entra solo con il numerino, conquistato dopo ore di fila nella piazza di palazzo Lombardia, poco lontana da qui.

Italia, Paese di naviganti, sognatori e di aspiranti pop star. Ventimila è il numero dei provinati solo nella tappa milanese, tra file chilometriche e svenimenti. Capelli colorati, orecchini tribali, cappelli a bombetta e miriadi di Stan Smith ai piedi. Molti, anche i più «maledetti», arrivano con le madri al seguito. Tesissime.

«Che cosa ci canti? Perché hai scelto questo pezzo?». «Per me va bene così»: fine del casting. Cinque, massimo dieci minuti a testa il tempo dedicato a ogni cantante in erba, più di quindici gli esaminatori sparpagliati nelle salette, tra discografici, professionisti della tv e della musica. Se poi va bene, il candidato passa a un’altra stanza, quella dei rivedibili, dove li attendono i capi-autori, per intendersi quelli che nelle edizioni passate hanno detto sì a Marco Mengoni, Giusy Ferreri e Francesca Michielin.

«Rispetto alle edizioni passate il livello dei casting è cresciuto» spiega una di loro, Eliana Guerra, curatrice storica di X-Factor (edizioni Sky), seduta dietro al banco nella sala A, la più ambita. Accanto a lei ci sono altri due colleghi: Angelo Ferrari e Fabrizio Ferraguzzo. Non sempre il giudizio è unanime, ma l’approccio al talento è unico. «Il fattore X lo riconosci alla prima nota. Ricordo ancora quando si è presentata Francesca Michielin» aggiunge Angelo Ferrari, fama da cattivo e autore del programma fin dalla prima edizione. «Era timida, aveva 16 anni, poi ha iniziato a cantare i Led Zeppelin con voce graffiante e ci siamo resi conto di essere davanti a una star» conclude. Ma la Michielin non è l’unica ad averli fatti sussultare. «Quando l’anno scorso hanno iniziato a suonare gli Urban Stran-gers, per l’emozione ho stretto il braccio a Ferraguzzo che mi stava accanto. Non abbiamo avuto neanche bisogno di parlare» prosegue Guerra.

Nella sala A continuano a entrare e a uscire ventenni. Tutti prediligono canzoni in inglese, molti compongono e lavorano nella musica, ma pochi riescono a mantenersi suonando. «Ho 24 anni, sono di Carpi, confeziono reggiseni in una fabbrica» si presenta Marco. Occhi celesti, suona la chitarra e ha l’aria del cantante maledetto. Sembra mettere d’accordo tutti, gli sguardi d’intesa degli autori dicono che la sua strada potrebbe non fermarsi qui. Ma non significa che arriverà a settembre, il mese in cui X-Factor 10 andrà in onda su Sky Uno Hd. «Vediamo tanti ragazzi, la banalità è il nemico peggiore» incalza Ferrari. «Io ho un occhio più televisivo e meno musicale, mi incuriosisce chi parte con un basso profilo e poi, durante la performance, mostra un aspetto insolito, anche un difetto, che non ci aspettavamo e che contrasta con la prima impressione». E per che cosa dice no subito? «Molti imitano i loro beniamini, usano posture solo perché lo hanno visto fare. Come alcuni rapper che ciondolano come i peggiori elementi del Bronx. Sono cambiati i tempi, dubito che camminino in quel modo anche gli originali» spiega. Qualche errore ha rischiato di farlo anche lui, però. «Non mi piaceva Marco Mengoni (poi vincitore della terza edizione, ndr). Troppo emotivo, piangeva sempre. Una mia collega aveva decretato che Giusy Ferreri (seconda nella prima edizione, ndr) era troppo fricchettona» ammette. «Però sono convinto che il talento alla fine venga fuori. Magari fa un giro più lungo, non passa dal programma, ma prima o poi viene fuori».

L’età minima per accedere ai provini è 16 anni. E sono in tanti ad arrivare da ogni parte d’Italia. Si presenta Marta da Piombino: ha duettato con Michael Bublé durante l’edizione di Io canto nel 2011. Sembra una piccola Beyoncé, rappa come una nera dei ghetti. «Ne vediamo duemila così» si lascia scappare a porte chiuse Ferrari. Lo show dei provini continua in ogni sala, anche nella B. Entra Alfredo, siciliano, insegna musica ai bambini. Ha scarpe da ginnastica con i brillanti, camicia a quadri, un cappello in testa e anelli sulle dita. Ha già tentato la fortuna due anni fa e ora ci riprova. La sua destinazione è la sala dei discografici. Canta, la sua voce è potente. Non sbaglia una nota. Finisce, saluta e se ne va. Laconico il giudizio di Roberto Rossi della Sony: «È in gamba, ma non è né fish, né flesh». Avanti un altro.


Dopo le audizioni di Milano e Roma, tra pochi giorni gli autori di Sky saranno alla ricerca delle ugole d'oro anche a Torino e Bologna.

Ecco le date:

AUDIZIONI Torino
Pala Alpitour - Corso Sebastopoli, 123
31 maggio, 1 e 2 giugno
AUDIZIONI Bologna
Unipol Arena - Via Gino Cervi, 2 - Casalecchio di Reno
18 e 19 giugno
BOOTCAMP Milano
Forum di Assago - Via Giuseppe di Vittorio, 6 - Assago
30 giugno e 1 luglio

 
© Riproduzione Riservata

Commenti