Società

Sotto le lenzuola? Niente

Una nuova ricerca conferma la generalizzata insoddisfazione delle donne italiane nei confronti dei loro partner a letto

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Marco Cubeddu

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Qualità del sesso: due pesi, due misure.

E la bilancia dell’insoddisfazione sessuale pende drasticamente dalla parte delle donne: 13 milioni di italiane insoddisfatte contro 11 milioni di italiani insoddisfatti.

Rapporti sessuali definiti "inadeguati e sporadici".

A "rivelarlo" la ricerca condotta su 3.000 uomini e donne tra i 18 e i 65 anni presentata all’XI congresso nazionale della Società Italiana di Andrologia Medica e Medicina della Sessualità che si è recentemente concluso a Cagliari.

Rispetto al "problema", l’approccio maschi-femmine è molto diverso: il 95% delle donne vuole discuterne e il 60% crede opportuno trovare rimedi di coppia. Mentre gli uomini, per esempio sulle disfunzioni erettili, sempre più comuni, nicchiano, e solo il 22% pensa che la soluzione sia da trovare in due.

I dati sono una fotografia allarmante. Ma non stupefacente.

Niente di difficile da immaginare.

Le donne lo sanno.

E gli uomini, se hanno qualche amica che si confida con loro, o se si guardano allo specchio senza fare gli struzzi nascondendo la testa sotto il cuscino, pure.

Se i dati che rivelano i problemi sono semplici, la loro soluzione è complicata.

Anche perché le letture possono essere molteplici.

Gli uomini fanno meno bene l’amore di un tempo?

Le donne hanno iniziato a esplicitare le loro esigenze mettendo a nudo una storia dell’umanità fatta di frustrazione sessuale?

Il processo che porta alla messa in discussione dei ruoli intacca l’intimità al punto da farci pensare che (almeno a letto) si stava meglio quando si stava peggio?

È colpa delle donne troppo aggressive se gli uomini sono diventati così mollaccioni?

È colpa della società che le ha oppresse se le donne sono diventate così aggressive?

La pornografia ci ha indotto a inseguire miraggi di piacere sessuale rendendo ai nostri occhi, fattisi esigenti, i verdi pascoli in cui pascolavamo niente di più che sterili deserti?

Questi, come altri - praticamente infiniti - interrogativi, sono il prodotto di così tanti mutamenti, sociali, economici, politici, ideologici, culturali, che dovranno venirne ancora chissà quante di ricerche e di saggi sull’argomento, prima che ci si possa anche solo avventurare a avanzare ipotesi che non siano slogan banali e sentenze facilone.

Il dato di fatto è che ci si incontra sempre più di rado, e sempre per meno tempo, sotto le lenzuola. E che il talamo nuziale, più che la capanna di due cuori, è il tempio dell’ansia e della frustrazione.

Il virus letale, frutto di un mix di ribaltamento dei ruoli, rivendicazioni, aspettative, insofferenza, sovrastrutture culturali, eccetera, eccetera, ha appena iniziato a infettarci.

L’epidemia è molto lontana dal suo apice.

E noi siamo lontani anni luce dal trovare, non dico un vaccino, ma perfino una banalissima cura palliativa.

Le responsabilità sono di molti fattori, le colpe di nessuno.

E il margine di resistenza soggettiva è destinato a ridursi.

Mentre tornavo dalla spesa, poco fa, due vecchini curvi e tremanti affrontavano il cimento del trovare le chiavi, poi quello di aprire il portone, infine quello di salire la rampa di scale che li separa dall’ascensore. Probabilmente adesso saranno ancora lì a sistemare la spesa. Stremati. Ma uniti.

Dubito che si siano mai posti il problema di quale fosse il loro grado di soddisfazione sessuale.

Per quanto il loro sia un futuro tremante, fatto di titaniche fatiche per ogni gesto semplice da compiere, ci sono arrivati accompagnandosi e continuano ad accompagnarsi.

Il nostro futuro prossimo vedrà aumentare a dismisura le rispettive compagini di impotenti e frustrate.

Un’umanità sempre più cosciente delle proprie insoddisfazioni.

Sempre meno capace di sopportarle.

Un’umanità che, al dunque, vedrà ognuno tremare da solo.

E comunque insoddisfatto.

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