I social network, maestri di storia. E di vita...

Un sito ricostruisce i grandi fatti storici immaginando i post su Facebook dei loro protagonisti. Geniale, divertente e, soprattutto, educativo

Marco Cubeddu

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Appartengo a quella categoria di utilizzatori dei social network che sono segretamente convinti che questi oggetti siano un segno dell’Apocalisse imminente.

Ho sempre più l’impressione che solo una tempesta solare di proporzioni inaudite potrebbe salvarci, riportandoci indietro nel tempo, senza tutta questa tecnologia (via gli smartphone, via tutto quel che c’è di elettronico) e che, se non si verificherà in tempo, ci scaveremo la tomba con le nostre mani nel giro di pochi milioni di clic.

Non penso di avere ragione.

Anzi.

Sono certo di avere torto.

Ma, nonostante la data di nascita non mi fornisca giustificazioni, faccio parte di quei tanti giovani, o giovanissimi, che sono nati vecchi, figli di un’altra era.

Naturalmente, come tutti i catastrofisti tecnologici, sono un ipocrita. E uso Facebook e smartphone con allarmante assiduità.

Per conservare un minimo di coerenza mi astengo solitamente dal fare in pubblico discorsi luddisti in cui so di non credere. E, anzi, con chi attacca i social network, per spirito di contraddizione, mi ostino a difenderne i “lati positivi”.

Però il punto è che, fino a stamattina, non sapevo quali mai potessero essere questi “lati positivi” (i selfie? le foto dei gatti?) di Facebook.

Mi limitavo a ripetere (e ripetermi) che lo usavo solo per lavoro.

Difatti ho un profilo finto con cui ho aggiunto a caso molti faccendieri editoriali e scrittori, che tengo d’occhio, odiandone la maggior parte segretamente e monitorando i loro post, a caccia di qualcosa di interessante da riscrivere (meglio) su altri supporti cartacei o web.

Devo dire, è una strategia fallimentare.

Di solito si trovano solo cose noiose incentrate sulla santità del libro (naturalmente di carta) e solipsistici appelli di pubblica indignazione per lo stato della politica.

Anche stamattina, come sempre, solita ricognizione.

Scorro sfiduciato il comesichiama coi post più recenti della gente. Niente, niente, niente, foto di gatti, gatto su scrivania, gatto tra i libri, attacco a Renzi, attacco a Berusconi, presentazione di un evento in nome dei libri dimenticati (senza che nessuno si faccia venire il dubbio che forse se erano dimenticati una ragione c'è), gatto, gattino, gattuccio e… Tac!

Un link al sito CollegeHumor in cui si ricostruisce lo scoppio della seconda guerra mondiale attraverso i possibili post dei protagonisti su Facebook.

Semplicemente geniale.

Non solo divertente, ma anche, potenzialmente, educativo (penso a quei cialtroni che al quiz di Carlo Conti non avevano la più pallida idea di quale fosse il periodo in cui avevano imperato Mussolini e Hitler).

E scopro che qui c’è tutta la storia dell’universo (dai primi palpiti fino a noi, passando  per eventi esilaranti come quello della scoperta dell’America con Colombo che posta immediatamente un annuncio per vendere i primi schiavi).

È un po’ come la sigla della sitcom Big Bang theory, uno dei modi migliori per spiegare a un bambino l’evoluzione della nostra specie, la tappe fondamentali, l’’incredibile accelerazione che il nostro sviluppo sociale ha avuto nel secolo scorso.

Se fossi un insegnante delle elementari getterei quei terrificanti sussidiari che si portano sempre dietro (e che generalmente altro non sono che bignami approssimativi parziali e moralistici) e spiegherei la storia e la vita a partire da qui.

Se penso alla morbosa noia e alla sgradevole parzialità con cui, ad esempio alle medie, insegnanti dalla mente rozza e dal cuore tenero cercavano di spiegarci la Seconda Guerra Mondiale mi viene da pensare che queste pagine bisognerebbe stamparle e fargliele mangiare

Ma, al di là delle esagerazioni, penso davvero che questo schema educativo sia un fantastico modo per far apprendere qualcosa ai giovanissimi che usano i social network e le piattaforme informatiche mille volte meglio di noi.

A questo punto mi sono convinto di aver fatto una scoperta eccezionale, ho benedetto Facebook per la sua tempestività e mi sono auto complimentato con me stesso per il colpo d’occhio e l’acume dimostrato nel cogliere questa incredibile news.

Per cui siete gentilmente invitati a non farmi notare che questa roba è online dal 2011. E che, probabilmente, i più acuti di voi lettori, l’avete vista molto tempo fa.

Ho già i miei problemi.

Non mettetevici anche voi.

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