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Carlo Parodi: "Non potendo essere Casanova lo celebro con un museo"

Dopo aver collezionato per una vita cimeli del famoso libertino, ha deciso di dedicargli una esposizione permanente. Dal 2 aprile

Carlo Parodi

Stefania Berbenni

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Sono alti uguali: un metro e 91. Nessuno dei due è nobile di famiglia, una partenza che però non ha precluso loro i salotti bene del mondo.

Sono sciupafemmine per innato amore per le donne, non per collezionismo da maschi alfa. Viaggiatori, appassionati di segreti. Li separano tre secoli e un gruzzolo di altri dettagli, ma per chi crede nelle coincidenze, nei giochi astrali, un filo invisibile deve pur esserci ad unire Giacomo Casanova (1725-1798) e Carlo Parodi (1970), brianzolo, globetrotter e manager.

Dal 2 aprile, compleanno del famoso avventuriero, ci sarà anche qualcosa di molto solido, Palazzo Pesaro Papafava, un gioiello del Quattrocento che Parodi ha affittato per ospitare il primo museo dedicato a Casanova, con cimeli, costumi dell’epoca, scritti, strumenti musicali originali, locandine dei molti film dedicati al Veneziano.

Non solo: Parodi ha commissionato la realizzazione di un’esperienza virtuale in 3D, prevista in dieci lingue, un microfilm con damine, giocatori d’azzardo, spie, calli e prigioni. Per cinque minuti i visitatori proveranno l’esperienza di "essere Casanova", ovvero di vestire i panni del re dei libertini, di provare la dismisura di essere un personaggio "gigantesco": erudito, musicista, scrittore eccelso, giocatore e baro, massone, esoterico, inventore della lotteria (in Francia), viaggiatore indefesso, spia; e seduttore seriale, esperto nel dare come nel ricevere (sfruttando soprattutto attempate amanti).

Casanova incrociò e dissertò con Mozart, Da Ponte, Cagliostro, Voltaire e con alcuni reali (Caterina II, Maria Antonietta). Il Veneziano, come pochi altri (Mozart, Rossini ...) è sempre rimasto in scena, permeando il presente, risorgendo al cinema con il volto di Gary Cooper, Marcello Mastroianni, Alain Delon, Michele Piccoli, Vittorio Gassman, Donald Sutherland e Heath Ledger. È stato raccontato in decine di libri, fra i quali lo stupendo Il ritorno di Casanova di Arthur Schnitzler, 1918.

Quando si è presentata a lei la passione per Casanova?
A dieci anni. Scherza! Guardando un cartone animato, Lady Oscar, ambientato nel Settecento francesce.

E chi era Lady Oscar?
Un’eroina con la spada che difendeva la corona.

Casanova come l’Uomo ragno?
Già... SuperCasanova, suona bene. Ai miei occhi di bambino, quel signore che aveva decine di donne, si vestiva con gusto, era invitato ovunque, era fuggito dal carcere, sapeva formule magiche esoteriche e possedeva un’eloquenza invidiabile, era proprio un eroe.

E lei voleva assomigliargli, dica la verità.
Ammetto. Ho avuto anch’io le mie numerose conquiste femminili prima di sposarmi (nel 2007, ndr). E poi il Settecento, per i più fortunati, è stato un godersi la vita, passare di ballo in ballo, con le dame nascoste dietro la maschera e pronte a peccare.

Insomma, invidia quel mondo. Però adesso ci sono i giochi di ruolo, le finte identità, le chat...
Allora era ludico, ora è freddo. Siamo tutti capace di sedurre fingendoci un altro. Lui era lui.

Non è che finisce per dire "Casanova c’est moi. Siamo molto simili..."?
Sarebbe troppo facile rispondere sì. Casanova si nasce, non si diventa. Però a Londra, dove lavoro per buona parte dell’anno, mi chiamano "Mr. Casanova". E non perché ho conquistato le più belle donne! È colpa del prosecco.

Scusi, ma il prosecco che c’azzecca?
Nel 2014 mi sono riproposto di lanciare qualcosa di profondamente made in Italy. Buttarmi nella moda sarebbe stato complicato. Di Ferrari ce n’è già una. Il cibo italiano è ovunque. Ho pensato allora al vino, ma non fermo, mosso. E così mi sono fatto produrre in Valdobbiadene il Prosecco Casanova. Un successo. Merito molto del nome: un mito.

Con i soldi fatti con le bollicine, ha dunque pensato al museo?
L’idea mi è venuta assistendo alla seguente scenetta: in calle Malipiero c’è una targa in memoria di Casanova che lì nacque. È fuori dai soliti percorsi turistici, eppure ci sono sempre decine e decine di giapponesi, americani, inglesi, francesi a farsi il selfie. Allora mi son detto: "Se una targa ha questo effetto, chissà un museo".

Funzionerà il suo Casanova museum?
Ogni anno Venezia conta 15 milioni di turisti. Le ho detto tutto.

Perché persiste il mito del Veneziano?
È un’icona. Ci parla ancora perché era un uomo speciale. Nell’ultima fase della sua vita è stato anche un James Bond ante-litteram, una spia. In fondo l’aspetto seduttivo, spesso raccontato,è solo una parte del personaggio.

Chiudiamo con un gioco: le leggo alcune frasi di Casanova e lei mi dice cosa ne pensa. "So di aver vissuto perché ho avuto delle sensazioni".
La vita non ha senso se una persona si è ibernata, non ha provato emozioni forti, nel bene e nel male.

"Lo stupido è uno sciocco che non parla, e in questo è più sopportabile dello sciocco che parla".
Sono d’accordo con il Grande Giacomo. Purtroppo sono troppi, troppi, troppi gli sciocchi che parlano. Soprattutto in politica.

"Scrivo la mia vita per ridere di me e ci riesco".
Vede, io ho amato e continuo ad amare Casanova perché è riuscito a fare ciò che ha voluto contro bacchettoni e ignoranti. Ha preso in giro se stesso, ma soprattutto il mondo che lo circondava. Io non riesco ad essere come lui... certe volte mi prendo troppo sul serio.

L’ultima frase, d’obbligo: "La donna è come un libro che, buono o cattivo, deve piacere fin dalla copertina".
Come non condividerla? Siamo sinceri, l’estetica conta. Grande Casanova. Mi dica, gli somiglio un po’?"

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