Briatore: "Nella vita non puoi fare la comparsa"

Al via la nuova stagione di The Apprentice, il talent che premia i giovani con tanta voglia di mettersi in gioco. In palio un contratto e uno stipendio a sei cifre

Flavio Briatore

Alessia Sironi

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Questa volta ha dovuto fare i conti con candidati molto più preparati e decisamente più agguerriti: pronti a tutto pur di entrare a far parte di una delle sue aziende, ma soprattutto, pronti a tutto per accaparrarsi uno stipendio a sei cifre. Ecco lo scenario che si è trovato a fronteggiare Flavio Briatore, il simbolo del self made man italiano cui tantissimi giovani aspirano, durante la seconda stagione del talent The Apprentice che partirà stasera in esclusiva si Sky Uno Hd.

Briatore haraggiunto il suo apice professionale prima nella Formula 1, con sette campionati del mondo all’attivo e il merito di aver scoperto e lanciato i due piloti più importanti degli ultimi decenni - Michael Schumacher e Fernando Alonso – e poi nel mercato del lusso creando la holding Billionaire Life e lanciando diversi brand nel mondo dell’intrattenimento e della moda. “Ma anche prima della Formula Uno mi difendevo molto bene”, racconta sorridendo Flavio Briatore a Panorama.it. 

Quest’anno i candidati erano più di 5 mila. Come è avvenuta la selezione? Immagino sia stato difficile riuscire a scegliere soltanto 14 partecipanti.

Direi proprio di sì: 5 mila persone sono in grado di riempire un intero palazzetto dello sport! Io mi sono occupato solo delle fasi finali: una prima scrematura è stata fatta da un selezionato gruppo di cacciatori di teste cui è spettato il compito di selezionare i primi 100. Dopo di che sono intervenuti i miei più stretti collaboratori (Patrizia Spinelli, da vent’anni braccio destro e PR manager di Briatore e Direttore Marketing e Comunicazione di Billionaire Life, e Simone Avogadro di Vigliano, consulente internazionale e vicepresidente di una società presente nelle maggiori capitali del sud est asiatico) e da quel momento il gioco si è fatto più interessante perché il numero si è ridotto prima a 50, poi a 30 e infine siamo arrivati a sceglierne. Non è stato semplice perché quest’anno tutti sapevano che si trattava di un vero e proprio colloquio di lavoro e di una grande opportunità.

A quali prove andranno incontro i “fortunati”?

Le prove quest’anno sono state ancora più varie e impegnative. Quest’anno ho trovato i candidati ancora più agguerriti, e per questo è stato molto più difficile scegliere, di puntata in puntata, chi eliminare. Tutti i ragazzi hanno dimostrato una grandissima professionalità tanto che in alcuni casi mi è seriamente dispiaciuto eliminare concorrenti bravi e preparati come loro. Il concept di The Apprentice è in linea con il mio metodo di lavoro e sarà un’altra bella sfida, non solo per i candidati, ma anche per me, è stato davvero interessante scoprire altri giovani e il loro modo di pensare.

Crede ci possa essere un ripescaggio come nei migliori concorsi?

Il vincitore purtroppo è solo uno, ma non è detta l’ultima parola per gli esclusi. Ho conosciuto ragazzi di grande talento e noi siamo sempre alla ricerca di persone capaci, con tanta voglia di fare e di rischiare: bisogna solo crederci. Io sono nato in un posto (Verzuolo, in provincia di Cuneo, ndr) dove al massimo potevo aspirare a fare il geometra e alla villetta in Brianza, invece eccomi qui. Perché nella vita non si può solo fare la comparsa.

Lei crede che i giovani d’oggi non si diano abbastanza da fare?

I ragazzi italiani fanno molta fatica a muoversi, a viaggiare, sono ancorati alla sottana delle mamme e non si schiodano dal paese o dalla città in cui vivono: cercano il lavoro dei sogni a due passi da casa. Sono davvero pochi quelli che si mettono in gioco. Ci sono sempre più ingegneri e sempre meno ciabattini quando invece la realtà ha altre esigenze: credo che ci si debba adattare di più.

Qual è il suo consiglio per cambiare questo approccio?

Il mio unico consiglio è quello di viaggiare e di studiare le lingue che sono indispensabili. Avessi vent’anni andrei ovunque! Si può trascorrere qualche mese a New York e fare il cameriere per  imparare l’inglese: ti assicuro che ci si può mantenere con le mance. Ma in quanti laureati lo farebbero? Noi in Africa siamo sempre alla ricerca di personale, non solo a Malindi ma anche in Tanzania dove stiamo sviluppando un altro bellissimo progetto. Bisogna però aver voglia di muoversi!

A proposito del Kenya, come mai la decisione di ambientare la presentazione di The Apprentice  a Malindi?

Intanto perché in tre anni a Malindi abbiamo fatto davvero grandi cose: un progetto molto importante cui tengo tantissimo. E poi perché la costruzione del resort Billionaire è stata contemporanea alle riprese di entrambe le serie di The Apprentice quindi mi sembrava una location obbligata. E poi vuoi mettere il panorama? Meglio sole, spiaggia, palme e mare piuttosto che un albergo di Milano o Roma!

Come darle torto. Un ultima domanda: lei avrebbe partecipato ad un talent come The Apprentice ai suoi tempi?

I miei tempi erano pieni di talent e di opportunità. Sono cresciuto nel boom economico e non serviva un format televisivo per ottenere un colloquio di lavoro. E poi pensa che tristezza, sarebbe stato in bianco e nero (Ride)!

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