Contro lo spread, sonno e tanto silenzio

Silvia Ugolotti

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Benessere uguale più sonno meno ansia e stress. Risolvere questa equazione non è da tutti, se si pensa che il 10 per cento della popolazione è clinicamente insonne e altrettanti fanno parte della categoria dei «privati di sonno» per ragioni professionali o ludiche. Ma non mancano le proposte di aiuto, anche molto creative. Secondo una ricerca condotta dalla psicologa Rosa Pinniger dell’Università del New England, ballare il tango per esempio si è dimostrato più efficace di fitness e meditazione contro la depressione e i disturbidel sonno.

Dimenticare i vecchi rimedi: oggi per rigenerarsi con lunghe, pacifiche nottate di riposo lo «sleep tourism» è l’ultima frontiera. A Parigi, nel Marais, il Boutique Hotel Gabriel (Gabrielparismarais.com) ha installato il Night cove per accompagnare il sonno. È un sofisticato sistema in grado di emettere suoni che conciliano gli attivatori di melatonina seguendo le naturali sequenze di riposo.

A Londra, The Milestone Hotel (Milestonehotel.com) ospita Tej Samani, l’esperto che nel suo studio fa addormentare sportivi, politici e celebrità. I suoi pacchetti Sleep experience, che prevedono massaggi, dieta e maschere per gli occhi, si trovano anche in Austria, al Wellness Hotel Post Bezau (Hotelpostbezau.com) e allo Shanti Maurice sull’Isola di Mauritius (Shantimaurice.com) con trattamenti al magnesio.

«Sono valide proposte» spiega Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno dell’Ospedale San Raffaele. «Danno sollievo immediato, ma poi bisogna cercare soluzioni durature perché dormire serve a inibire lo stress, l’appetito, rilassa l’apparato cardiocircolatorio e i lobi frontali che controllano l’emotività durante il giorno».

Il silenzio è l’altra grande panacea per sopportare il bombardamento di stimoli e informazioni quotidiani. Al punto che, a Londra, i magazzini Selfridges hanno creato la prima No noise room della storia: chi vuole entra, si rilassa e, soprattutto, sta zitto. Non è tutto: all’interno del negozio ci sono spesso eventi a tema e un allenatore che guida i clienti prima di proseguire con gli acquisti, intanto sugli scaffali moda hanno fatto la loro comparsa prodotti «silenti»: no brand, no shout. Del resto, il silenzio ha a che fare con la sobrietà. Come all’Accademia del silenzio, in Umbria, o nei monasteri. Che in fatto di meditazione la sanno lunga, e non da oggi.

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