Edoardo Frittoli

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Quando nell'ottobre del 1945 il prototipo della Vespa fu assemblato a Biella, dove la Piaggio si era trasferita dopo i bombardamenti alleati del 1944, l'industria italiana era in ginocchio. L'acciaio era contingentato, l'energia e le attrezzature scarseggiavano. Degli stabilimenti di Pontedera rimanevano le macerie, e nelle casse dell'azienda guidata da Enrico Piaggio mancava liquidità. Tra le maestranze la tensione tra chi aveva partecipato alla Resistenza ed il resto degli operai rimaneva altissima, così come l'agitazione dei dipendenti per la pesantissima crisi economica del primo anno di pace, che aveva eroso gravemente il potere d'acquisto dei salari. 

Queste le premesse di un biennio difficilissimo, in cui il primo modello della Vespa, la "98", si presentò al mercato in un'Italia stremata. 

Tuttavia la volontà di Piaggio e dei suoi collaboratori fu più forte della cupa prospettiva dei mesi immediatamente successivi alla fine della guerra. L'obiettivo da raggiungere era il più ambizioso: fornire un mezzo di trasporto "minimo" per aiutare gli italiani a rialzarsi e a muoversi nuovamente. 

La "98" fu presentata il 24 marzo 1946 alla Mostra della Meccanica e della Metallurgia di Torino e poco dopo iniziò la prima campagna pubblicitaria. Un altro serio problema per l'azienda fu la mancanza di una rete di vendita ed assistenza adeguata, per cui la Piaggio si appoggiò inizialmente alle rappresentanze della Lancia. Solo successivamente nascerà a Genova la società S.A.R.P.I. dedicata alla commercializzazione del nuovo scooter. 

L'eccezionale caparbietà del direttore di stabilimento ing.Francesco Lanzara fu determinante per l'esordio della prima Vespa, i cui componenti erano in gran parte fornite da terzi (tra i quali l'Alfa Romeo) e quindi assemblati in azienda. La produzione della prima serie della "98" si avvicinò alle 2,500 unità nel 1946, frutto di un notevole sforzo contando le condizioni notevolmente disagiate dei primi due anni che proseguirono fino all'iniezione di liquidità frutto del Piano Marshall

La "98" fu messa in vendita al prezzo di 65.520 lire tasse e trasporto inclusi, che significava più o meno un anno di stipendio di un operaio. Ma era pur sempre un sogno "possibile", ben più alla portata di un mezzo a 4 ruote. Poco dopo la presentazione il sentore del successo cominciava a ripagare gli sforzi degli uomini di Piaggio (Lanzara, Spolti, Casini, Carbonero) che avevano creduto nel piccolo scooter come prodotto chiave per la riconversione dell'azienda. 

Fu così che dalle marmitte a "flauto" delle prime Vespa "98", gli italiani cominciarono a familiarizzare con quello scoppiettio che avrebbe segnato il ritmo più allegro: quello della rinascita.

Per approfondire la storia della Vespa 98 si segnala il volume di Roberto Donati e Paolo Zanon "Vespa 98: risorgere su due ruote." (TEP edizioni).

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