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Peach, 5 cose da sapere

Una via di mezzo tra un'app di messaggistica e un social network, Peach ha le carte in regola per impensierire Facebook. Ecco perché

C’è un nuovo contendente nell’affollata arena social, si chiama Peach e, a giudicare dal clamore che sta suscitando in queste ultime ore, potrebbe arrivare a impensierire colossi come Twitter e Facebook come non succedeva da molto tempo.

Qualcuno la definisce un’app di messaggistica, chi un nuovo social network, qualcuno invece già crede che farà la fine dei tanti aspiranti Facebook che sono scivolati a tempo di record nell’oblio. In realtà, Peach è potenzialmente tutte queste cose, e anche qualcosa di più.
Andiamo a vedere nel dettaglio.

1. Cos’è Peach?

Peach (per ora disponibile solo per iOS) è una via di mezzo tra un’app di messaggistica (come Slack) e un social network (come Facebook). È possibile caricare e condividere diversi tipi di contenuti, dalle GIF, ai messaggi vocali, alle informazioni metereologiche geolcaizzate, in maniera semplice e immediata, ma solo per quegli utenti con cui si è stretta amicizia. Sebbene il feed assomigli a quello di Twitter, infatti, non esistono follower, ogni nuovo contatto deve essere accettato da entrambe le parti. Da questo punto di vista, si tratta di una sorta di circolo privato in cui è possibile fare molte delle cose che si fanno su Facebook e Twitter, senza tutte le complicazioni che i social network più navigati hanno ormai introdotto (dalle applicazioni dedicate alle funzionalità in continua evoluzione).

2. Una questione di comandi

La caratteristica più interessante di Peach è il modo in cui i contenuti vengono cercati e condivisi. Peach consente di effettuare un’ampia serie di operazioni utilizzando comandi chiamati Magic Words. È sufficiente digitare “gif” per aprire una barra di ricerca per le gif presenti su Peach, “draw” apre un’interfaccia per disegnare con il touchscreen, “song” identifica automaticamente e condivide la canzone che stai ascoltando sul telefonino, “movie” consente di cercare il titolo di un film, “safari” consente di accedere direttamente al browser dell’iPhone e così via. Il punto a vantaggio di Peach potrebbe essere proprio questo: consentire all’utente di fare qualsiasi genere di cosa (dal condividere la propria attività fisica giornaliera a postare un video) senza mai uscire dall’app.

3. Un’app a prova di inflazione

Uno dei feedback più comuni dati in queste ore dagli utenti Peach è che è abbastanza difficile trovare nuovi amici (puoi aggiungerli solo se li hai nei contatti) o gestirne più di tanti; è probabile che la cosa sia voluta. La differenza principale con altre app social, è che Peach non articola la propria struttura attorno a un feed continuo: è vero, si viene informati quando un contatto ha condiviso qualcosa di nuovo, ma per visualizzare i contenuti e interagire con gli altri contatti è necessario andare sui singoli profili. Questo fa di Peach un social network più “intimo”, in cui gli utenti potrebbero sentirsi meno esposti al giudizio di sconosciuti.

4. Ogni cosa è privata (o quasi)

C’è un motivo se alcuni considerano Peach un’app di messaggistica: sebbene sia possibile stringere amicizie e postare contenuti, l’applicazione non consente di condividere i propri contenuti su Facebook o Twitter, i singoli post non possono essere ricondivisi, non esistono tag o hashtag e gli utenti possono mettere il proprio like solo su contenuti di utenti con i quali abbiano stretto amicizia. Da questo punto di vista, Peach non è un’altra vetrina social, non è possibile navigare di nascosto da un profilo all’altro a controllare cosa la gente stia postando. In compenso, non è possibile inviare messaggi diretti, qualunque cosa si voglia dire, la si deve dire “pubblicamente”.

5. Una partenza avvantaggiata

Peach sarà anche l’ultimo arrivato alla festa, ma può contare su un pedigree di tutto rispetto: il suo ideatore è infatti Dom Hoffman, co-fondatore di Vine, la compagnia di social video che è poi stata assorbita da Twitter. In questi giorni Peach sta andando forte, soprattutto tra gli adolescenti, e non è da escludere che, se il trend mantiene questo ritmo, presto qualche colosso (Facebook?) potrebbe decidere di aprire il portafogli e portare dentro il proprio steccato quella che ha tutte le carte in regola per diventare un giocatore forte (e dunque una minaccia) nel panorama delle applicazioni social.

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