Ecco come gli spacciatori utilizzano Instagram per vendere droga
(drugabuse.com)
Ecco come gli spacciatori utilizzano Instagram per vendere droga
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Ecco come gli spacciatori utilizzano Instagram per vendere droga

Da un anno a questa parte Instagram ha un problema con la droga, o meglio: con gli spacciatori. Ecco come fanno ad aggirare i controlli e a vendere merce illegale in modo anonimo

Più o meno un anno fa, aveva fatto un certo scalpore la notizia secondo cui alcuni utenti avevano trovato il modo di vendere droghe più o meno leggere (dai farmaci con prescrizione, alla cannabis, alla cocaina) utilizzando come piattaforma d’appoggio Instagram. Il fenomeno aveva assunto dimensioni tali da indurre Instagram a intervenire, eliminando alcuni degli hashtag più utilizzati per questo genere di transazioni. Ma a quanto pare, il problema è ancora lontano dall'essere risolto.

Non ci vuole un genio per capire che utilizzare una piattaforma web per gestire un traffico di merce illegale non è tra le mosse più furbe che si possano fare: gran parte degli utenti accedono a Instagram da mobile, e uno smartphone (a meno che non venga opportunamente blindato) tende a tenere traccia di svariati dati sensibili e, in alcuni casi, a condividerli.

Proprio per questo, da quando questo tipo di fenomeno ha raggiunto proporzioni consistenti, diversi “aspiranti spacciatori” sono stati individuati e arrestati grazie alle informazioni che avevano condiviso attraverso la piattaforma, come ad esempio i dati di geolocalizzazione, l'account Facebook o, in alcuni casi, una foto profilo autentica.

Ma c’è anche chi dimostra più astuzia e, ad oggi, è ancora in grado di smerciare sostanze illegali in maniera praticamente anonima. Stando a un'interessante indagine condotta da Venturebeat, il sistema è piuttosto semplice (sicuramente più accessibile all’utenza media dei vari SilkRoad e affini).

Sostanzialmente, uno spacciatore che voglia attivare un mercato su Instagram può fare così: si compra un laptop nuovo ed economico, ci installa una piattaforma software come Ubuntu e quindi VirtualBox (che gli consente di utilizzare un sistema operativo “ospite” senza che questo possa accedere ai dati hardware). Dopo aver scaricato una rete privata , utilizzando VirtualBox, lo spacciatore scarica e avvia un emulatore Android e lo utilizza per scaricare l’app di Instagram.

In parole povere, con questo sistema, l’utente è in grado di fingere di stare utilizzando uno smartphone Android, assicurandosi un elevato grado di protezione dai sistemi di indagine tradizionali. Poi, naturalmente, per non creare falle, dovrà ricorrere a sistemi di pagamento non rintracciabili (ad esempio carte prepagate Bitcoin) e a sistemi di messaggistica anonimi (il più utilizzato in questo caso è Kik ).

Naturalmente, un sistema di questo tipo risulta poco invitante per un “consumatore” tradizionale, dal momento che l’unico a rischiare veramente, in questo tipo di transazioni, è il cliente che si vede recapitare a casa un pacco non rintracciabile pieno di sostanze illegali.

La domanda che sorge spontanea, a questo punto è: Ma se davvero esiste un sistema per vendere droga su Instagram, ed è persino un sistema di facile apprendimento, come mai le autorità o lo stesso Instagram non intervengono per arginare il fenomeno?

Difficile a dirsi. A giudicare dalle notizie di cronaca, almeno negli Stati Uniti, l’FBI è già piuttosto attivo ed è riuscito a rintracciare diversi spacciatori. Instagram è intervenuto per bloccare l’utilizzo di alcuni hashtag, ma stando alle sue linee guida , pare che possa intervenire solo in seguito a una segnalazione circostanziata da parte degli utenti.

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