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Bentornata Serie A: cosa ci dobbiamo aspettare

Tre mesi e dieci giorni dopo il gol di Ciccio Caputo al Brescia, bentornata Serie A! Non è stato facile rivederla in campo perché il partito dei gli anti ha lavorato alacremente per rendere impossibile la ripartenza, ma alla fine anche l'Italia si è accodata agli altri grandi campionati che hanno ripreso l'attività provando una via d'uscita dalla pandemia. Tolta la Francia, che si è rapidamente pentita della decisione di stoppare tutto, il meglio dell'Europa del calcio ha rimesso piede in campo. Buoni ultimi tocca anche alla Serie A, aprendo un'estate lunga, faticosa e piena di incognite.

LOTTA SCUDETTO APERTISSIMA

L'antipasto della Coppa Italia, strappata dal Napoli alla Juventus, racconta di una lotta scudetto più che mai aperta. Lo era per definizione, essendo bianconeri e Lazio vicinissimi; ora che la squadra di Maurizio Sarri è entrata nella seconda fase della stagione con il piglio sbagliato i discorsi possono anche tornare a riguardare chi è rimasto più staccato come l'Inter, favorito all'inizio da un calendario sulla carta più agevole.

La sensazione è che discorsi e gerarche cristallizzati a marzo, prima dello stop, abbiano un valore relativo. Certo, 6-7 punti di vantaggio sono un'assicurazione non male ma con 12 giornate da giocare (13 per l'Inter) in palio ce ne sono 36 e nessuno sa davvero cosa possa accadere nei muscoli e nella testa di rose che si sono disabituate a un calcio su certi ritmi e livelli.

SARA' CALCIO VERO

L'altra grande domanda è se sia calcio vero o solo un surrogato. Buona la prima, come hanno dimostrato anche le partite della Coppa Italia che hanno riaperto la stagione. A livello di prestazione fisica (chilometri percorsi, velocità media etc...) siamo sui livelli di febbraio quando le squadre erano nel pieno della condizione. Manca un po' di intensità e ci sono tanti, troppi, errori tecnici dovuti alla desuetudine con il campo. Però sulla carta i valori sono gli stessi di prima.

Sapere che a fine luglio ci saranno scudetto, piazzamenti Champions ed Europa League e soprattutto le temutissime retrocessioni costringerà buona parte del gruppo a darsi motivazioni forti. Nella seconda metà della classifica, ad esempio, è difficile isolare chi possa sentirsi al riparo da rischi salvezza.

PER QUANTO SENZA PUBBLICO?

Altra incognita: quanto peserà l'assenza di pubblico? In Germania il fattore campo è saltato anche se poi i più forti hanno continuato a vincere. Da noi potrebbe condizionare chi in casa ha costruito le sue fortune come la Juventus, ma è tutto da dimostrare. Più interessante capire fino a quando resisterà l'ostracismo all'apertura dei cancelli in un contesto in cui le folle stanno tornando a riappropriarsi della piazze e di spazi di spettacolo e intrattenimento.

Recuperare una presenza, seppure limitata, nella parte finale del torneo creerebbe un'ulteriore motivo di riflessione su uno scenario fluido. I club ne hanno bisogno per minimizzare le perdite, la Figc ci sta lavorando così come la Uefa in vista delle Final Eight di agosto a Lisbona che saranno l'atto di chiusura di una cavalcata estenuante e che rischiano anch'esse di rimescolare carte e gerarchie lasciando spazio ai sogni di qualche outsider.

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