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Scienza

Verso una Wildlife Economy nel Cratere sismico del Centro Italia

La fauna selvatica come “materia prima” con la la quale fare impresa, in un'area che ne è ricchissima

Se un qualsiasi cittadino, professionista, amministratore, politico, chiunque altro, volesse conoscere la composizione, l’estensione, la forma, l’ubicazione del “cratere sismico centroitaliano” nella sua espressione geografica complessiva, rimarrebbe all’oscuro.

Nessun sito istituzionale nazionale sembra disporre di questa informazione di non secondaria importanza ed utilità. Nonostante i provvedimenti legislativi che definiscono l’area colpita in modo grave dall’onda sismica siano stati emanati nel 2016. Abbiamo così proceduto a colmare tale lacuna.

Di che cosa si tratta

Cos'è il “Cratere”, intanto: i decreti legge n.189/2016 e n.205/2016 elencano 131 comuni danneggiati dai terremoti del 24 agosto, del 26 e 30 ottobre scorsi.

La vastissima area centro-peninsulare ricade in un'ellissi il cui asse maggiore nord-sud procede da Cingoli-Fabriano (Ancona) a Rieti-Antrodoco (Rieti) per quasi 150 chilometri in linea d’aria, mentre l’asse minore est-ovest va da Spoleto (Perugia) a Teramo, impegnando le Marche, l’Umbria, il Lazio e l’Abruzzo.

L’area “minima” coperta sfiora gli ottomila chilometri quadrati, mentre considerando un “buffer” di continuità e integrazione geografico-economico-ecologica non è inferiore ai diecimila.

Il principio filosofico-progettuale

Al centro del progetto c'è fauna selvatica (wildlife) come risorsa spontanea rinnovabile ovvero “materia prima” sulla quale fare impresa, ottenendo beni, servizi, utile, occupazione.

Nella fattispecie del Cratere sismico centro-Italiano: l’area è “significativissimamente” più ricca, in termini qualitativi e quantitativi, di tale materia prima che non qualsiasi altro luogo del Paese. Inoltre, a differenza dei beni storico-artistico-architettonici, agricoltura, zootecnia, artigianato, industria, edilizia civile, la materia prima wildlife non è stata neppure scalfita dalle conseguenze distruttive e depauperatrici della infinita onda sismica; anzi per cause intrinseche ed estrinseche potrebbe paradossalmente avere ricevuto un effetto favorevole sia qualitativo che quantitativo.

Quindi: un diffuso, intenso, capillare, continuo, uso economico della wildlife del cratere è sviluppabile a fianco della ricostruzione fisica ed economica delle altre anzidette risorse, senza che i due vasti filoni di intervento possano contrapporsi o solamente interferire; anzi è possibile e agevole trovare e sviluppare sinergici punti di contatto tra i due; oppure semplicemente farli sviluppare in parallelo e neutralmente.

Le strade possibili

Sarebbero immediatamente avviabili tre percorsi produttivi: filiera alimentare, filiera venatoria, filiera naturalistica. Per quanto riguarda la tipologia e la consistenza dei “giacimenti”, tutte le specie di wildlife sulle quali è possibile fare impresa sono presenti su tutto o gran parte del cratere, non esiste sostanziale discontinuità ecologica o demica, formando tutte, specie e popolazioni, un’immensa comunità, continua e interconnessa.

Gli ecosistemi (foreste, praterie…) gli agrosistemi (colture erbacee, legnose…) gli ecotoni (ambienti di transizione) sono la “casa” condivisa cinghiale, cervo, capriolo, daino, camoscio, lupo, orso, gatto selvatico, aquila reale, avvoltoio grifone, corvo imperiale, solo per citare alcune delle “vedette” più note e carismatiche.

Cifre alla mano, siamo complessivamente nell’ordine di 1,5-2 milioni di individui, diversamente ripartiti tra le specie, ma tutti nella massima espressione quantitativa delle loro popolazioni naturali.

Da tali giacimenti della materia prima wildlife si possono annualmente trarre non meno di 4.000 tonnellate di biomassa ad alto pregio nutrizionale, organolettico, biologica in senso stretto; così come organizzare e vendere migliaia di pacchetti venatori, trofeistici, naturalistici, per tutti i gusti e per tutte le tasche, comunque con netta preferenza per i segmenti di mercato medio-alti.

Con una peculiarità: tutta l’area centro-appenninica investita dal sisma ha due specificità sinergizzanti il fare impresa con wildlife: la millenaria tradizione culturale-produttiva della Norcineria; l’esistenza di due vasti Parchi nazionali, dei Monti Sibillini e del Gran Sasso-Laga.

I due elementi, presi sia insieme che separatamente, rappresentano un efficacissimo “brodo di coltura” per lo sviluppo e l’implementazione della “wildlife economy del cratere”.

L'importanza del ruolo politico

Quel che ci vorrebbe ora è che la politica italica emanasse una “legge speciale” che consenta, nel comparto geografico del cratere sismico, un approccio alla fauna selvatica ivi esistente significativamente diverso da quello in vigore nel resto del Paese, fortemente orientato all’uso produttivo ancorché ecologicamente sostenibile.

Qualcosa di simile (e migliore) della normativa attualmente esistente per l’uso produttivo di un’altra risorsa naturale rinnovabile, anch’essa “materia prima”: le foreste.

Nel caso della fauna selvatica-wildlife, tuttavia, lo sforzo legiferativo richiesto alla politica italica riguarderebbe, in concreto, il solo filone produttivo relativo al prelievo di biomassa, comunque strategico, mentre quello che non comporta prelievo non trova, fin dall’immediato, alcun ostacolo normativo.

Ciò perché sia la legge-quadro nazionale sulla fauna selvatica italiana (risalente al remoto 1992) che le sue declinazioni regionali, costituiscono una sorta di resistenza passiva, una zavorra, al laico, trasparente, razionale, uso produttivo di tale risorsa.

Basterebbero non più di tre-quattro articoli, chiari, concisi, concreti, per liberare l’immenso giacimento appenninico di wildlife verso imprese funestate tanto dalla ferocia della natura quanto dall’inadeguatezza della politica. Infine: in stretto e funzionale pendant con la legge speciale devono essere percorse e battute tutte le possibili strade di finanziamento comunitario, come i Life, i PSR, e via dicendo, al fine di fare “rete” e “sistema” per il reperimento di risorse volte agli investimenti, oculati, concreti, efficaci, destinati all’avvio e all’implementazione progetto nazionale Wildlife Economy Cratere Sismico. 

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