Scienza

Un kit portatile per leggere il Dna (anche in una foresta africana)

Sviluppato in collaborazione dal Muse di Trento e dall'Università di Verona, è stato testato per la prima volta sul campo in Tanzania

Labo1

Una rana viene catturata in una foresta nel cuore dell’Africa, il suo DNA analizzato da una goccia del suo sangue, i dati inviati via satellite in un altro continente, e in un attimo gli scienziati sanno dire a quale specie appartiene il misterioso animaletto: questo esperimento che sembra uscito da un film a metà strada da Jurassik Park e Indiana Jones è stato svolto tra la montagna di Rungwe, in Tanzania, e la città di Trento.

È stato la prima prova sul campo di un progetto chiamato DNA Field Lab: un kit portatile per il sequenziamento del DNA che promette di rivoluzionare non solo la ricerca scientifica sulla biodiversità, ma molti altri settori, dalle analisi mediche ai controlli sugli alimenti. A sviluppare il progetto è stato il Muse, il museo delle scienze di Trento, in collaborazione con l’Università di Verona, e il supporto delle aziende Oxford Nanopore e Biodiversa, che hanno adattato a un uso in the field le macchine per il sequenziamento del DNA, oggi utilizzabili sono in laboratorio.
In diretta, durante la conferenza stampa, l’analisi del DNA effettuata poche ore prima con il prelievo di una goccia di sangue dell’animaletto, subito rilasciato nella foresta sono stati inviati a Trento, e confrontati con un database di sequenze geniche che ha permesso di fornire il responso sulla specie di appartenza: Arthroleptis xenodactyloides. La somiglianza della sequenza dell’animale è risultata del 95 per cento identica a quella di riferimento, il che significa che l’esemplare potrebbe anche appartenere a una specie ancora sconosciuta,

Il sequenziamento del DNA avviene oggi esclusivamente nei laboratori. I sequenziatori sono macchine ingombranti e complicate, e il processo è lungo e assai costoso. Il kit messo a punto per il progetto è racchiuso in un paio di valigie. “È qualcosa di paragonabile alla rivoluzione da fisso a mobile nel campo della telefonia” ha detto Massimo Delledonne, professore di genetica all’Università di Verona presentando il progetto via Skype dalla Tanzania.

Per i ricercatori che studiano la biodiversità è una manna, ma un’analisi del DNA veloce e fuori dai laboratori potrebbe rivelarsi utile in moltissime altre situazioni. “Quello che abbiamo fatto su una rana, leggere il suo patrimonio genetico, può essere fatto anche sull’uomo e suoi suoi patogeni. Si possono raggiungere le persone negli angoli più sperduti del pianeta” ha detto Michele Menegon, ricercatore del Muse. Una possibilità che viene subito in mente è la diagnosi di malattie infettive come Ebola. O ancora i controlli doganali e le analisi sugli alimenti.<a href="https://www.panorama.it/wp-content/uploads/2015/05/Labo11.jpg?x69311"><img class="alignnone size-medium wp-image-510419" src="https://www.panorama.it/wp-content/uploads/2015/05/Labo11-300x199.jpg?x69311" alt="Labo1" width="300" height="199" /></a>

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