Trovata presenza di acqua in cinque mondi alieni

Grazie al telescopio spaziale Hubble è stato possibile scrutare l’atmosfera di numerosi esopianeti. E confermare l’esistenza del prezioso liquido in cinque di loro. Un video della Nasa ci spiega come.

Esopianeta-hubble

– Credits: Nasa

Angelo Piemontese

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L’anno che verrà potrebbe portarci la scoperta di una Terra bis. I potenziali candidati finora individuati mancano infatti di conferme certe sulla presenza del liquido fondamentale per la vita, l’acqua. Per trovare le sue tracce bisogna però prima studiare le atmosfere dei mondi alieni, impresa tutt’altro che semplice, date le enormi distanze che ci separano da loro.

Così, due gruppi di scienziati hanno deciso di utilizzare il telescopio spaziale Hubble per scrutare l’atmosfera di decine di pianeti extrasolari alla ricerca di acqua. La caccia è andata a buon fine: sono stati trovati ben cinque pianeti che mostrano l’inconfondibile segno del prezioso liquido. Tre di loro, WASP-12b, WASP-17b e WASP-19b orbitano addirittura la stessa stella, mentre HD209458b e XO-1b si trovano attorno agli omonimi astri ma in un’altra regione dello spazio. Sono tutti “hot Jupiters”, cioè grandi quanto o più di Giove e ruotano vicinissimi alla stella ospite. Non sono dunque adatti ad ospitare la vita, ma la scoperta dell’acqua nelle loro atmosfere è comunque un risultato eccezionale perché “permette per la prima volta di stabilire una relazione tra la quantità di acqua presente con le caratteristiche peculiari di ciascun esopianeta, per esempio dimensioni e temperatura, comparandoli tra loro” spiega il planetologo della Nasa Avi Mandell, autore principale dell’articolo che descrive la scoperta sull’ Astrophysical Journal del 3 dicembre.“Inoltre ci avvicina sempre più a un metodo per indagare a fondo la composizione degli esopianeti” aggiunge lo scienziato.

 Ma perché è così arduo rilevare la presenza di acqua nei mondi alieni? Lo spiega questo video della Nasa: per analizzare l’atmosfera di un pianeta extrasolare si deve attendere che transiti davanti alla propria stella, quando parte della luce dell’astro viene assorbita dalle molecole presenti nei gas atmosferici. Lo spettro di luce che giunge così ai telescopi è oscurato nelle lunghezze d’onda che ogni differente molecola assorbe: è come se ciascun composto chimico lasciasse le proprie impronte digitali, uniche e “schedate”.

Le osservazioni di Hubble, effettuate nell’infrarosso, hanno mostrato l’inequivocabile “firma” delle molecole d’acqua nei cinque pianeti giganti. Ma la traccia è risultata molto debole, il che ha fatto supporre uno strato di nebbia che li avvolge. E proprio come la foschia attenua i colori in una fotografia, allo stesso modo può alterare o celare il segnale di alcune molecole. “Grazie a queste nuove osservazioni con Hubble abbiamo però capito che i pianeti circondati da un’atmosfera nebbiosa sono molto comuni e questo può nascondere l’effettiva presenza di acqua in molti mondi alieni” conclude Heather Knutson, astrofisica del Caltech.

 
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