Artist’s impression of the ultracool dwarf star TRAPPIST-1 and
Spazio

Scoperti tre pianeti simili alla Terra e forse abitabili a soli 40 anni luce

Ruotano attorno a una stella piccola e fredda ma per gli astronomi sono il miglior posto su cui cercare la vita oltre il sistema solare

Tre in un colpo solo. Quando gli astronomi dell'Institut d’Astrophysique et Géophysique dell'Università di Liège in Belgio hanno puntato il telescopio Trappist dell’Osservatorio dell'ESO a La Silla in Cile verso la stella 2MASS J23062928-0502285 (rinominata per comodità Trappist-1) cercavano la presenza di un eventuale mondo alieno e invece ne hanno scovati addirittura tre.

E tutti di dimensioni e densità paragonabili a quelli della Terra. La scoperta ha sorpreso gli astronomi perché Trappist-1 è il primo astro di una particolare classe, le nane ultra fredde, che mostra di avere un sistema planetario.

Infatti la stella, che si trova a soli quaranta anni luce da noi nella costellazione dell’Acquario, è molto piccola (massa e raggio rispettivamente l’8% e 11% quelli del Sole) e assai poco brillante, con una luminosità pari allo 0,05% quella del Sole.

Non è visibile infatti, nonostante la vicinanza, ad occhio nudo e nemmeno con un telescopio amatoriale: gli astronomi grazie al potente telescopio a infrarossi dell’Eso hanno osservato periodiche variazioni nella fioca luminosità di Trappist-1. Il che indica la presenza di pianeti in orbita perché la dimiuzione ciclica della sua brillantezza è dovuta proprio al piccolo oscuramento dei corpi celesti quando le passano davanti.

Con questi dati è stato possibile calcolare il periodo orbitale dei mondi alieni: due dei pianeti hanno un periodo di 1,5 e 2,4 giorni rispettivamente, mentre il terzo ha un periodo meno ben determinato, tra i 4,5 e i 73 giorni.

"Questi periodi orbitali così brevi indicano che i pianeti si trovano da 20 a 100 volte più vicini alla loro stella che la Terra al Sole. La struttura di questo sistema planetario è molto più simile, in scala, al sistema delle lune di Giove che a quello del Sistema Solare", spiega Michaël Gillon, primo autore dell’articolo che presenta la scoperta.

Anche se sono molto vicini alla stella madre i pianeti rientrano nella fascia di abitabilità, la zona cioè alla distanza giusta dalla stella dove l’acqua si mantiene allo stato liquido. Infatti essendo Trappist-1 molto più fredda del Sole ne consegue che la fascia di abitabilità sia molto più vicina all’astro rispetto a quella del nostro sistema.

Inoltre i due pianeti interni ricevono solo quattro e due volte, rispettivamente, la quantità di radiazione ricevuta dalla Terra. Significa che questi mondi sono potenzialmente abitabili e potrebbero ospitare la vita.

This picture shows the Sun and the ultracool dwarf star TRAPPIST-1 to scale. The faint star has only 11% of the diameter of the sun and is much redder in colour.

Trappis-1 ha dimensioni paragonabili a quelle di Giove

Ma perché gli astronomi cercano presenza di vita proprio attorno a queste stelle così piccole e fredde?

Innanzitutto questo tipo di astri rappresenta il quindici per cento delle stelle più vicine al Sole e inoltre “i sistemi intorno a queste stelle minuscole sono gli unici luoghi in cui possiamo rivelare la vita su un esopianeta di dimensioni terrestri con le tecnologie attuali. Se vogliamo trovare la vita da qualche altra parte nell'Universo, qui è dove dobbiamo iniziare a cercare” spiega Gillon.

“Finora l'esistenza di questi 'mondi rossi' in orbita intorno a stelle nane ultrafredde era solo teorizzata, ma ora abbiamo non già un singolo pianeta ma un sistema completo di tre pianeti intorno a una di queste fioche stelle rosse”.

Per individuare eventuali tracce di vita gli astronomi analizzeranno l’atmosfera degli esopianeti grazie alla luce che ne filtra attraverso quando questi passano davanti alla stella madre, cosa che riesce molto più difficile nel caso di astri luminosi come il Sole perché questo fenomeno è sopraffatto dalla intensa luce emessa dalla stella attorno cui orbitano.

Potranno così capire la composizione chimica dell’atmosfera e individuare la presenza di vapore acqueo e altri gas che indicano attività biologica in corso.

"Grazie a diversi telescopi giganti attualmente in costruzione, tra cui l'E-ELT dell'ESO e il James Webb Space Telescope della NASA/ESA/CSA che sarà lanciato nel 2018, saremo presto in grado di studiare l’atmosfera di questi pianeti e di esplorare per la prima volta la presenza di acqua e di tracce di attività biologica. È un passo gigante verso la ricerca della vita nell'Unvierso" conclude Julien de Wit, coautore dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) negli USA.

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