NGC 1499, The California Nebula in Perseus near Zeta Persei.
Spazio

Questo Festival è spaziale

A Roma, dal 20 al 22 maggio, il Festival delle Scienze 2016 offre un'occasione imperdibile per conoscere le meraviglie dell'universo

Parliamo di spazio? Ci sono talmente tante cose meravigliose da dire, divulgare, conoscere che una giornata non basterebbe. All’universo e alla fisica del cosmo il Festival delle scienze 2016 ne dedica tre, dal 20 al 22 maggio a Roma, all’Auditorium Parco della Musica di Roma (il festival è prodotto dalla Fondazione Musica per Roma, in collaborazione con Codice, Asi, Infn e Università degli studi di Roma).
Dedicato ad Albert Einstein, a cento anni dalla pubblicazione della teoria della relatività generale, è un’occasione imperdibile per incontrare alcuni dei più brillanti astrofisici e cosmologi di oggi, provenienti da vari paesi: ci racconteranno di materia oscura, di enigmatiche particelle, di fisica quantistica, di spazio-tempo, di onde gravitazionali... (tutto il programma è su www.auditorium.com/eventi/festival). Di questo e altro ci parla  Giovanni Amelino Camelia, professore di fisica alla Sapienza di Roma (che partecipa al festival, come scienziato e moderatore).


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I libri di astronomia diventano best-seller, i festival sull’universo attirano sempre più persone. Come se lo spiega questa improvvisa passione del pubblico per la fisica?

Ho notato anch’io, e nitidamente, un notevole incremento nella partecipazione del pubblico, soprattutto nella qualità di questa partecipazione. Non ho una risposta univoca, forse hanno contribuito più fattori: sicuramente il  successo di libri scritti da fisici con una grande capacità di divulgare e affascinare, fisici oltretutto in prima linea nella ricerca. I lettori hanno la sensazione di sentirsi raccontare la scienza di chi in quel momento sta lottando con il coltello tra i denti.

Anche la scoperte del bosone di Higgs e delle onde gravitazionali hanno acceso l’interesse...

Negli ultimissimi anni queste  due scoperte hanno affascinato perché sono state avventure vissute in prima persona, e con un forte ruolo italiano nelle frontiere più avanzate della ricerca. Sono ormai avventure collettive e non più nicchia, cui la stampa dà grande risalto. E questo a sua volta fa incuriosire ancora di più  le persone. Anni fa la notizia delle onde gravitazionali non sarebbe certo stata messa in prima pagina come è invece accaduto.

Dopo la “particella di dio” e le onde gravitazionali, quale potrebbe essere la prossima grande scoperta?

Difficile prevederlo. Il bosone di Higgs e le  onde gravitazionali erano conferme importantissime, ma attese da tempo dagli scienziati. C’era già un ampio supporto alla loro esistenza. Una delle prossime sfide, ed è un settore nel quale sono coinvolto, è trovare una sintesi tra la fisica della gravitazione e della relatività e la fisica quantistica. Sono due teorie che funzionano entrambe benissimo mo, ma quando si tenta di conciliarle non vanno d’accordo.

In che senso non vanno d’accordo?

Al Cern, per farle un esempio, ci si concentra solo sulla meccanica quantistica, trascuriamo il fatto che queste particelle producono anche dei loro campi gravitazionali;  ma se li volessimo calcolare, e ci proviamo, non ci viene un numero bensì infinito: una matematica illogica e incorente. Le due teorie prese separatamente sono coerenti, ma quando vengono messe insieme le cose non funzionano più. E una delle grandi sfide è cercare di conciliarle.

Altri misteri da indagare?

Dell’universo conosciamo il 4-5 per cento, più del 95 per cento non è ancora stato capito e descritto. Parliamo di energia e di materia oscura, termini-ombrello  sotto cui c’è mettiamo ciò che non conosciamo ancora. Di che cosa sia fatto questo 95 per cento non sappiamo, ci sono  come le particelle dette di tipo “wimp”, ma finché non saranno confermate, vanno viste come mere ipotesi, non importa quanto siano nuemrosi i loro sostenitori.

E dal Cern che cosa dobbiamo aspettarci?

Al Cern, l’Lhc, l’acceleratore di particelle più grande al mondo, sarà ancora attivo per un bel po’. È un lunghissimo anello dove avvengono le collisioni tra particelle, e ci sono punti di osservazione dove gli scienziati del Cern fanno le loro misure. È, in un certo senso, il nostro miscoscopio più potente per guardare nell’invisibile, nel mondo delle particelle. Ma il vero obiettivo di ogni esperimento, in fondo, non è mai trovare ma cercare. Trovare nuove domande è il nostro scopo, più che ottenere risposte. E questo messaggio noto che ha una presa forte sul pubblico. Come se ci fosse una voglia di fisica non edulcorata.

Riusciremo mai ad arrivare, come suggeriscono alcuni, a una Teoria del tutto? Capire finalmente l’universo?

Impossibile. Se qualcuno mi dicesse “ho capito tutto” gli risponderei, bravo, io però vado a fare la prossima misura per sapere che cosa ne viene fuori. Capire tutto è una posizione illogica, tutto cosa?  La scienza non contempla il tutto come fanno filosofi o teologi, il tutto assoluto, noi abbiano un “tutto quello che abbiamo visto finora”, e siamo pronti a rivalutarlo, modificarlo, correggerlo. Perché questo fanno gli scienziati.

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