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Spazio

OSIRIS-Rex, la caccia all’asteroide è partita

Lanciata la sonda della Nasa che incontrerà Bennu, grande sasso spaziale che nei prossimi secoli potrebbe forse colpire la Terra

È stata lanciata con successo nella notte dell’8 settembre la navicella spaziale OSIRIS-Rex (Origins Spectral Interpretation Resource Identification Security Regolith Explorer) che dovrà espletare una missione davvero particolare: entrerà in orbità all’asteroide Bennu (largo quanto cinque campi da calcio) e poi vi si calerà sopra, prelevando un campione di roccia dalla sua superficie (tra i 60 grammi e i due chili) e lo riporterà a Terra, nel 2023, per essere analizzato.

Gli scienziati sperano così di carpire il segreto della nascita del Sistema Solare e della comparsa di vita sul nostro pianeta. Bennu infatti ha la veneranda età di quattro miliardi e mezzo di anni, ed è a tutti gli effetti un residuo del materiale che ha formato i corpi celesti che oggi ruotano intorno al Sole, aggregati di polveri, rocce e materiali organici che hanno concorso a generare l’habitat per la vita quale la conosciamo.

Bennu è stato scelto come cavia per questa missione proprio perché si ritiene sia formato anche da materia organica primitiva, quali aggregati di carbonio e amminoacidi. Analizzando il campione che OSIRIS-Rex restituirà una volta tornata alla base, riusciremo forse a sapere se è stata la caduta di uno di questi asteroidi a “fecondare” il nostro pianeta con molecole organiche, dove poi hanno trovato l’ambiente idoneo per evolversi in forme di vita.

“Prima di far posare la sonda misureremo le dimensioni dell’asteroide e come è distribuita la sua massa” spiega Daniel Scheeres, dell’Università del Colorado di Boulder e a capo del team responsabile delle comunicazioni con la sonda.

“Dobbiamo conoscere in anticipo il suo campo gravitazionale per scegliere il luogo più idoneo dove atterrare per prelevare i campioni di roccia” aggiunge.

Non è la prima volta infatti che una sonda compie questo tipo di missione: nel 1998 la sonda Near non è riuscita ad attraccare sul fianco dell’asteroide Eros, operazione che è invece avvenuta con successo tre anni dopo. E nel 2005 la sonda giapponese Hayabusa (che significa falco) avrebbe dovuto planare sull’asteroide Itokawa per arraffare al volo qualche pezzo di roccia dalla sua superficie. Anche questa manovra non è andata però del tutto come previsto.

Una possibile minaccia per la Terra?

Ma c’è un’altra ragione per cui gli scienziati hanno scelto Bennu come obiettivo della missione. È infatti relativamente vicino e OSIRIS-Rex impiegherà solo un paio d’anni a raggiungerlo.

Scoperto solo nel 1999, Bennu ha un’orbita dove il perielio (il punto di massima vicinanza al Sole) è all’interno della distanza che ci separa dalla nostra stella. Significa che la sua traiettoria può incrociare quella terrestre.

Secondo alcuni calcoli questo potrebbe avvenire nei prossimi 160 anni e sono state stimate alcune date in cui l’asteroide si avvicinerà troppo al nostro pianeta, con il rischio di entrare in collisione.

Se Bennu dovesse colpire la terra, essendo formato prevalentemente da rocce carboniose, non impatterebbe al suolo ma esploderebbe probabilmente a qualche chilometro di altezza.

L’energia sprigionata sarebbe di trentamila megatoni (venti milioni di volte la bomba sganciata su Hiroshima) e si formerebbe un cratere di otto chilometri. Un’intera zona ampia come la Lombardia sarebbe spazzata via dall’onda d’urto.

Statisticamente impatti di questa portata si verificano circa tre volte ogni centomila anni: il nostro pianeta è infatti letteralmente circondato da migliaia di asteroidi come Bennu e in un lontano passato hanno colpito più volte la sua superficie.

Ecco perché tra gli obiettivi della missione c’è anche raccogliere tutte le informazioni possibili sulle caratteristiche di questo corpo, in modo da preparare sin d’ora le adeguate contromisure per un eventuale collisione nei secoli a venire.

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