Origine della vita: ecco le ultime ipotesi

E' arrivata dallo spazio o si e sviluppata spontaneamente sul nostro pianeta? (e su Marte).

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Angelo Piemontese

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Dopo che Curiosity ha appurato che un tempo Marte avrebbe potuto ospitare organismi viventi, si è riacceso il dibattito sull’origine della vita. È comparsa prima sul pianeta rosso o sulla Terra? O simultaneamente? E che cosa o da che cosa si è generata?  C’è stato un “fattore scatenante”, una combinazione fortuita e fortunata di eventi o è un processo naturale che avviene in ogni sistema planetario? Il mondo scientifico (e non solo) si pone queste domande da secoli. Ecco le più recenti scoperte e teorie che vanno ad arricchire la discussione.

Su PLoS Computational Biology dell’11 marzo, scienziati dell’Evolutionary Bioinformatics Laboratory dell’Università dell’Illinois, sostengono che il “big bang” della vita sul nostro pianeta sia avvenuto un miliardo di anni e mezzo fa, quando le proteine hanno cominciato automaticamente a diventare più complesse. Con tecniche di bio-informatica, hanno misurato la “velocità” con cui le proteine si sono evolute da semplici catene di aminoacidi (così come apparvero 3,8 miliardi di anni fa) in strutture tridimensionali che conferiscono a ciascun gruppo proteico una sua peculiare funzione e che possono quindi formare organismi multicellulari.

Ma come si sono originate in principio? Una ricerca pubblicata il 10 marzo su The Astrophysical Journal riprende la teoria che elementi organici siano stati “trasportati” sui pianeti dagli impatti di comete. Si sa da decenni che questi corpi contengono, oltre a ghiaccio, anche basilari molecole organiche, come ammoniaca e idrocarburi. Gli autori dell’articolo vanno oltre, sostenendo che i mattoni fondamentali della vita si sono formati proprio nelle comete. E per provarlo hanno preso un po’ di questi ingredienti e creato un mini nucleo cometario nei laboratori di chimica dell’Università delle Hawaii a Manoa. Portato a -260 gradi per riprodurre le condizioni dello spazio siderale, l’hanno poi bombardato con elettroni per simulare l’effetto dei raggi cosmici. L’esperimento, forse un po’ alla Frankenstein, ha prodotto, confermano a Berkeley (Università della California), nove aminoacidi e due dipeptidi, che sono molecole più complesse, base delle proteine.

A rafforzare la teoria, la scoperta (gennaio di quest’anno) all’osservatorio australiano di Siding Springs, di 2013 A1, una cometa che nell’ottobre del 2014 passerà a soli 30.000 km dalla superficie di Marte. La probabilità di impatto è una su seicento, ma 3,8 miliardi di anni fa, quando la vita è apparsa sulla Terra (e forse anche su Marte) le comete che transitavano nel giovane sistema solare in formazione erano migliaia l’anno.

Dunque la vita arriva dallo spazio? Un team internazionale di fisici ha invece realizzato un modello matematico che spiega come “le prime forme viventi basilari si siano generate dai grezzi elementi non viventi, come ossigeno e idrogeno”, attraverso processi che avvengono in onde energetiche chiamate “solitoni”, spiega Nail Akhmediev dell’Australian National University sull’ultimo numero di Physics Letters A. Alcuni “solitoni” si manifestano negli oceani, nell’atmosfera e persino in certi fiumi.

Che venga dallo spazio o che sia accaduto tutto sulla Terra, una cosa pare fondamentale: la vita quale la conosciamo può esistere nell’universo solo se ci sono le giuste dosi degli elementi chimici primari, carbonio e ossigeno. Questi si formano dalla fusione di atomi di elio nelle reazioni termonucleari che fanno brillare le stelle. Reazioni che sono pilotate dall’energia delle particelle che le regolano, cioè i protoni. Che a loro volta dipendono dall’energia delle particelle subatomiche che di cui sono fatti, cioè i quark. Come dimostrato dai ricercatori della North Carolina State University sul numero di marzo del Physical Review Letters, una variazione di solo il 2% della massa dei quark, altererebbe l’energia nelle fusioni nucleari nelle stelle, che come conseguenza produrrebbero troppo poco ossigeno e carbonio. E la vita, che è basata proprio sulla chimica del carbonio, non potrebbe esistere.

Questi atomi fondamentali e le loro combinazioni molecolari non si trovano solo nel nostro Sistema Solare: acqua e anidride carbonica sono stati osservati nell’atmosfera di HR 8799c , un esopianeta oltre 2.000 volte la massa della Terra a 130 anni luce nella costellazione di Pegaso, come riportato nel numero del 14 marzo di Science. E sempre il 14 marzo, ma su Nature, gli astronomi annunciano la scoperta , grazie al sistema di radiotelescopi ALMA in Cile, della presenza di acqua in una galassia distante 12 miliardi di anni luce, di fatto l'osservazione di acqua più lontana nel cosmo finora effettuata.

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