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Spazio

Mercurio davanti al Sole: come vedere il fenomeno astronomico dell’anno

Il pianeta passerà di fronte alla nostra stella e la sua ombra sarà visibile. Succede poche volte in un secolo. Segui in diretta sul nostro sito

Lunedì 9 maggio Sole e Mercurio si incontreranno in cielo offrendoci uno spettacolo che è possibile osservare solo poche volte in un secolo. Il piccolo pianeta (ha un diametro circa un terso di quello terrestre) transiterà davanti alla nostra stella, proiettando la sua ombra sulla superficie solare.

È un avvenimento che accade in media ogni 14 anni (con delle eccezioni) e può capitare solo in maggio e in novembre “perché questi sono i due periodi nei quali il piano delle orbite della Terra e di Mercurio si intersecano e quindi si può avere un allineamento tra Sole, Mercurio e Terra in quest’ordine, cioè si trovano tutti sulla stessa linea visuale” spiega a Panorama.it Marco Bonelli, Professore ordinario di astrofisica all’Università Statale di Milano.

Un’occasione unica per osservare Mercurio

“È un’occasione per osservare mercurio che è un pianeta più facile da vedere in controluce che direttamente, perché la sua orbita è interna a quella della terra e quindi lo vediamo quando è alla massima elongazione, cioè alla massima distanza angolare dal Sole, ma è sempre comunque investito dalle luci dell’alba e del tramonto: in questo caso vedremo una piccola pallina nera che andrà a schermare una parte della superficie solare”.

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Il fenomeno sarà visibile da tutta Italia e inizierà alle 13.12, quando il pianeta comincerà a sovrapporsi al bordo del Sole. Anche se Mercurio si muove lungo la sua orbita con un’elevata velocità (circa cinquanta chilometri al secondo) impiegherà in tutto sette ore e mezza per transitare davanti al Sole: alle 16.57 si troverà nel mezzo della sua superficie e il fenomeno si concluderà alle 20.42, quindi il sole tramonterà prima che il mini eclisse abbia termine.

Come vedere il fenomeno, anche in streaming su Panorama.it

Dalla Terra la piccola macchia nera che si staglierà sul Sole apparirà molto piccola, circa un centosessantesimo le dimensioni del disco solare (cioè meno del quattro per cento della superficie della nostra stella) e quindi non sarà visibile ad occhio nudo, ma solo con telescopi o con un piccolo binocolo, dotati degli opportuni filtri per attenuare la luce del sole e non causare danni alla retina.

“Chi osserva potrebbe essere tratto in inganno dalle macchie solari (zone della superficie del sole dove la temperatura è più bassa: 3000 gradi contro 5800 dalla superficie) che sono molto più grandi del disco che il pianeta crea in controluce e si possono vedere, come è accaduto un paio di settimane fa, anche a occhio nudo”. Spiega il professor Bonelli.

Come distinguere i due fenomeni? “Le macchie viste con un telescopio presentano una zona interna completamente nera e una intermedia grigia mentre il dischetto di mercurio sarà un punto molto netto, come un chiodo piantato, e si sposterà molto più velocemente di quanto farebbero le macchie a causa della rotazione del sole.”

Ma se non avete l’attrezzatura idonea potrete seguire comunque l’evento su smartphone, tablet o pc semplicemente collegandovi al nostro sito: il transito sarà trasmesso in diretta streaming grazie ai telescopi dell’Osservatorio Slooh alle Canarie che saranno puntati sul Sole per tutto il periodo del fenomeno.

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La storia dei transiti di Mercurio e Venere

Dato che il fenomeno non è visibile a occhio nudo le osservazioni sono cominciate solo dopo l’avvento del telescopio, vale a dire a partire dalla fine del XVII secolo.

“I transiti di Mercurio e Venere, che è l’altro pianeta di cui si può vedere lo stesso fenomeno perché come mercurio la sua orbita ha un raggio minore di quella terrestre, furono utilizzati per misurare la distanza della Terra dal Sole con un metodo geometrico molto ingegnoso elaborato da Edmund Halley, ma che non ebbe l’occasione di sperimentarlo durante la sua vita” racconta Bersanelli.

“Solo nel 1761 con il transito di Venere fu effettuata per la prima volta la misura secondo le istruzioni che Halley aveva lasciato ad opera di astronomi inglesi e francesi in maniera congiunta, anche se a quel tempo le loro nazioni non erano in buoni rapporti.

Ci fu bisogno di una spedizione a Tahiti perché il transito deve essere osservato in due posti della terra molto lontani tra loro (l’altra osservazione fu fatta in Europa). Sfruttando la distanza dei due punti d’osservazione e con dei calcoli trigonometrici non proprio banali si ottenne la misura della distanza Terra-Sole con un’ottima precisione: 153 milioni di chilometri, cioè con uno scarto del 3% su quella effettiva che oggi conosciamo in dettaglio (che è di circa 149 milioni di chilometri)”.

“Da allora fino all’inizio del novecento il transito di Venere e Mercurio è stato l’unico metodo veramente efficace per calcolare la distanza tra noi e il Sole, che è poi diventata l’unità di misura fondamentale per misurare le distanze stellari”.

Oggi l’osservazione del transito non ha particolari scopi scientifici, ma “è diventato però il metodo principe per individuare pianeti che ruotano attorno ad altre stelle: ha ispirato infatti il modo per scoprire l’esistenza dei pianeti extrasolari misurando la piccolissima diminuzione di luminosità della stella dovuta alla mini eclisse del pianeta che le transita davanti”.

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