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Spazio

La vita sulla Terra? Merito delle “sfuriate” del Sole

Secondo uno studio Nasa le prime molecole organiche si sarebbero formate grazie all’effetto delle tempeste solari sull’atmosfera terrestre

Siamo figli del Sole. Sarebbe stata infatti l’azione di super-tempeste solari a far scoccare la scintilla che ha dato origine alla vita sul nostro pianeta.

Lo affermano scienziati del Goddard Space Flight Center della Nasa in un articolo comparso oggi su Nature Geoscience. Secondo gli autori infatti questi fenomeni altamente energetici (oggi sono rari ma quando accadono possono mandare in tilt satelliti e reti elettriche) avrebbero modificato l’atmosfera della Terra primordiale, consentendo la formazione di molecole che sono alla base degli amminoacidi, i mattoni dei composti organici.

L’ultima ipotesi sull’origine della vita si basa sul “temperamento inquieto” della nostra stella, che avrebbe fornito al nostro pianeta gli ingredienti e il clima ideale per il proliferare della vita.

Come? Grazie al continuo bombardamento di particelle super energetiche sull’atmosfera terrestre. Il giovane Sole, anche se era circa un terzo meno luminoso di oggi, è stato un astro piuttosto irrequieto, freneticamente attivo nella emissione di brillamenti, i lunghi getti di gas incandescente che eruttano dalla superfice stellare e si protendono per milioni di chilometri nello spazio: sono quelli che generano lo spettacolare fenomeno delle aurore boreali ed australi, perché inondano di particelle ad alta energia gli strati più esterni dell’atmosfera, rendendola luminescente.

Oggi accadono con frequenza irregolare (a volte ce ne possono essere molti nello stesso giorno oppure si diradano a cadenza settimanale) ma secondo gli astrofisici qualche miliardo di anni fa, quando il nostro pianeta era ancora agli albori, il Sole sarebbe stato particolarmente turbolento, generando tempeste molto violente che colpivano la Terra diverse volte al giorno.

Come lo sanno? Hanno eseguito osservazioni telescopiche su stelle simili al Sole nelle prime fasi della loro esistenza, costatando che dalla loro superficie si propagano quotidianamente lunghe protuberanze con emissione di massicci getti di particelle.

Eseguendo simulazioni numeriche gli astrofisici hanno riprodotto le interazione tra le super tempeste solari e la Terra: è emerso che i brillamenti hanno distorto il campo magnetico terrestre, creando in esso due larghe aperture in corrispondenza dei poli, attraverso le quali le particelle ad alta energia emesse dal Sole sono penetrate nell’atmosfera, non più schermata e protetta.

Questo avrebbe fornito l’energia necessaria per spezzare i legami delle molecole di azoto, elemento essenziale per formare composti organici, ma presente nell’atmosfera della Terra primordiale solo in forma molecolare (N2).

Gli atomi di azoto, una volta liberi dal reciproco legame molecolare e sempre grazie all’interazione con le particelle solari, si sarebbero poi legati con altri elementi. Con l’ossigeno per formare protossido d’azoto (N2O) e con il carbonio generando acido cianidrico (HCN): il primo è un potente gas serra e avrebbe influito a riscaldare il clima terrestre fino alla temperatura che consente all’acqua di mantenersi allo stato liquido, condizione essenziale per lo sviluppo della vita.

L’acido cianidrico invece costituisce una delle basi degli amminoacidi, dai quali si formano poi composti organici più complessi quali le catene di proteine che a loro volta generano le primordiali forme di vita.

Quindi, secondo questa ipotesi, la vita non è arrivata sulla Terra trasportata da corpi celesti come le comete, come sostengono molte accreditate teorie, ma sarebbe autoctona. Questione di chimica, dunque, e di fisica.

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