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Salute

Zika: italiana la scoperta di come si trasmette al feto

Che fine ha fatto il virus che ha terrorizzato il mondo tra il 2015 e il 2016? Oggi lo conosciamo un po' meglio, ma fa ancora paura

E' merito di un gruppo di ricerca dell'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, guidato da Elisa Vicenzi capo dell’Unità Patogeni Virali e Biosicurezza, e Paola Panina, del Laboratorio di Scienze Riproduttive, se oggi conosciamo la porta di accesso del virus Zika al feto. Quello che già sapevamo è che il virus, trasmesso dalla zanzara del genere Aedes, endemica di alcune zone del Sud America, oppure per trasfusione o per via sessuale, può provocare microcefalia e altre malformazioni di tipo neurologico nei figli di donne che lo hanno contratto in gravidanza. Lo studio del San Raffaele, da poco pubblicato sulla rivista del gruppo Nature, Scientific Reports, ha dimostrato che ad essere particolarmente vulnerabili all'infezione sarebbero le cellule che rivestono l'interno delle pareti dell'utero, lo stroma endometriale.

Utero vulnerabile
In particolare sotto l'influenza del progesterone, ormone che regola il ciclo mestruale a partire dal 15° giorno, la loro suscettibilità aumenta. Quando comincia la gravidanza, queste cellule contribuiscono alla formazione della placenta, quindi rappresentano un passaggio intermedio attraversato dal virus Zika per raggiungere il feto. Lo studio dimostra in pratica "una particolare vulnerabilità del tratto genitale femminile all'infezione da virus Zika", spiega Vicenzi, "e apre la strada a future ricerche sul potenziale ruolo degli ormoni femminili nel favorire l'infezione". "Sarà importante verificare", aggiunge Panina, "se, oltre alle cellule stromali, anche le cellule epiteliali e le cellule del sistema immunitario presenti nel tessuto endometriale possano rappresentare un bersaglio del virus, e quindi contribuire alla diffusione dell’infezione al feto e/o al partner sessuale".

Il virus non si ferma
Nonostante se ne parli ormai poco, il virus continua a diffondersi, non solo in Brasile, dove ha provocato un brusco aumento dei casi di micrcocefalia tra i neonati e di sindrome di Guillain-Barré, una malattia neurologica che potrebbe portare alla paralisi e alla morte. La malattia è diffusa nelle Americhe, dal Messico alla Bolivia e al Paraguay, in diversi paesi del Sud-Est asiatico, marcatamente Thailandia, Filippine, Vietnam, ma anche Laos, Cambogia, Indonesia e Papua Nuova Guinea, e si registrano casi anche negli arcipelaghi del Pacifico. Infine non risparmia alcune zone dell'Africa, dove è presente in Angola, Camerun, Gabon, Senegal.

In un mondo globalizzato le malattie trasmissibili, come abbiamo imparato dalle pandemie del passato, non ci mettono molto a spostarsi da una zona all'altra del pianeta. Quindi se anche le zanzare Aedes, principali vettori del virus, da noi in Europa non ci sono, il virus può arrivare lo stesso, attraverso un suo portatore umano, e infatti si sono registrati casi isolati nel nostro continente. Il problema vero sono le complicazioni dell'infezione, e i danni alla salute che esse provocano. Molto resta da scoprire sui meccanismi dei danni neurologici ai quali i più piccoli sarebbero esposti. I sintomi riscontrati fino a 4 settimane dalla nascita nei neonati esposti al virus in utero, che insieme vanno sotto il nome di sindrome congenita da Zika, includono movimenti involontari, convulsioni, irritabilità, disfunzione del tronco cerebrale, problemi di deglutizione, contratture degli arti, anomalie dell'udito e della vista e anomalie cerebrali.

Conseguenze a lungo termine
Ma non è detto che tutti i bambini sviluppino i sintomi e i disturbi da cui dipendono immediatamente dopo la nascita. Per questo c'è la necessità di monitorarne la crescita per osservare l'eventuale comparsa di nuovi sintomi. Purtroppo tra le zone più colpite ve ne sono alcune tra le più povere del mondo, dove i controlli sanitari e l'assistenza alle madri lasciano molto a desiderare. Per le donne in gravidanza resta la raccomandazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità di non viaggiare nelle zone maggiormente colpite dal virus, in pratica tutte quelle che abbiamo elencato un paio di paragrafi fa. Per gli altri non ci sono restrizioni ai viaggi, ma chi si recasse nelle zone dove è attivo il vettore è invitato a mantenere alta l'attenzione non solo su Zika, ma anche sulle altre "malattie trasmesse dalle zanzare come la chikungunya, il dengue e la febbre gialla, e a consultare le autorità sanitarie o di viaggio locali, se hanno delle preoccupazioni". Intanto continua la corsa per mettere a punto un vaccino che vede molte case farmaceutiche in gara per trovare una soluzione in tempi da record, c'è chi dice addirittura entro la fine del 2018.

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