Yoga e meditazione per rallentare la demenza

Uno studio dimostra che bastano due ore a settimana di meditazione e yoga praticati in funzione antistress per migliorare alcune funzionalità cerebrali e ridurre l'atrofia dell'ippocampo

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Marta Buonadonna

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Circa la metà delle persone affette da deterioramento cognitivo lieve, uno stadio intermedio tra il normale declino dovuto all'età e una forma di alterazione più seria, rischiano di sviluppare una forma di demenza nel giro di cinque anni. E sfortunatamente al momento non ci sono cure che possano rallentare la progressione di queste malattie. "Sappiamo però", piega Rebecca Erwin Wells, prima autrice di un recente studio pilota, "che c'è una forte correlazione tra lo stress percepito e la malattia di Alzheimer, per questo volevamo capire se riducendo lo stress con la meditazione è possibile migliorare la riserva cognitiva", cioè la capacità del cervello di resistere ai danni cerebrali.

Tenere a bada lo stress meditando ha il potere di modificare il cervello in modi che però non sono ancora del tutto noti. Quali benefici possono derivare da questi cambiamenti resta da charire. Lo studio condotto da un team del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, e pubblicato su Neuroscience Letters,  ha dimostrato che la meditazione che riduce lo stress può forse contribuire a rallentare la progressione di disturbi cognitivi legati all'invecchiamento come l'Alzheimer e altre forme di demenza.

Un gruppo di adulti tra i 55 e i 90 anni, tra cui 14 persone con una diagnosi di deterioramento cognitivo lieve, è stato randomizzato (diviso in modo casuale) in due sottogruppi. Uno ha partecipato al "Metodo per la riduzione dello stress basato sulla consapevolezza", usando tecniche come la meditazione e lo yoga per due ore a settimana nel corso di 8 settimane. I partecipanti erano invitati a proseguire la pratica anche a casa per 15-30 minuti al giorno. Nel frattempo il gruppo di controllo ha ricevuto le cure di routine.

Grazie alla risonanza magnetica funzionale, eseguita prima dell'inizio dello studio e alla fine, è stato possibile osservare sia il cosiddetto "default mode network", sistema cerebrale coinvolto nel ricordo di eventi passati e nell'immaginazione del futuro, e l'ippocampo, coinvolto nelle emozioni, nell'apprendimento e nella memoria. Si sa che nelle persone affette da demenza l'ippocampo è colpito da atrofia, ma è anche noto che coloro che praticano la meditazione hanno una maggiore concentrazione di materia grigia nell'ippocampo.

Quello che è emerso dal confronto tra prima e dopo l'intervento è che chi aveva svolto il programma di meditazione e yoga per ridurre lo stress presentava una migliore connettività funzionale nelle aree del default mode network. Inoltre nonostante entrambi i gruppi presentassero, come ci si aspettava, una certa atrofia dell'ippocampo, in coloro che avevano fatto meditazione questa era meno pronunciata.

Pur trattandosi di uno studio piccolo che necessita di ulteriori approfondimenti, anche i risultati dei test di memoria svolti sui partecipanti fanno dire a Wells e colleghi che "la maggior parte dei dati suggeriscono una tendenza verso il miglioramento delle funzioni cognitive e del benessere". Ridurre l'atrofia dell'ippocampo e migliorare la connettività funzionale nelle aree del cervello più colpite dalla malattia di Alzheimer rappresentano due risultati notevoli, ottenibili con un intervento relativamente semplice e che presenta ben poche controindicazioni.

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